Mini lavori e sostegno alle Pmi: ecco come far ripartire la crescita in Europa

Alessandro Genovesi

23 Settembre 2013 - 17:03

Mini lavori e sostegno alle Pmi: ecco come far ripartire la crescita in Europa

Nonostante la crisi continui a mietere vittime, il Pil di molti paesi europei sta finalmente tornando a registrare un incremento. Le ricette di questa «ripresina» consistono prevalentemente in un’immissione di liquidità da parte delle casse pubbliche a favore delle piccole e medie imprese.
Vediamo la situazione di quattro paesi, diversissimi tra loro ma accomunati dal recente segno più del Prodotto interno lordo.

Regno Unito

Cominciamo analizzando la situazione del Regno Unito. Dopo anni di politiche prone alla finanza della City, il governo conservatore di Cameron è tornato a puntare sulla rete delle piccole imprese manifatturiere, abbinando il tutto all’intervento monetario espansivo della Banca d’Inghilterra, che
fa quello che la Bce non può fare, ovvero immettere nel mercato interno una forte iniezione di liquidità.
Il combinato disposto dei due elementi ha fatto registrare un aumento dell’1,5% del Pil oltremanica. Oltre a ciò, negli ultimi anni c’è stato un forte sostegno all’apprendistato e all’istruzione tecnica di livello medio-alto, con la conseguenza che, oggi, i settori manifatturieri che evidenziano il maggior numero di assunzioni sono quelli di fascia alta (auto di lusso, farmaceutica, aerospazio).

Germania

Sulla Germania non c’è molto da dire, si correrebbe il rischio di essere ripetitivi. Basta il dato sulla disoccupazione: 5.8% contro il 12.5 % (la stessa percentuale che c’è oggi in Italia) del 2005. Molti attribuiscono la drastica diminuzione della disoccupazione alla coraggiosa riforma del lavoro varata da Gerhard Schroeder. L’altra faccia della medaglia è che l’ultimo cancelliere Spd ha sì ridotto la disoccupazione, ma introducendo la formula del cosiddetto mini-job, ovvero mini-lavori con mini-stipendi (circa 450 euro al mese, un nonnulla se rapportato alle retribuzioni medie tedesche).

Francia

Anche nell’Europa mediterranea, seppur tra mille difficoltà, si registra un’inversione di tendenza. La Francia, vale a dire quello che molti considerano il prossimo malato del continente, ha registrato un più 0.5% di crescita, motivato da una serie di efficaci misure sul lavoro, prima fra tutte il cosiddetto “contratto generazionale”, che prevede un sostengo pubblico di 4.000 euro per le imprese sotto i 300 dipendenti che decidono di assumere un under 25 e si impegnano a tenere un over 57. Inoltre, essendo andato a buon fine il negoziato con l’Ue per posticipare di due anni il rientro dal deficit, Parigi avrà a breve disponibilità economica per due miliardi, da destinare alle Pmi in crisi di liquidità.

Portogallo

Infine il Portogallo, il paese più debole dell’eurozona dopo la Grecia, ha fatto registrare, nell’ultimo trimestre, un incremento dell’1.1%. E anche qui il fattore principale di crescita si è rivelato la linea di credito da 12 miliardi concessa alle Pmi, abbinata agli incentivi alle aziende che hanno proceduto all’assunzione di under 30.