Patrizio Bianchi nuovo Ministro dell’Istruzione: perché è il miglior nome possibile

Antonio Cosenza

12/02/2021

14/02/2021 - 11:17

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Patrizio Bianchi è il nuovo Ministro dell’Istruzione per una scuola che guarda al mondo del lavoro.

Patrizio Bianchi nuovo Ministro dell'Istruzione: perché è il miglior nome possibile

Per il Ministero dell’Istruzione del Governo Draghi è ufficiale il nome di Patrizio Bianchi. Un nome che segna una rottura rispetto al passato, in quanto Patrizio Bianchi è un accademico, uno dei professori di Economia applicata più stimati in Italia.

Nei suoi studi, però, Bianchi si è sempre interessato di scuola e del contributo che questa dà alla crescita economica di una società. Una scuola orientata al lavoro, ed è per questo che il suo potrebbe essere il nome migliore per guidare il comparto in questa importante fase di transizione e rinascita.

Il Presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, ha sciolto le riserve accettando l’incarico come Presidente del Consiglio. Confermate le nostre anticipazioni: Patrizio Bianchi farà parte del nuovo Governo, con Cristina Messa che va al Ministero dell’Università e della Ricerca.

Un nome nuovo, tant’è che nel mondo della scuola c’è molta curiosità di saperne di più su chi è Patrizio Bianchi e su quali saranno i suoi obiettivi come Ministro dell’Istruzione.

Patrizio Bianchi al Ministero dell’Istruzione

Uno dei più quotati economisti industriali italiani guiderà il Ministero dell’Istruzione nel Governo Draghi.

Classe 1952, Patrizio Bianchi nel 1976 si laurea - con lode - alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, per poi perfezionare i propri studi alla London School of Economics, con il professore Basil Yamey. Durante lo stesso periodo ha anche operato presso la Price Commission britannica, dove si è occupato di un’inchiesta sul controllo dei prezzi nel settore del cemento.

Tornato in Italia, nel 1980 diventa ricercatore presso la facoltà di Economia dell’Università di Trento, mentre nel 1986 vince la cattedra di Professore associato di Politica Economia all’Università di Bologna (dove nel 1994 diventa professore ordinario).

Nel 1997 poi si trasferisce all’Università di Ferrara, dove nel 2004 viene nominato Rettore (incarico confermato fino al 2010). Qui ricopre - ancora oggi - il ruolo di Professore ordinario di Economia e Politica industriale.

Non mancano i suoi incarichi politici: per dieci anni è stato assessore all’Istruzione in Emilia Romagna, mentre dal 2020 è stato chiamato a coordinare la task force che ha dato supporto al Ministro Azzolina nella gestione della ripartenza scolastica.

Perché Patrizio Bianchi è il nome migliore per il Ministero dell’Istruzione

Patrizio Bianchi è da sempre interessato al mondo della scuola, sia nella dimensione educativa che in quella amministrativa. Anche se non proviene da questo mondo, quindi, presenta tutte le caratteristiche per guidarlo in questa fase di rilancio.

Durante le sue esperienze come assessore, infatti, questo si è attivato per una scuola vicina al lavoro e alle nuove tecnologie. Una scuola innovativa che guardi alle nuove professioni: ecco ciò che davvero serve al nostro comparto istruzione.

Ma non per questo ha abbandonato il concetto di una scuola umanistica: a lui, infatti, si deve una lista di iniziative finalizzate all’inclusione scolastica.

Per capire meglio qual è il pensiero di Patrizio Bianchi sulla scuola, riportiamo un estratto del suo ultimo libro, “Nello specchio della scuola” (edito Il Mulino, 2020):

“È tempo di investire in educazione, non solo per superare l’emergenza Covid, ma per guardare oltre, per ritrovare quel cammino di sviluppo che sembra essersi perduto nei lunghi anni in cui hanno prevalso individualismo e populismo e che deve fondarsi sui valori definiti nella nostra Costituzione. Il nuovo secolo della connessione continua ha bisogno di cittadini portatori, oltre che di contenuti, di creatività, lavoro di squadra, capacità di astrazione e di sperimentazione, senso di orientamento per poter navigare in mari aperti. La scuola deve rispondere a queste esigenze e muoversi, insieme al Paese, nel senso di marcia di uno sviluppo inclusivo e sostenibile”.

Una scuola, quindi, che sia l’ambiente adeguato per formare umanamente gli studenti, ma anche lavorativamente: una scuola che non sia fine a se stessa, ma che tenga conto delle nuove esigenze dettate dal mercato del lavoro, specialmente in questa fase in cui ci sarà una nuova spinta verso l’innovazione grazie alle risorse in arrivo con il Recovery Fund.

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