Mezzo milione di ingressi, ma solo il 10% trova lavoro: il paradosso del nuovo decreto flussi

Alberto De Pasquale

15/07/2025

Nel 2023 siamo stati ultimi in Ue per gli ingressi regolari legati all’occupazione. Che cosa prevede il nuovo decreto flussi?

Mezzo milione di ingressi, ma solo il 10% trova lavoro: il paradosso del nuovo decreto flussi

Ecco il nuovo decreto flussi, con cui il governo Meloni ha autorizzato l’ingresso in Italia di quasi 500 mila lavoratori stranieri nel triennio 2026-2028. Palazzo Chigi ha spiegato che si tratta di un via libera necessario per attrarre «manodopera indispensabile al sistema economico e produttivo nazionale e altrimenti non reperibile». Arriva dopo l’analogo decreto del 2023, che per la prima volta aveva sperimentato una programmazione dei flussi d’ingresso legale su base triennale (in quel caso erano meno, circa 450 mila).

Secondo le analisi della campagna Ero Straniero, elaborate su dati del Viminale, nel 2023 solo il 12,7% delle quote di ingresso autorizzate dal provvedimento si è concretizzato in un permesso di soggiorno e in un impiego stabile. Ancora meno nel 2024, quando appena il 7,8% degli ingressi previsti dal governo si è trasformato effettivamente in un permesso di soggiorno per un’occupazione stabile e regolare: soltanto 9.331 domande accolte dalle prefetture, su un totale di 119.890 quote assegnate nel corso dell’anno.

Permessi di soggiorno in aumento: ecco perché

Dopo una marcata flessione registrata nel 2020, in seguito il numero dei permessi di soggiorno rilasciati ai cittadini extracomunitari, considerando tutti i motivi (come famiglia, studio, lavoro e motivi umanitari), sono tornati ai livelli pre-Covid nei 27 paesi dell’Ue. Lo stesso vale per l’Italia, che nel post pandemia ha registrato un forte aumento dei permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro. Tra 2015 e 2020 l’Italia aveva rilasciato in media non più di 12 mila permessi per motivi di lavoro all’anno; nel 2021 sono poi diventati oltre 50 mila, nel 2022 quasi 67 mila e nel 2023 poco più di 38 mila. Tuttavia, anche se in crescita rispetto a dieci anni fa, gli ingressi per motivi di lavoro rappresentano ancora solo una piccola quota del totale dei permessi rilasciati in Italia.

Su oltre 389 mila permessi di soggiorno complessivamente rilasciati in Italia a cittadini extracomunitari nel 2023, il 48,2% è stato per “altri motivi”, in particolare motivi umanitari, seguiti dai ricongiungimenti familiari, nel 34,8% dei casi. Gli ingressi per motivi di lavoro hanno invece rappresentato appena il 9,8% del totale, più numerosi solamente di quelli per motivi di studio (7,2%).

I flussi dei permessi in Europa

Come risulta dai dati Eurostat, nel 2023, primo anno dell’ultimo triennio dello scorso decreto flussi, la Croazia è stato il primo paese Ue per incidenza dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro, con il 95,3% di ingressi regolari dovuti all’occupazione sul totale dei permessi rilasciati nel corso dell’anno. La Lituania è stata seconda all’83,7% e la Romania terza al 78,5%, confermando l’attrattività dell’Europa dell’Est per la manodopera non comunitaria.

Primi 10 paesi Ue per incidenza dei permessi di lavoro (2023)

  1. Croazia: 95,3%
  2. Lituania: 83,7%
  3. Romania: 78,5%
  4. Slovacchia: 69,7%
  5. Ungheria: 69,1%
  6. Polonia: 66,5%
  7. Malta: 66,3%
  8. Slovenia: 65,0%
  9. Cipro: 48,6%
  10. Portogallo: 40,6%

All’opposto, i paesi con la più bassa incidenza di permessi rilasciati per motivi di lavoro sono stati la Germania (15,4% del totale), il Belgio (11,6%), Austria (11,4%) è soprattutto l’Italia, dove meno di un ingresso su dieci nel 2023 è stato dovuto all’occupazione.

Ultimi 10 paesi Ue per incidenza dei permessi di lavoro (2023)

  1. Svezia: 24,9%
  2. Estonia: 24,4%
  3. Spagna: 23,5%
  4. Paesi Bassi: 20,8%
  5. Francia: 17,3%
  6. Grecia: 16,7%
  7. Germania: 15,4%
  8. Belgio: 11,6%
  9. Austria: 11,4%
  10. Italia: 9,8%

Vale la pena ricordare che la bassa incidenza dei permessi rilasciati per motivi di lavoro in Italia è un fenomeno recente. Oltre dieci anni fa, la quota dei permessi concessi per motivi di lavoro era ben più alta, anche superiore al 30%. Ora però sono ben superiori i numeri di altre tipologie di permessi, come per esempio i ricongiungimenti. Il nuovo decreto flussi è stato apprezzato anche dalle opposizioni, nella parte in cui prevede un aumento degli ingressi (circa 50 mila in più rispetto al passato triennio), ma rimangono i dubbi su quanto potrà convertirsi in effettivi contratti di lavoro.