Marino (M5S): “Non è una crisi che si risolve con il MES, ci interessa il Recovery Fund”

Alessandro Cipolla

06/05/2020

05/07/2021 - 18:03

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Intervista a Bernardo Marino, Vicepresidente del gruppo MoVimento 5 Stelle alla Camera: “Con il prossimo decreto rafforzeremo le misure già introdotte ne inseriremo altre, come il Reddito di emergenza per aiutare le famiglie impoverite dalla crisi”.

L’Italia è entrata nella Fase 2 dell’emergenza coronavirus, quella della ripartenza e della convivenza con il COVID-19, ma ancora sono diverse le sfide che attendono una maggioranza di governo agitata dai mal di pancia di Matteo Renzi.

Oltre al decreto Aprile ora diventato Maggio con il quale il governo si appresta a stanziare la somma record di 55 miliardi per famiglie, aziende e lavoratori, c’è poi anche la partita che si sta giocando in Europa sul come finanziare questa crisi.

In questo scenario così complesso per il governo abbiamo intervistato Bernardo Marino, Vicepresidente del gruppo MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, capo area economica e componente della commissione Trasporti a Montecitorio.

Dopo la firma dell’ultimo DPCM per la prima volta da quando è iniziata l’emergenza coronavirus c’è stato un certo malcontento tra i cittadini verso le misure adottate da Palazzo Chigi per la Fase 2. La prudenza è ancora necessaria o si poteva osare di più?

La prudenza non è solo necessaria, è fondamentale. Le prossime due settimane saranno decisive, chiediamo un ulteriore sforzo agli italiani che in questi due mesi hanno dimostrato un grande senso di responsabilità. Non possiamo assolutamente permetterci un nuovo lockdown, continuiamo sulla linea delle riaperture graduali e in sicurezza.

Oltre che dall’opposizione le critiche maggiori al DPCM sono arrivate da Matteo Renzi, un vostro alleato di governo.

Credo che in questo momento gli italiani rifiutino ogni tipo di polemica o di chiacchiericcio politico. Ci chiedono di lavorare, di accelerare i processi, di creare le condizioni affinchè nessuno rimanga indietro. Noi siamo concentrati sul lavoro, operiamo senza sosta per concretizzare idee e proposte e fare il bene degli italiani. La battaglia contro il virus non è ancora vinta.

Il ministro Boccia ha ipotizzato che dal 18 maggio ci potranno essere delle ulteriori aperture su base regionale. Come mai non si è partiti subito a macchia di leopardo in base alle diverse curve di contagio?

Le prossime due settimane saranno determinanti per comprendere l’andamento della curva dei contagi. Dal 4 maggio quasi 5 milioni di lavoratori sono ritornati nelle aziende, hanno preso mezzi pubblici, sono usciti dalle proprie case. Insieme a medici e scienziati monitoreremo i dati ed in base ad essi il Governo prenderà le conseguenti decisioni.

Il decreto Aprile è slittato a maggio mentre sono diverse le categorie che stanno lanciando la propria richiesta d’aiuto. Che misure ci dobbiamo aspettare per sostenere famiglie e lavoratori?

Dall’inizio dell’emergenza lo Stato ha cercato di andare incontro alle necessità di famiglie, lavoratori e imprenditori. Sono stati approvati due decreti importanti, “Cura Italia” e “Liquidità”, che contengono misure concrete: congedo parentale straordinario, bonus babysitting, strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e per quelli autonomi, potenziamento dello schema di garanzie pubbliche con risorse ingenti a favore di tutte le categorie di imprese. Con il prossimo decreto prevediamo di ampliare la platea dei beneficiari, rafforzare le misure già introdotte e inserirne altre, come il Reddito di emergenza per aiutare le famiglie impoverite dalla crisi. Ma anche il rifinanziamento del bonus per gli autonomi e un pacchetto di misure a favore di microimprese e pmi, come contributi a fondo perduto e sostegno agli affitti commerciali.

Sul fronte economico, se il MES dovesse arrivare in Parlamento davvero senza condizionalità per le spese nel settore sanitario, il Movimento 5 Stelle potrebbe pensare a un voto favorevole oppure il vostro è un no a prescindere?

Quello che ci interessa è che la proposta europea sul Recovery Fund sia in linea con le richieste che l’Italia, insieme ad altri Paesi europei, ha messo sul tavolo dell’Eurogruppo. Questa non è una crisi che si risolve con il MES, abbiamo bisogno di nuovi strumenti e di un intervento che abbia il carattere dell’urgenza. L’UE non può permettersi di tergiversare ancora.

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