Spente le luci di Wembley, i 422 della Gkn resteranno a spasso. E noi Bce-dipendenti

Mauro Bottarelli

11 Luglio 2021 - 11:10

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Mentre monta l’attesa, dietro le quinte si delinea il quadro di un Paese costretto a negare l’evidenza e giocare a dadi con la variante Delta. Perché il tempo scorre. E non sarà una Coppa a fermarlo

Spente le luci di Wembley, i 422 della Gkn resteranno a spasso. E noi Bce-dipendenti

Il tema è di quelli paragonabili all’alta tensione: toccarlo comporta un elevato rischio. Perché permettersi di far notare come l’ossessione parossistica per il calcio di questo Paese rappresenti da sempre una delle armi preferite dai governi per rabbonire le masse, comporta l’automatica iscrizione dell’iconoclasta di turno nel club degli snob. Quelli che odiano il pallone per partito preso e perché rappresenta il popolo rozzo e ignorante. Si sa, il potere ha le sue autodifese automatiche.

Da un mese, ormai, viviamo in un Paese narcotizzato dagli Europei. E dal coté declinato in pecoreccio della legge Zan. Ora, stante l’approssimarsi dell’atto conclusivo a Wembley, la variante Delta sta già rimontando posizioni nell’interesse pubblico con la furia di uno scalatore sul Mortirolo. L’importante è mantenere la gente sedata. Ogni tanto, però, la vita reale bussa alla porta e occorre farla entrare. L’alternativa? Un’irruzione di forza in stile SWAT. E’ il caso dei licenziamenti via mail dei 422 lavoratori della Gkn di Firenze, lasciati a casa dopo uno strumentale giorno di ferie collettivo che ha permesso al management di organizzare l’invio in massa delle comunicazioni. Roba da megaditta di Fantozzi.

Si chiude per delocalizzazione, arrivederci e grazie. Immediata è esplosa la pretestuosa quanto ipocrita polemica politica, legata di default alla fine del blocco dei licenziamenti scattato lo scorso 30 giugno. In questo caso, fattispecie non conforme. Trattandosi di cessazione dell’attività, si poteva infatti sbattere sul marciapiedi anche durante la moratoria da Covid. Certo, in quel caso avrebbe dato più nell’occhio. Oggi, invece, complice Wembley tutto svanirà nei meandri del ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico in pochi giorni. Ci saranno sostegni e gare di solidarietà del governo. Tanto, pagano i fondi SURE dell’Ue già erogati.

Inutile entrare nel merito di certi approcci imprenditoriali banditeschi, noti da tempo e tetragoni a ogni cambio di governo. Soprattutto quando le aziende fanno capo a fondi esteri che conoscono le aziende di loro proprietà solo per nome e cifre di bilancio: quando occorre far quadrare i conti, si tira una riga dove certe voci incidono maggiormente. Salvo poi andare a vedere sull’atlante in quale parte del mondo si è ristrutturato. O magari no, meglio restare con il dubbio. La questione è differente, quantomeno oggi. E quantomeno a mio modesto avviso.

Per spiegarmi, ricorro a questa immagine
Zan1 Fonte: BFM TV
apparentemente avulsa dal discorso. Si tratta della schermata del telegiornale della tv all-news francese BFM TV di ieri, inviatami da un collega di Lione. Insomma, in Francia si parla già apertamente di quarta ondata. Non a caso, Emmanuel Macron sta pensando al ripristino delle misure precauzionali ritirate soltanto il 17 giugno scorso. In effetti, la grafica impressione in base alle percentuali di incidenza della variante Delta prese unicamente a livello numerico di contagi. Se balza immediatamente all’occhio il +176% del piccolo Lussemburgo, il cui primo ministro è infatti ricoverato in ospedale per Covid, lo scettro dell’aumento maggiore appartiene alla Grecia con un +178%.

Eppure, di tutti i Paesi europei è quello che meno fa parlare di sé a livello di attenzione mediatica. E, soprattutto, di pre-allarme delle autorità. Come mai? Lo mostra questo mappa grafica,
Zan2 Fonte: Bloomberg
realizzata da Bloomberg e denominata Yacht Tracker: di fatto, traccia la presenza di natanti da miliardari nei vari mari del mondo. Al 25 giugno scorso, proprio il mare ellenico era quello più frequentato dai nababbi nautici. La ragione, al netto della sua bellezza? Non certo i prezzi concorrenziali, trattandosi spesso di persone con patrimoni sufficienti all’acquisto di un’isola. La mancanza totale di restrizioni e di allarmi rispetto a un loro ritorno. E perché questo, al netto della variante Delta che comincia a far paura ovunque? Altrettanto semplice: senza un stagione turistica da boom assoluto di introiti, in autunno le sofferenze bancarie greche esploderanno ulteriormente, essendo il comparto del turismo il più esposto a livello di prestiti.

