I motivi del crollo della funivia Stresa-Mottarone

Giorgia Bonamoneta

26/05/2021

26/05/2021 - 11:21

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Cosa è accaduto alla funivia della linea Stresa-Alpino-Mottarone? Tre persone arrestate: nonostante la rottura del cavo, il freno d’emergenza avrebbe potuto evitare l’impatto. Ma questo non si è attivato in quanto manomesso qualche giorno prima.

I motivi del crollo della funivia Stresa-Mottarone

Cominciano a essere chiari i motivi che hanno portato allo schianto della cabina della funivia che collega Stresa al Mottarone. Nella notte, infatti, sono state arrestate tre persone, le quali hanno confessato le loro colpe.

Gli arrestati sono:

  • Luigi Nerini, titolare dell’impresa che gestisce la funivia;
  • Enrico Perocchio, direttore dell’esercizio;
  • Gabriele Tadini, capo servizio.

Non sembrano esserci dubbi sulla loro colpevolezza visto che lo stesso comandante provinciale dei Carabinieri di Verbania ha confermato che questi hanno ammesso di aver manomesso i freni dell’impianto, impedendo alla cabina di evitare lo schianto. Schianto che, ricordiamo, ha portato alla morte di 14 persone, più un bambino che è ancora in gravi condizioni.

Per loro al reato di omicidio colposo si aggiunge anche l’articolo 437 del Codice Penale, il quale punisce con una condanna fino a 10 anni la rimozione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, aggravate qualora da una tale decisione - come purtroppo è stato - si verifica un disastro.

I motivi del crollo: cavo spezzato e freno d’emergenza disattivato

Dell’incidente della Funivia Stresa-Alpino-Mottarone si parlerà a lungo. Come è potuto succedere? La funivia aveva riaperto il giorno prima, sabato 22 maggio, in vista della nuova stagione turistica. Ma neanche 24 ore dopo (l’incidente è avvenuto a mezzogiorno e mezzo circa) un cavo traente, ovvero quello al quale sono vincolati i veicoli, si è spezzato.

Durante le indagini è stato accertato il non funzionamento dei freni, a causa di un “forchettone” che era stato inserito. Inizialmente si pensava ad una dimenticanza, ma nella serata di ieri la svolta: è stato un gesto voluto. Il forchettone, infatti, è stato inserito per aggirare un’anomalia ai freni che durava da un mese e mezzo che quindi avrebbe impedito la riapertura dell’impianto. Una scelta scellerata, pagata con la vita di 14 persone.

Tuttavia, chi ha preso questa decisione sembra aver pensato: quante probabilità ci sono di rottura di un cavo? A quanto pare abbastanza da potersi verificare appena un giorno dopo dalla riapertura dell’impianto. Il freno di emergenza, però, avrebbe potuto evitare il disastro.

Ci si chiede, inoltre, come sia stata possibile la rottura del cavo. L’impianto non è certo nuovo, la sua inaugurazione risale al 1° agosto del 1970, ma nel corso degli anni sono state effettuate delle ristrutturazioni e delle revisioni. La prima revisione straordinaria è avvenuta dopo circa trent’anni, nel 2002 per la precisione. Secondo la normativa sugli impianti a fune per il trasporto di persone la revisione generale andrebbe effettuata dopo i primi vent’anni.

Nel documento “Per la pianificazione di sicurezza degli impianti di trasporto a fune” si legge la durata della vita tecnica degli impianti. In questo passaggio viene inserita la regola della revisione speciale ogni cinque anni.

Dopo il 2002 sono stati svolti ulteriori nuovi interventi, questa volta di ammodernamento, tra il 2014 e il 2016. La società Funivie del Mottarone, in quella occasione, non si limitò a sostituire motori e quadri elettrici, ma verificò anche la tenuta dei cavi con un esame chiamato magnetoscopia.

Il 13 agosto 2016 la Funivia Stresa-Alpino-Mottarone riapre al pubblico, mentre l’ultimo controllo dell’impianto, come spiegato dall’azienda Leitner di Vipiteno, è stato effettuato a novembre 2020. Nel dettaglio, spiega l’azienda, “l’ultimo controllo magnetoscopico della fune è stato effettuato a novembre del 2020 e gli esiti dello stesso non hanno fatto emergere alcuna criticità.” Quel che non è stato detto è che qualche giorno prima c’era stato il tentativo di sistemare il guasto al freno d’emergenza (che dava anomalia da oltre un mese), solo parzialmente risolto; e questo ha portato alla decisione di disinserirlo per poter comunque riaprire l’impianto.

Una scelta che è costata la vita di 14 persone; una tragedia che si poteva evitare e che vede responsabili tutti coloro che hanno deciso, per salvare la stagione visto che la manutenzione più incisiva dell’impianto avrebbe portato allo stop della funivia per diverso tempo, di disattivare il freno d’emergenza.

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