Naspi: l’indennità di disoccupazione è valida per la pensione?

Durante la disoccupazione - purché sia stata riconosciuta la Naspi - l’INPS versa i contributi figurativi in favore del disoccupato. Questi sono validi ai fini previdenziali, ma con alcune eccezioni.

Naspi: l'indennità di disoccupazione è valida per la pensione?

La Naspi - l’indennità riconosciuta ai disoccupati - ha valore anche ai fini pensionistici. Questo perché il periodo di disoccupazione indennizzato con la Naspi è coperto da contribuzione figurativa.

Quindi mentre per il lavoratore dipendente è il datore di lavoro a versare i contributi previdenziali, per il disoccupato al quale viene riconosciuta la Naspi è l’INPS ad accreditare i contributi.

Tuttavia mentre nel primo caso si parla di contribuzione effettiva perché versata dal datore di lavoro (o dallo stesso lavoratore se autonomo) e fa riferimento ad un periodo di lavoro effettivo, nel secondo caso l’INPS accredita quelli che si definiscono contributi figurativi.

Nel dettaglio sono contributi figurativi quelli riconosciuti al lavoratore - ma senza alcun onere a suo carico - per i periodi durante i quali non ha prestato attività lavorativa ma, ad esempio, ha comunque percepito un’indennità a carico dell’INPS (come per il congedo di maternità o appunto l’indennità di disoccupazione).

Per questo motivo la Naspi contribuisce alla maturazione dei requisiti necessari per il pensionamento.

Tuttavia ci sono da fare alcuni chiarimenti: ci sono strumenti, infatti, che pretendono che tra i contributi versati dal lavoratore ci sia un minimo di contribuzione effettiva. Inoltre ce ne sono altri, come ad esempio l’Opzione Donna, dove la contribuzione figurativa non viene proprio presa in considerazione.

La Naspi quindi è valida ai fini pensionistici, ma con alcune eccezioni che approfondiremo di seguito. Prima però vediamo come si calcola la contribuzione figurativa per i periodi coperti da Naspi.

Contribuzione figurativa per la Naspi

Per i periodi coperti dall’indennità di disoccupazione Naspi, i contributi figurativi si calcolano dividendo la retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi 4 anni per il numero di settimane coperte da contributi, per poi moltiplicarla per il coefficiente 4,33.

Il limite di retribuzione sulla quale versare i contributi figurativi è pari a 1,4 volte l’importo mensile della Naspi per l’anno in corso (1.314€), ovvero a 1.840,02€.

Prima di andare avanti c’è un’importante precisazione da fare: per le pensioni calcolate con metodo retributivo qualora ci si renda conto che le retribuzioni relative ai periodi coperti da contribuzione figurativa Naspi siano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile (calcolata senza di essi) allora questi saranno neutralizzati.

Questo invece non vale per il metodo contributivo, per il quale i contributi figurativi vengono accreditati in ogni caso aumentando il montante contributivo del lavoratore.

Naspi e pensione anticipata

Come noto la pensione anticipata è quello strumento con cui per il riconoscimento dell’assegno previdenziale basta aver maturato 42 anni e 10 mesi di contributi (per gli uomini) e 41 anni e 10 mesi per le donne. Questi requisiti però saranno incrementati di 5 mesi a partire dal 1° gennaio 2019.

Tuttavia, per accedere alla pensione anticipata è necessario che nel monte contributivo ci siano almeno 35 anni di contribuzione effettiva. Inoltre, per coloro che non hanno un’anzianità contributiva precedente al 1993 non si possono superare 5 anni di contribuzione figurativa.

Quanto appena detto vale anche per la pensione anticipata alla quale possono accedere i lavoratori precoci, ovvero quella per cui sono sufficienti 41 anni di contributi per essere collocati in quiescenza.

Quando i contributi figurativi non hanno valore?

I contributi figurativi, invece, perdono completamente di valore per alcuni strumenti per il pensionamento anticipato, come ad esempio per l’Opzione Donna. Questa misura consente alle lavoratrici di andare in pensione all’età di 57 anni purché abbiano maturato 35 anni di contributi - purché effettivi - e accettino che il loro assegno venga calcolato interamente con il metodo contributivo.

Questi inoltre non sono validi ai fini della pensione di vecchiaia contributiva - alla quale si accede una volta compiuti i 70 anni e 7 mesi (71 dal 2019) e maturati 5 anni di contributi effettivi - e per la pensione anticipata contributiva (63 anni e 7 mesi di età con 20 di contributi effettivi).

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