Mps, il rischio è politico: se Renzi cade a novembre sarà bail-in?

Mps e i rischi legati al referendum costituzionale di novembre. Tutti i dubbi degli investitori su aumento di capitale e cartolarizzazione Npl.

Mps e i rischi legati al referendum di novembre - Mps prova a rialzare la testa a Piazza Affari dopo la disastrosa seduta di ieri, chiusa a -16,1%. Il titolo di Rocca Salimbeni guadagna oltre il 2% (a quota 0,26 euro per azione) in una giornata che vede il listino milanese attualmente a +0,46%, con un timido recupero del comparto bancario.

Archiviati i disastrosi (quanto prevedibili) risultati degli stress test BCE, per l’istituto senese è tempo di recuperare la fiducia degli investitori, attuando il piano di salvataggio benedetto dall’Eurotower proprio venerdì 29 luglio, a poche ore dalla pubblicazione della pagella EBA.

Mps: dubbi su aumento di capitale e piano cartolarizzazione Npl

Il progetto però non ha ancora convinto il mercato: dubbi che pesano come macigni sul futuro di Mps, esposta più che mai alla speculazione finanziaria. I timori più forti riguardano l’aumento di capitale da 5 miliardi, il quale dovrebbe essere varato dal cda senese a metà novembre per poi terminare a inizio dicembre.

E l’entità dell’operazione rende molto concreto il rischio di una forte diluizione. Il consorzio di collocamento per garantire la ricapitalizzazione sarà composto da 8 banche internazionali, capitanate da Jp Morgan e Mediobanca: ma nemmeno questo sembra sciogliere i dubbi degli investitori.

Per quanto riguarda la cartolarizzazione di 9,2 miliardi di Non performing loans, il piano Mps prevede la seguente ripartizione:

  • tranche junior da 1,6 miliardi (la più rischiosa) da assegnare ai soci;
  • tranche mezzanina da 1,6 miliardi, coperta da Atlante (ma alcuni investitori si attendevano un intervento del fondo anche su quella junior);
  • tranche senior (garantita) da 6 miliardi di euro, per la quale è prevista l’attivazione della garanzia pubblica GACS.

Mps: il peso del referendum costituzionale

A pesare per Rocca Salimbeni sono soprattutto fattori politici. A novembre avrà luogo il referendum costituzionale, al quale il premier Renzi ha legato la prosecuzione della propria esperienza di governo.

L’eventuale vittoria del No - considerata una sciagura dagli investitori internazionali, che ripongono la propria fiducia nell’attuale esecutivo - avrebbe dunque l’effetto di sgretolare il pool di istituti internazionali che si sono impegnati a garantire l’aumento di capitale.

Mps e lo spettro del bail-in

A quel punto sarebbe necessario un intervento pubblico, con lo spettro del bail-in. La garanzia GACS rappresenta infatti una deroga alle regole sul bail-in: la direttiva BRRD la consente in casi eccezionali, purché la banca in questione sia solvibile.

Mps è solvibile fino al 31 dicembre 2016: dunque, un eventuale intervento pubblico successivo a questa scadenza, renderebbe inevitabile il coinvolgimento di tutti nel salvataggio della banca, compresi i correntisti con depositi superiori ai 100mila euro.

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