Milano in zona rossa entro due settimane? Cosa dice l’esperto

Laura Pellegrini

3 Marzo 2021 - 09:59

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Milano e la Lombardia rischiano la zona rossa entro un paio di settimane: il capoluogo ha un’incidenza di casi pari a 206 ogni 100 mila abitanti.

Milano in zona rossa entro due settimane? Cosa dice l'esperto

La città di Milano e tutta la Lombardia potrebbero essere inserite in zona rossa tra qualche settimana: questa è l’ipotesi avanzata da Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica ed Epidemiologia all’Università statale di Milano, riportata da Open. L’andamento epidemiologico lascia presumere che i casi potrebbero presto aumentare oltre la soglia critica di 250.

Il governatore Attilio Fontana ha agito d’anticipo chiudendo i Comuni più a rischio nelle zone arancione rafforzato, ma questo potrebbe non bastare a scongiurare il passaggio in zona rossa, che dovrà essere stabilito sulla base del monitoraggio di venerdì 5 marzo.

Milano e tutta la Lombardia rischiano la zona rossa dall’8 marzo? Ecco come potrebbe evolvere la situazione secondo Carlo La Vecchia e cosa dicono i dati della Lombardia.

Milano in zona rossa: cosa dicono i dati

Entro un paio di settimane i casi registrati a Milano e in Lombardia supereranno la soglia critica di 250 ogni 100 mila abitanti, che è il limite oltre il quale i governatori possono disporre la chiusura delle scuole indipendentemente dal colore della propria Regione. Potrebbe rendersi necessaria, inoltre, l’introduzione di una nuova zona rossa.

Per quanto riguarda l’incidenza dei casi positivi - ha chiarito La Vecchia -, a Milano l’aumento è stato di circa il 40% nell’ultima settimana”, attualmente è pari a 206 casi ogni 100 mila abitanti. L’aumento delle Province e dei Comuni inseriti in zona arancione rafforzata denota una situazione a rischio.

Tuttavia, come spiega Open, dall’ospedale Niguarda di Milano la situazione appare “stazionaria”: sono 88 i pazienti Covid che si trovano nella struttura, di cui 18 in terapia intensiva e 16 in assistenza ventilatoria non invasiva. “Abbiamo avuto lievi variazioni negli ultimi giorni, ma che non possiamo ancora definire come trend, sia negli accessi in pronto soccorso che nel numero di ricoveri ”. L’ospedale, comunque, si è detto pronto “ad attivare ulteriori posti letto, qualora purtroppo i numeri anche su Milano dovessero crescere”.

Il piano per Milano e le mini zone rosse

Il Pirellone sta adottando tutte le strategie possibili per creare una sorta di scudo attorno alla città di Milano, per proteggere i cittadini ed evitare eventuali esplosioni di contagio. Da qui sono nate le mini zone rosse nei 4 Comuni di Mede, Bollate, Viggiù e Castrezzato, che passeranno in zona arancione rafforzata dal 4 marzo (Castrezzato è già stato inserito da una settimana).

L’esempio di questi piccoli Comuni ci aiuta a comprendere come il lockdown e la vaccinazione di massa siano le uniche armi efficaci per contrastare il coronavirus: in questi territori i contagi stanno diminuendo in maniera importante.

Quella di chiudere per micro aree estendendo il cuscinetto ai Comuni limitrofi resta l’unica strategia possibile - ha spiegato Alessia Melegaro, docente della Bocconi e membro della Commissione indicatori -. In passato, ragionando per macro aree si è perso tempo. Questa è una partita a scacchi in cui non si possono più rimandare le decisioni ”.

I dati Covid in Lombardia

I numeri dei ricoveri in terapia intensiva in tutta la Lombardia sono diminuiti rispetto allo scorso novembre, ma sono in rialzo rispetto al mese di febbraio: “Siamo scesi dai 900 posti occupati a metà novembre ai 350 di inizio febbraio. Adesso siamo risaliti a 476”, ha chiarito La Vecchia.

Nonostante pare non si tratti di una situazione drammatica come quella registrata nella prima ondata, l’esperto ritiene “che entro la prossima settimana o quella successiva, l’intera Lombardia sarà zona rossa. Se ragioniamo con i criteri standard in vigore dal 5 novembre, è molto probabile che finirà così”. In questo modo anche tutte le scuole di Milano sarebbero costrette a chiudere, oltre a una serie di chiusure per le attività commerciali.

La speranza chiaramente è che l’avanzare della bella stagione possa far lentamente scendere la curva, unitamente al proseguo della campagna vaccinale in corso. Sui vaccini, però, è bene scongiurare i ritardi: “Le dosi vanno usate tutte il prima possibile, senza tenere scorte per i richiami. Ai richiami ci penseremo quando avremo sufficienti quantità di vaccino”, sostiene ancora l’esperto.

Brescia, isolata la variante nigeriana

Brescia è una delle Province lombarde maggiormente colpite da questa nuova ondata di coronavirus: non a caso, il Presidente Attilio Fontana aveva emanato un’ordinanza di chiusura in zona arancione rafforzata per tutta la Provincia di Brescia, alcuni Comuni della bergamasca e per Soncino, in Provincia di Cremona. In seguito si sono aggiunti sempre più Province e Comuni.

Non è bastato questo, però, per scongiurare la diffusione della variante inglese, ormai predominante nella Provincia lombarda. Inoltre, a Brescia è stato isolato un nuovo ceppo nigeriano del virus, “una mutazione che preoccupa perché potrebbe conferire resistenza ai vaccini oggi disponibili”, ha spiegato Arnaldo Caruso, direttore di Microbiologia degli Spedali Civili.

L’incidenza dei casi a Brescia è pari a 482 ogni 100 mila abitanti, ovvero quasi il doppio della soglia critica.

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