Marijuana index: il business su cui l’Italia non investe

Maurizio Contini

13 Dicembre 2016 - 07:25

Negli Stati Uniti è partito l’assalto ad un particolare indice: il Marijuana index. Un mercato che frutta molti ai suoi investitori. Vediamo di cosa si tratta e cosa sta succedendo.

Marijuana index: il business su cui l’Italia non investe

Il Marijuana index ha riscosso non poco successo sul mercato americano e sembra essere ormai la gallina dalle uova d’oro in questo periodo. Il mercato della cannabis è in costante crescita e la possibilità che venga legalizzata la sostanza in altri Stati, europei e non, porta l’investimento ad essere molto allettante.

L’espansione del mercato viene messa in luce da ArcView Market Research, che mostra come il mercato della marijuana sia in un momento di forte espansione e soprattutto non abbia risentito della crisi economica.
Il report è stato stilato per il 4° anno di seguito e mette in luce come la domanda sul mercato sia in forte aumento, proprio per questo motivo si stiano adeguando anche i mercati finanziari.

Sono nati infatti molti strumenti nel corso degli anni, che permettono ai trader di operare in questo settore. Da ben un anno (Gennaio 2015) è anche presente un indice il Marijuana Index, che segue l’andamento di 23 aziende canadesi e americane che si occupano del settore.

Vediamo meglio il settore economico a cui l’Italia sta rinunciando e che da sempre è un modo per far guadagnare le mafie e prosperare la micro criminalità.

Marijuana Index: il mercato a cui l’Italia rinuncia

La cannabis sembra essere la gallina dalle uova d’oro del nuovo millennio, un mercato in forte espansione, che permette di ottenere dei consistenti guadagni. Il settore sembra essere così importante che si è anche creato un indice, che ha riscontrato ottime prestazioni.

Negli Stati Uniti la cannabis curativa o a scopo medico è legale e per tale ragione viene prodotta in molte aziende specializzate. Le 23 che vengono raccolte dal Marijuana Index hanno una capitalizzazione maggiore ai 10 milioni di dollari e un prezzo per azione superiore ai 0,10€.

Un settore economico che sembra non aver conosciuto la crisi e che anzi sembra essere in un momento di forte espansione. Proprio per questo motivo sono tanti i trader che stanno puntando in questo settore, riuscendo anche ad avere buone performance.

Ovviamente si parla di azioni altamente speculative e in cui è facile perdere i soldi che si sono investiti, ma se si riesce a sfruttare bene il trend possono portare ad avere delle ottime possibilità di guadagno.
Nell’Marijuana Index c’è una società europea che è particolarmente tenuta in considerazione dagli analisti: GW Pharmaceuticals.

Casa farmaceutica del Regno Unito, che sperimenta nuovi prodotti a base si cannabinoidi, che capitalizzato la bellezza di 2,8 miliardi e le cui azioni valgono la bellezza di 115 dollari.

Marijuana Index: perché l’Italia rinuncia a questa fetta di mercato?

Negli ultimi mesi anche in Italia si è ripreso a parlare di liberalizzazione della cannabis e un gruppo parlamentare misto ha anche presentato una proposta di legge per la liberalizzazione.
La proposta è rimasta ferma e per il momento non sembra che siano stati fatti passi avanti.

Anche in Italia si è però parlato a quanti soldi si sta rinunciando e di come questo giro di affari potrebbe essere una vera e propria spinta all’economia del Paese.
L’Istat ha notato che nel 2011 il PIL per la produzione e lo spaccio di cannabis ha fruttato alla micro criminalità la bellezza di 10,5 miliardi di euro.

Applicando una liberalizzazione della sostanza si potrebbe quindi avere una spinta da non sottovalutare e anche l’Italia si potrebbe aprire ad un nuovo mercato e ottenerne i frutti.

Un giro d’affari che potrebbe portare ad una situazione simile a quella avvenuta in Colorado. In questo stato americano si è passati alla legalizzazione della marijuana ricreativa, sulla quale è stata imposta una tassa: la tassa sullo spinello.
Grazie a questa tassazione il Colorado, nel solo anno 2014-2015 ha incassato la bellezza di 70 milioni.

Il mercato in espansione ha inoltre portato ad un altro risultato: per il 2016-2017 (anno fiscale) l’ipotesi è che le tasse portino nelle casse dello Stato più di 130 milioni di dollari.
Introiti con cui in Italia si potrebbe investire in molti campi e che porterebbero vantaggi a tutti i cittadini.

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