Myanmar, domenica di sangue: 18 morti fra i manifestanti

Mario D’Angelo

28/02/2021

10/03/2021 - 09:38

condividi
Facebook
twitter whatsapp

In Myanmar le proteste contro il colpo di Stato vengono soppresse nel sangue. 18 le vittime soltanto oggi.

Myanmar, domenica di sangue: 18 morti fra i manifestanti

Domenica di sangue in Myanmar dopo che i militari hanno aperto il fuoco sui manifestanti che protestano contro il colpo di Stato. La giornata di oggi, 28 febbraio, è stata la più sanguinosa, con almeno 18 morti. Lo hanno comunicato le Nazioni Unite.

Myanmar, 18 morti durante le proteste

Per tutta la giornata, in diversi luoghi del Paese, le forze di polizia e militari hanno affrontato dimostrazioni pacifiche, usando forza letale e non letale che - secondo informazioni accreditate ricevute dall’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani - hanno provocato la morte di 18 persone e oltre 30 feriti”, ha fatto sapere l’organizzazione.

La polizia, ha fatto sapere l’ONU, ha sparato sui manifestanti nella città di Dawei, uccidendo tre persone e ferendone diverse, ha fatto sapere il politico birmano Kyaw Min Htike. Il fuoco è stato aperto anche sulla dimostrazione della città di Yangon, dove è stata uccisa una donna. Proiettili, lacrimogeni e granate stordenti sono stati sparati anche nelle città di Mandalay, Myeik, Bago e Pokokku.

Condanniamo con forza l’escalation di violenza contro le proteste in Myanmar e chiediamo ai militari di interrompere immediatamente l’uso della forza contro le manifestazioni pacifiche”, ha detto la portavoce dell’ufficio ONU per i diritti umani, Ravina Shamdasani.

Myanmar, arresti di massa e uccisioni: cosa sta succedendo

Un golpe militare ha preso il potere in Myanmar l’1 febbraio scorso. All’ondata di proteste della cittadinanza, le nuove autorità hanno risposto con violenza e con arresti di massa, in particolare ai danni di studenti e insegnanti.

Secondo una fonte dell’agenzia di stampa Reuters, i poliziotti avrebbero fatto irruzione nella protesta di Yangon e avrebbe cominciato a lanciare granate stordenti senza alcun preavviso.

La polizia si è avvicinata con le armi spianate. Non pensavamo che avrebbero sparato per davvero”, ha detto Ye Swan Htet, cugino di un 23enne che ha perso la vita.

“Il Myanmar è un campo di battaglia”, ha detto il primo cardinale cattolico del Paese, Charles Maung Bo, su Twitter.

Oggi, la protesta è stata diffusa in tutto il Paese. La polizia sta arrestando, pestando e anche sparando alle persone. In lacrime, la suora Ann Nu Thawg prega la polizia di smettere di arrestare i manifestanti. Circa 100 manifestanti sono riusciti a scappare dalla polizia grazie a lei”, ha scritto il cardinale sul social.

Stati Uniti: cuore spezzato

L’ambasciata USA in Myanmar ha twittato: “Abbiamo il cuore spezzato nel vedere la perdita di così tante vite in Myanmar. Le persone non dovrebbero affrontare la violenza per aver espresso dissenso contro il colpo di stato militare. Prendere di mira i civili è abominevole

Secondo l’ambasciata, gli arresti sarebbero oltre 200.

Argomenti

# Golpe
# Asia

Iscriviti alla newsletter

Money Stories