Google molestie sessuali, lo stop dei dipendenti per protesta

Contro molestie e sessismo nella Silicon Valley, la mobilitazione degli impiegati di Google, che oggi sono scesi in strada

Google molestie sessuali, lo stop dei dipendenti per protesta

Da Singapore a Gerusalemme, da Londra a Tokyo, da Berlino a Haifa, fino a Zurigo. Questa mattina i dipendenti di Google si sono fermati, lasciando gli uffici di tutto il mondo per protesta.

Sotto accusa alcuni episodi di molestie sessuali, registratisi tra le mura dell’azienda statunitense.

Abusi e sessismo a Google, lavoro sospeso in tutto il mondo

Sono stati centinaia i lavoratori di Google, sia uomini che donne, che hanno aderito oggi a Walkout For Real Change, la mobilitazione contro la società americana, organizzata per dire basta alle molestie sessuali sul posto di lavoro e nella vita di tutti i giorni.

L’iniziativa è nata dopo che un’inchiesta del New York Times ha scoperchiato una serie di casi di molestie sessuali, perpetrata ai danni di alcune lavoratrici da parte di alti dirigenti dell’azienda hi-tech.

Tra questi ci sarebbe anche Andy Rubin, creatore di Android. Rubin, che nega ogni addebito, avrebbe abbandonato l’azienda proprio per questo motivo, ricevendo una buonuscita di 90 milioni di dollari.

Google, negli ultimi due anni, ha già licenziato numerosi amministratori, quasi una cinquantina, e ha annunciato “una linea sempre più dura” per chi si macchia di queste accuse. Sundar Pichai, ceo di Google, in un messaggio inviato, tramite email, ai propri impiegati si è detto

“profondamente dispiaciuto per le azioni passate e il male che hanno causato agli impiegati”.

Pichai ha anche promesso “un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo”.

Tuttavia, le rassicurazioni dell’azienda non sono state sufficienti.

Questa mattina i dipendenti si sono fermati per protesta, hanno lasciato gli uffici e sono scesi in strada: nel corso della manifestazione hanno ribadito il loro sdegno e hanno chiesto maggiori garanzie e rispetto; quello che vogliono è che chi molesta venga punito severamente e non -come accaduto in passato- coperto o premiato.

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