E con la prospettiva di un Pepp che a marzo 2022 chiuderà i battenti, ecco che il problema si aggrava: o le agenzie di rating decideranno di colpo e tutte insieme di riportare la Grecia a investment grade oppure con il programma di acquisti pandemico terminerà anche la deroga Bce di accettazione del debito ellenico come collaterale per operazioni di finanziamento. Game over. Per lo Stato, le banche stracariche di debito pubblico, l’economia reale che subirà un immediato credit crunch e la Borsa di Atene. Un brutto déjà vu. Ma ecco che dopo la Grecia, a garantire accoglienza e bellezze naturali ai miliardari del mondo compaiono il Mar Ligure e il Tirreno. L’Italia, insomma. Una benedizione, stante il disastro assoluto della stagione 2020.

Ma anche un vincolo: sarà un caso che il nostro Paese, al netto di generici appelli alla cautela, non abbia minimamente messo sul tavolo l’ipotesi di chiusure o restrizioni, quantomeno rispetto a quanto già fatto da Spagna, Francia, Germania e Portogallo? Sarà un caso che, in vista della finale degli Europei, Milano abbia vietato i maxi-schermi, mentre a Genova ne saranno presenti due? Cosa cambia in quei 140 chilometri di distanza? No. Non è un caso questo strabismo. E’ necessità. Meno stringente di quella di Atene ma comunque esiziale. Sta terminando la sabbia nella clessidra e il caso Gkn, al netto dell’indignazione a orologeria, è lì a ricordarcelo.

Quegli operai in presidio rappresentano la Luna che si voleva oscurare, mostrando al popolo il dito degli Europei, della Legge Zan o di qualche altra distrazione di massa a forte connotato di prêt-à-porter. Occorre riaprire il Paese e tenere aperto fino all’ultimo, piaccia o meno, sia raccomandabile o meno. Un ultimo che Spagna e Portogallo, memori di quanto vissuto la scorsa primavera e dei loro sistemi sanitari, temono di aver già raggiunto, poiché i flussi turistici amplificano a dismisura i contagi e rischiano di travolgere qualsiasi contenimento che giunga anche solo con un istante di ritardo.

Perché al netto di dati di crescita per l’anno in corso che garantiscono titoli a nove colonne sui giornali e ottimismo da spargere a secchiate per tutti i governi, la realtà appare chiara e accomuna praticamente tutti: scambiare un rimbalzo dagli abissi del 2020 per trend di crescita sostenibile e di medio termine equivale a scambiare l’alba con il tramonto. E’ la logica del gatto morto: il quale, anche se deceduto, cadendo dal quarto piano rimbalza comunque su un tendone. Ma sempre morto rimane. La realtà in cui viviamo è questa. Politici costretti a giocare a dadi con l’emergenza sanitaria per restare in linea di galleggiamento, sperando contemporaneamente in un paradossale, ciclico peggioramento della situazione che mantenga attivo ancora per un po’ il respiratore della Bce ed elevato fra chi investe il grado di tolleranza (o interessata indifferenza) alle distorsioni.

Elementi senza i quali, nessuno conosce quale sarà la vera reazione del mercato. E’ per questo e non per snobismo che occorre ridimensionare il risultato di Wembley a quello che è, comunque vada: una partita di calcio. E non la riscossa di un Paese, nemmeno simbolica. Perché se anche la coppa tornerà in Italia con gli Azzurri, il lavoro dei 422 della Gkn di Firenze sarà andato per sempre. E nessun trionfo sportivo renderà permanente per merito sportivo il Recovey Fund o le emissioni di debito comune. Nessuno. Perché questo ultimo grafico
June6 Fonte: Insa/Bild am Sonntag
parla chiaro: il sondaggio settimanale Insa commissionato dalla Bild am Sonntag vede aumentare ancora il vantaggio della Cdu in vista del voto del 26 settembre in Germania, con i Verdi ancora in calo e ora perfettamente alla pari con la Spd al 17%.

Siamo davvero dentro una clessidra, viviamo un simbolico e sincronico conto alla rovescia da qui all’autunno. Quando le urne in Germania e quelle amministrative in Italia unite allo sviluppo della situazione pandemica decideranno il reale corso degli eventi, al netto di coppe e coppette alzate in trionfo. Ed evitare di farsi trascinare in un altro trimestre di distrazioni di massa sarebbe salutare.

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