Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, il tycoon ha posto tra le priorità strategiche della sua amministrazione il rilancio e l’espansione della Dottrina Monroe.
Ciò si traduce in un rafforzamento dell’egemonia degli Stati Uniti sull’emisfero occidentale e in un consolidamento del dominio sulle Americhe, attraverso il contrasto all’influenza cinese sul Canale di Panama e l’intensificazione dell’interesse americano per la Groenlandia.
Il magnate repubblicano ha inoltre rinnovato l’interesse degli Stati Uniti per ciò che avviene in Venezuela, dopo che l’amministrazione Biden si è sostanzialmente disinteressata completamente di tale dossier.
Rispetto alla prima avventura alla Casa Bianca, Trump sembra voler abbandonare i velleitari tentativi di rovesciare il presidente Nicolás Maduro, optando altresì per un inatteso dialogo.
La missione segreta di Grenell in Venezuela
La scorsa settimana, l’inviato speciale del presidente Donald Trump, Richard Grenell, è rientrato negli Stati Uniti con sei cittadini americani liberati dalle prigioni venezuelane. Secondo la portavoce della Casa Bianca, il vertice tra Grenell e il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha avuto due priorità: il rientro negli USA dei prigionieri americani e la possibile deportazione in Venezuela dei membri della gang Tren de Aragua, attualmente detenuti negli Stati Uniti. Caracas, invece, ha descritto l’incontro come un confronto su temi più ampi, tra cui le sanzioni economiche, l’immigrazione e l’integrità del sistema politico venezuelano.
Pressioni USA su Maduro: rimpatrio dei migranti e sanzioni
La visita di Grenell arriva in un momento delicato per le relazioni USA-Venezuela. Trump ha recentemente revocato lo status di protezione speciale per i cittadini venezuelani, rendendo vulnerabili all’espulsione fino a 600.000 persone. La Casa Bianca sta ora cercando di costringere Caracas ad accogliere i migranti, seguendo una linea dura già adottata nei confronti della Colombia, minacciata con pesanti sanzioni economiche se non avesse accettato i voli di deportazione.
Mauricio Claver-Carone, inviato speciale del Dipartimento di Stato per l’America Latina, ha chiarito che la politica di Washington su Maduro non è cambiata: «Il presidente Trump si aspetta che il regime accetti senza condizioni il ritorno di tutti i criminali venezuelani presenti negli Stati Uniti”» Allo stesso tempo, ha avvertito che, se Caracas non dovesse collaborare, potrebbe affrontare «conseguenze» ancora più gravi.
Un possibile scambio tra petrolio e migranti?
Nonostante la retorica intransigente, gli analisti ritengono che l’amministrazione Trump potrebbe valutare un accordo pragmatico con Maduro. Il Financial Times ha ipotizzato un possibile scambio: un alleggerimento delle sanzioni statunitensi e il ritiro della taglia su Maduro in cambio della ripresa delle deportazioni di migranti venezuelani, un aumento delle esportazioni di petrolio verso le raffinerie della costa del Golfo e la liberazione di cittadini americani detenuti in Venezuela.
Questa prospettiva potrebbe avere implicazioni geopolitiche significative. Trump ha recentemente ventilato l’idea di imporre dazi sulle esportazioni di petrolio canadese, una mossa che potrebbe far lievitare i prezzi del carburante negli Stati Uniti. Il Venezuela, con il suo greggio pesante, potrebbe diventare una delle poche alternative per compensare un eventuale calo delle importazioni da Ottawa. Nel frattempo, Donald Trump ha annunciato che il Venezuela accetterà il rimpatrio di tutti i migranti venezuelani che la sua amministrazione intende deportare, fornendo anche i mezzi di trasporto. Un primo segnale di disgelo tra i due governi.