Le ragioni per cui milioni di persone in Italia hanno un lavoro sottopagato

Alberto De Pasquale

21/10/2024

Tra il 2015 e il 2022 il 59% dei dipendenti ha trascorso almeno 12 mesi a bassa retribuzione, mentre 3,6 milioni di over 50 svolgono professioni gravose.

Le ragioni per cui milioni di persone in Italia hanno un lavoro sottopagato

In alcuni casi, precario e pagato poco. In altri, magari più continuo, ma usurante a livello fisico e mentale. Per milioni di persone in Italia il lavoro comporta un carico di difficoltà non indifferenti.

E a poco bastano i miglioramenti osservati negli ultimi anni, perché l’Italia continua a distinguersi in Europa per la sua elevata quota di occupati che si trovano in condizioni di vulnerabilità economica. Pesa l’inflazione, riducendo il potere d’acquisto di salari che crescono molto poco rispetto a quelli delle altre economie del Continente, ma incidono anche la ridotta durata dei rapporti di lavoro e le tipologie contrattuali con poche tutele, specialmente per alcune categorie (giovani, donne, stranieri). E i fortunati che un lavoro ce l’hanno spesso devono fare i conti con mansioni gravose.

Secondo l’ultimo Rapporto Annuale Istat, tra il 2013 e il 2023 le retribuzioni lorde annue dei lavoratori dipendenti in Italia sono cresciute di circa il 16%. Ossia poco più della metà dell’incremento medio registrato nello stesso periodo nei 27 paesi dell’Unione Europea (+30,8%), e molto meno rispetto a Francia e Spagna, in cui sono salite in entrambe del 22,7%, e alla Germania, dove sono aumentate del 35%.

Archiviato il periodo tra il 2020 e il 2021, che ha portato crisi e ripercussioni negative nei mercati del lavoro di tutta Europa, le retribuzioni sono ricominciate a crescere dal 2022, anche se a velocità diverse. Nel 2023 i salari in Italia sono aumentati del 2,5% su base annua, mentre in Francia del 4,4%, in Spagna del 5,3% e in Germania del 6,1%. Come se non bastasse lo squilibrio con gli altri paesi, l’incremento dei salari italiani non è riuscito a compensare l’inflazione media annua (+5,9%).

Stando a prassi consolidate, per quantificare i lavoratori a bassa retribuzione si utilizzano due soglie: una basata sulla paga annuale e una seconda riferita alla paga oraria. Nel 2022 la soglia relativa alla retribuzione annuale era di poco superiore ai 12 mila euro, mentre quella oraria si collocava a circa 8,5 euro. Istat segnala che «una quota consistente di dipendenti, e piuttosto stabile nel tempo, si colloca in aree a bassa retribuzione», soprattutto al di sotto della soglia annuale, a causa dell’insufficiente continuità nei rapporti di lavoro. Tra il 2015 e il 2022 il 59% dei lavoratori dipendenti in Italia, circa 9,8 milioni di persone, ha trascorso almeno 12 mesi a bassa retribuzione annuale, mentre sempre nello stesso periodo, oltre il 24% (più di 4 milioni) è finito almeno una volta sotto la soglia di retribuzione oraria.

Oltre al capitolo sul lavoro sottopagato, c’è quello che riguarda le mansioni gravose. Sempre Istat (questa volta nel suo rapporto del 2022, su dati riferiti al 2021), segnala che sono 3,6 milioni gli occupati over 50 (regolari e non, dipendenti e autonomi) che svolgono una professione gravosa. Le cosiddette mansioni gravose richiedono un impegno tale che il loro svolgimento in modo continuativo rappresenta un rischio per il lavoratore, perché può facilmente portare a infortuni e malattie professionali, oltre che a esaurimento psico-fisico (il cosiddetto burnout). Oltre un terzo degli over 50 che svolgono lavori gravosi in Italia è costituito da artigiani, operai specializzati e agricoltori, ma non mancano anche gli insegnanti delle scuole primarie, gli operatori nel settore dell’assistenza personale e familiare, dei servizi sociali e della cura della persona e i sanitari.

Per i lavoratori ritenuti “fragili” esiste l’Ape sociale, l’anticipo pensionistico che, con la prossima manovra, dovrebbe essere confermato e prorogato fino al 2028. Secondo l’ultimo Rapporto annuale dell’Inps tra il 2017 e il 2022 sono state presentate quasi 166 mila domande per l’Ape sociale, di cui quasi 114 mila accolte. La categoria dei lavoratori con mansioni gravose è proprio quella che negli ultimi anni sta facendo registrare la principale crescita di richieste per l’anticipo pensionistico.