Mps adesso vale 500 mln. Per FMI l’Italia deve fare di più sui crediti deteriorati

Mps: nuovo minimo storico per il titolo, che scivola a 0,16 euro. Banche italiane ancora nel mirino del FMI, che invita il governo a fare di più sul fronte crediti deteriorati.

Mps adesso vale poco più di 500 milioni. Non accenna ad arrestarsi il crollo del titolo del Monte dei Paschi di Siena, che ieri ha chiuso a 0,17 euro cedendo il 3,9% mentre al momento perde il 2,9%, a quota 0,16 centesimi.

L’altro ieri la Consob ha esteso fino al 5 gennaio 2017 il divieto di short selling includendo anche

“i diritti di opzione, le obbligazioni convertibili e altri strumenti finanziari che danno diritto a ricevere azioni BMPS di nuova emissione”.

A Rocca Salimbeni l’aria si fa sempre più tesa. Il titolo ha perso circa il 90% da inizio anno e parecchie nubi incombono sull’operazione di salvataggio architettata da Jp Morgan.

Mps: per Serra aumento da 5 mld è eccessivo

Davide Serra, fondatore di Algebris, in un’intervista a Class Cnbc ha criticato i diktat imposti dalla Banca Centrale Europea all’istituto senese. Secondo il finanziere la richiesta di 5 miliardi di aumento di capitale per Mps è eccessiva (“ne basterebbero 3”). Serra poi aggiunge che l’unica ricetta

“è la conversione di 2 miliardi di ibridi, con la copertura di 1,5 miliardi da parte dello Stato tramite un prestito subordinato al 6-7%”.

Anche Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, punta il dito contro l’Europa e in particolare contro la Vigilanza unica. Secondo il numero uno di Assobancaria

“Le banche sono indebolite dalla crisi in tutta Europa, mentre la sperimentazione biennale della Vigilanza unica non ha finora rappresentato una svolta per la ripresa, ma ha appesantito le misure che da prudenziali si sono spesso trasformate paradossalmente in fattori di ulteriore indebolimento”.

Crediti deteriorati: per FMI l’Italia deve fare di più

Intanto dal Fondo Monetario Internazionale arriva un nuovo monito per il governo italiano. Secondo l’FMI gli sforzi messi in campo dall’esecutivo in materia di crediti deteriorati potrebbero non bastare per mettere in sicurezza il sistema bancario nazionale.

Il Fondo sollecita una valutazione della qualità dei bilanci degli istituti di credito minori, sulle quali non è puntata la lente d’ingrandimento della BCE. Più cauto, invece, il giudizio su Deutsche Bank, la quale non avrebbe bisogno di un piano di salvataggio, stando al parere espresso dal FMI. Almeno per ora.

Secondo Peter Dattels, vicedirettore dei mercati monetari e di capitale del FMI, la Deutsche è

“una di quelle banche che devono continuare un aggiustamento per convincere gli investitori che il suo modello di business è sostenibile e che ha affrontato i rischi operativi generati dalle vicende giudiziarie”.

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