Mozione di sfiducia, comporta l’obbligo di dimissioni?

Cos’è la mozione di sfiducia? Comporta l’obbligo di dimissioni? Facciamo il punto della situazione.

Mozione di sfiducia, comporta l'obbligo di dimissioni?

Cos’è la mozione di sfiducia? Comporta sempre le dimissioni del Ministro?

La mozione di sfiducia è una deliberazione del Parlamento con la quale viene revocata la fiducia al Governo o ad un singolo Ministro, il quale sarà costretto a dare le dimissioni.

Questo può avvenire quando il Consiglio dei Ministri, o uno dei suoi componenti, commette atti e fatti contrari al principi costituzionali oppure se viene meno la maggioranza politica che ne ha determinato la formazione.

In questo articolo spiegheremo cos’è la mozione di sfiducia, quale iter segue e cosa succede quando viene rivolta ad un singolo Ministro.

Mozione di sfiducia: cos’è e come funziona

Per “mozione di sfiducia” si intende l’atto con cui il potere legislativo recava la fiducia al Governo, al singolo Ministro o alla Giunta Regionale/Presidente della Regione.

Questo istituto è disciplinato dall’articolo 94 della Carta costituzionale, il quale stabilisce che:

  • il Governo deve ottenere la fiducia delle Camere per poter dare inizio al mandato;
  • entrambe le Camere possono revocare la fiducia con una specifica mozione di sfiducia, firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera.

Dopo almeno 3 giorni dalla sua presentazione, la mozione di sfiducia viene votata con voto nominale. Se la votazione è positiva, il Governo è tenuto a dimettersi.

Accanto alla mozione di sfiducia del Parlamento, c’è anche quella proposta dal Consiglio Regionale nei confronti della Giunta Regionale o del Presidente della Regione. In tal caso, la sfiducia deve essere sottoscritta da almeno un quinto dei componenti e poi votata a maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio.

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Sfiducia del singolo Ministro: come funziona ed obbligo di dimissioni

Ad oggi, il Parlamento può anche procedere alla mozione di sfiducia individuale del singolo Ministro, cosa che, inizialmente non era una prassi contemplata. La sfiducia individuale, esattamente come quella del Governo, interviene quando il vincolo fiduciario tar i poteri viene meno, quindi, tanto per fare un esempio, quando un Ministro rilascia delle dichiarazioni contrarie allo spirito democratico, o commette fatti incompatibili con le proprie funzioni istituzionali.

La possibilità di ricorrere alla mozione di sfiducia del singolo Ministro è stata introdotta nel 1986, in seguito al caso Andreotti (l’allora Ministro degli Esteri) ed è disciplinata dall’articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati.

Qui si prevede che le sfiducia individuale segue le stesse regole della mozione di sfiducia ordinaria, ovvero:

  • deve essere motivata e votata per appello nominale e sottoscritta da almeno un decimo dei componenti della Camera;
  • la discussione della mozione non può avvenire prima di 3 gironi dalla sua presentazione;
  • la votazione avviene per appello nominale.

A questo punto la vera domanda è: dopo la sfiducia, il Ministro deve dimettersi? Al quesito diamo risposta affermativa, così come sancito dalla Corte Costituzionale nella sentenza numero 7 del 1996. Precisamente, i giudici della Corte si esprimono così:

“Gli effetti derivanti dalla approvazione di una mozione siffatta sono esterni al Senato: in primis, l’obbligo del titolare dell’organo colpito da sfiducia di dimettersi. Qualora questo obbligo non sia rispettato, il Presidente della Repubblica può nominare il nuovo titolare dell’ufficio, con sostituzione del titolare sfiduciato.”

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Argomenti:

Costituzione

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