Morgan Stanley: ecco perché il rischio di esaurimento bond è reale. Tutti i calcoli e le previsioni dell’istituto americano
Il quantitative easing della Banca Centrale Europea non convince gli analisti a causa di alcuni fattori tecnici che potrebbero metterne a repentaglio la sopravvivenza. Giovedì scorso, mentre parlava davanti ai rappresentanti di Camera e Senato, Mario Draghi ha ribadito che il pericolo di una scarsità di bond da acquistare sarebbe solo una «fantasia», una notizia "priva di fondamento.
Eppure secondo i calcoli di Morgan Stanley, uno dei più grandi istituti finanziari del mondo, il QE si avvicinerà presto a un punto critico. La volontà di acquistare 60 miliardi di titoli al mese, l’80% dei quali governativi, si scontrerebbe infatti con i limiti esistenti sui titoli di Stato tedeschi.
Il 9 marzo scorso, giorno di inizio del programma, il 28% dei bund emessi da Berlino non poteva essere acquistato dalla BCE a causa del divieto di comprare titoli con rendimenti sotto quota -0,2%, quelli applicati sui depositi delle banche.
Oggi, a distanza di 3 settimane, secondo i calcoli effettuati da Morgan Stanley, la quota di bund tedeschi non acquistabili da Francoforte sarebbe salita al 42% del totale. Una soglia destinata ad aumentare dato che presto, molto presto, anche i bund con scadenza fino a 6 anni potrebbero non essere più inclusi nel QE a causa del loro rendimento. A questo punto, la percentuale di titoli che potrebbero essere comprati dalla BCE scenderebbe al 38%, troppo poco per proseguire il Quantitative Easing.
A questo punto, la soluzione potrebbe essere quella di acquistare bund a lunga scadenza, ma in questo caso si rischierebbe di superare il limite del 25% posto su ogni emissione. Dato che, tra l’altro, la Germania ha calendarizzato emissioni limitate da qui a settembre 2016, la situazione rischia di peggiorare sempre di più.
Ricordiamo inoltre che, secondo le regole poste in fase di avvio, i bond di ciascuno Stato Membro vengono acquistati in base alla percentuale di capitale della BCE detenuto da ognuno. Di conseguenza, in caso di mancato acquisto dei titoli tedeschi, Francoforte non potrebbe comprare più neanche i bond degli altri Stati.
Per risolvere il problema, secondo gli esperti, l’Eurotower potrebbe decidere per un ulteriore taglio dei tassi overnight, allo scopo di ampliare la gamma dei bond acquistabili. Per fare ciò però, Draghi dovrà superare due ostacoli: l’opposizione della solita Bundesbank e la contrarietà della FED, che teme un rafforzamento eccessivo del dollaro.
Bisogna tenere in considerazione anche un altro aspetto: secondo le previsione il QE si concluderà a settembre 2016 o comunque quando l’inflazione si avvicinerà al target del 2% fissato da Francoforte.
In base ad alcuni rumors interni provenienti dall’Eurotowe, il consiglio direttivo dell’istituto centrale avrebbe intenzione di discutere di una possibile riduzione degli acquisti già a fine 2015, mettendo fine al programma anticipatamente.
Un possibile «tapering» potrebbe realizzarsi nel caso in cui l’inflazione dovesse miglioarare e la crescita del Pil (stima: 1,5% nel 2015) dovesse subire un’accelerazione. Se queste due condizioni si verificassero, il QE potrebbe aver fine ben prima di settembre 2016.
A spingere per la conclusione sarà la Bundesbank che ha già espresso preoccupazione per la bolla creatasi sul mercato obbligazionario e su quello dei mutui immobiliari.
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