Matteo Renzi, dallo Swatch al Rolex: la sua metamorfosi passa per gli orologi

Matteo Renzi: la metamorfosi testimoniata dai suoi orologi. Dallo Swatch da 40 euro al Rolex da 15.000.

Matteo Renzi, dallo Swatch al Rolex: la sua metamorfosi passa per gli orologi

La trasformazione di Matteo Renzi in “Renzulsconi” passa per i suoi orologi: dallo Swatch al Rolex, ecco come il sindaco di Firenze diventato presidente del Consiglio ha segnato la sua fine politica.

Questi sono giorni molto importanti per il nostro paese. La vittoria del NO al Referendum ha portato inevitabilmente alle dimissioni del Premier Matteo Renzi; in questo momento siamo un Paese commissariato - probabilmente lo eravamo anche prima - e in attesa di nuove elezioni.

Come è stato possibile però che Matteo Renzi, considerato da molti il volto nuovo della politica quando era sindaco di Firenze, abbia in così poco tempo perso la fiducia degli italiani, tanto da trasformare il Referendum costituzionale in una vera e propria crociata contro l’ormai ex-premier?

Cerchiamo di analizzare il percorso politico di Matteo Renzi, osservando gli orologi che ha indossato durante la sua carriera politica.

Dagli Swatch ai Rolex: antologia della trasformazione in «Renzulsconi»

La critica mossa più frequentemente a Matteo Renzi è quella di essere un piccolo Berlusconi, tanto che Marco Travaglio ha coniato per lui il termine «Renzulsconi»; tralasciando il percorso politico, vediamo cosa ci dicono gli orologi indossati dall’ex-premier in proposito.

Siamo a Firenze, anno domini 2008, un giovane Matteo Renzi si candida come sindaco della città gigliata per il centro sinistra. Vince fa cose buone, altre meno, e in Italia si comincia a parlare del nuovo che avanza.

Era un Matteo Renzi all’inizio della sua carriera, che portava avanti una «politica della gente» e, a confermare questo, ricordiamo i suoi comizi con al polso uno Swatch da 40 euro di colore (viola, per simboleggiare vicinanza alla città di Firenze.

Passano gli anni e dall’“Enrico Stai Sereno” si passa alla Presidenza del Consiglio, forse è lì che l’idea si è insinuata nel fu Matteo Renzi. Forse è lì che ha pensato: “Non sono più il sindaco di Firenze, sono il Presidente del consiglio. Basta con i comizi in maniche di camicia alla «Leopolda», basta con gli Swatch (viola) da pochi euro. Forse devo rappresentare qualcosa di più, insomma «It’s Rolex Time!»”.

Voi direte: basta populismo, cosa importa che cosa indossa al polso un politico. Vero, ma non del tutto. Se una delegazione italiana, accompagnata da Matteo Renzi, arriva ad accapigliarsi durante un viaggio ufficiale per accaparrarsi il Rolex migliore donato dai sovrani sauditi, vuol dire fregarsene della figura che si fa fare al proprio paese e chi si rappresenta.

Se si parte con una politica del popolo e si finisce con il portare avanti una politica liberale, e lo si fa passando da uno Swatch ad un Rolex o ad un Audemars Piguet da 15.000 euro, non ci si può arrabbiare se Marco Travaglio conia il termine «Renzulsconi». Se si arriva ad un Referendum costituzionale e lo si trasforma in un fatto personale, in un modo per affermare il consenso (quale consenso?) dei propri elettori, vuol dire non saper reggere il peso del proprio ruolo.

Alcuni pensano che siano state le opposizioni a trasformare un Referendum in un aut aut verso Matteo Renzi, ma è stato lui per primo, essendo sicuro del consenso, a legare la sua permanenza ai risultati delle votazioni.

Nessuno può negare che è stata fatta una sparata alla Berlusconi senza però esserlo. Perché gira tutto lì: gira tutto intorno al passaggio dallo Swatch al Rolex. Siamo un popolo semplice, per noi conta più il video del politico che si allontana dalla vecchina senza pensione che le riforme, incide più il Rolex o lo Swatch al polso che la propria idea politica.

Non si può diventare Berlusconi senza il Milan ed i festini ad Arcore e non si deve assolutamente combattere il populismo con il populismo.

Scimmiottando Oscar Wilde: «Mai discutere con un populista, ti porta al suo livello e poi ti batte con l’esperienza».

E allora sì che conta tutto e tutto viene analizzato, e se si mettono a confronto le foto di Matteo Renzi nel 2010 con il suo Swatch viola al polso e quella del 2016 sempre alla «Leopolda» con la faccia soddisfatta di chi indossa un Audemars Piguet, il dubbio da italiano uomo semplice è che al presidente, ormai dimissionario, del consiglio un po’ essere «Renzulsconi» piaccia.

E allora arriva il Referendum, ma non si legge, e non si vota Sì o No per la riforma, ma solo per mandare a casa «Renzulsconi» e il dubbio che le matite siano contraffatte mi assale. E allora vado a votare munito di gomma e penna.

Insomma, la politica così la si porta su Facebook ed è Facebook a determinare i risultati.

Forse anche gli esordi di Renzi erano un’invenzione, forse non ha mai pensato ad una politica del popolo, forse ora tornerà ad indossare Swatch (non più viola) in attesa di capire il suo nuovo ruolo, oppure continuerà con i Rolex e gli Audemars Piguet, intanto lo saluto pensando a quello che poteva essere e non è stato.

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Argomenti:

Matteo Renzi

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