Mifid II: il valore aggiunto del consulente finanziario

Redazione

30 Gennaio 2018 - 08:16

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Come cambia il ruolo del consulente finanziario con la Mifid II? Massimo Donato ci racconta quali sono gli aspetti deve tenere in considerazione il risparmiatore medio.

La nuova direttiva Mifid II garantisce più trasparenza sui costi e sui rapporti di consulenza finanziaria. Ma quali saranno le reali conseguenze della nuova normativa sull’industria dei servizi finanziari? Quali aspetti deve tener in considerazione il risparmiatore medio?

Money.it ha intervistato Massimo Donato, Membro del Consiglio Direttivo Regionale di Anasf dal 2016 nonché membro del Consiglio dell’Assemblea Regionale della ConfCommercio Sicilia.

1) In questi giorni si parla tanto di Mifid II. Perché dovrebbe interessare al lettore medio?
Mifid II significa principalmente consapevolezza. L’Industria del Risparmio dovrà consapevolmente ricercare nuove soluzioni per una finanza sostenibile. La catena distributiva avrà la necessità di essere consapevole innanzitutto del proprio ruolo sociale. I risparmiatori infine consapevolmente dovranno speculare meno oggi per ritrovarsi - attraverso la pianificazione - più solidi domani.

L’investitore medio, se non vorrà sorprese, farebbe bene a dare più importanza ed attenzione alla gestione delle proprie risorse disponibili.

2) Trasparenza costi. Che differenza intercorre tra costi di gestione e costi di distribuzione?
Risposta non direttamente accademica. Ma di stampo puramente logico-razionale per evitare errori cognitivi. Basterebbe far comprendere che la differenza non è sul valore, ma sui valori. Non sul costo ma sui benefici. Non sul prezzo, ma sugli obiettivi programmati. Come dire, un utente finale medio potrebbe riconoscersi come “opportunamente informato” se solo sapesse il costo di ogni micro componente?

Eccesso di trasparenza non potrà mai essere un valore significativo di efficienza.

3) La Mifid 2 distingue tre tipi di informative. In sintesi cosa vorrebbero regolamentare e perché tre distinte?
Tre informative distinte per cercare di innalzare informazione e trasparenza.
Ex ante (prima del processo decisionale), una tantum (per consentire una rapida verifica della scelta) ed ex post (per qualificare la scelta, mettendo sul piatto il confronto tra rendimento atteso e performance ottenuta in funzione dei costi esplicitati).

4) Fidarsi del consulente è un po’ la chiave di volta alla luce del nuovo impianto normativo. Quali sono gli elementi da tenere in considerazione per scegliere il consulente?
Un consulente da scegliere non potrà più essere quello più accattivante e più abile con le parole. Non potrà agire prevedendo risultati e optando per rendimenti promessi. Non basteranno soluzioni a taglia unica.

Il servizio qualificato passerà da una attenta valutazione di ogni caso specifico, con una programmata revisione periodica. Il principio cardine non sarà di carattere comunicativo, ma di ascolto attraverso abilità di programmazione.

5) Consulente dipendente o indipendente. Cosa cambia adesso?
Nell’immediato non cambierà nulla. Il mercato e le regole non permettono che l’indipendenza possa scavalcare nel breve il sistema della consulenza dipendente “indotta”. Rimane indotta perché l’industria ha convenienza che rimanga così, evitando implosioni di un sistema forte (performance e qualità) e nello stesso tempo fragile (quota di mercato ancora troppo bassa). Perché i consulenti non hanno maturato il coraggio adeguato (consapevolezza del ruolo) e soprattutto il risparmio degli italiani è ancora in mano alle banche cosiddette tradizionali. Perché l’utente finale vive di abitudini consolidate, frutto di retaggi rivenienti da un passato vissuto tra rendimenti privi della concreta percezione del rischio. In particolare quello della concentrazione.

Il cambiamento però è vivo. Può esplodere. È una naturale metamorfosi. Possibilmente velocissima.

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