Le Regioni lanciano l’allarme: la Legge di Stabilità è insostenibile. In arrivo rialzo tasse e tagli ai servizi

I 4 miliardi che la legge di stabilità chiede alle Regioni potrebbero comportare tagli ai servizi, (dal trasporto alla sanità), o il rialzo delle tasse locali. Questo è l’allarme lanciato dalle Regioni e dalla Cgil che stima almeno 2 miliardi di tagli alla sanità.

Il primo ad ammetterlo è lo stesso Padoan in un’intervista a Radio Anche’io: «Può darsi che a fronte dei tagli previsti dalla Legge Stabilità le Regioni aumentino il prelievo fiscale». A rilanciare la polemica è il Presidente della conferenza delle regioni Chiamparino avvertendo che i 4 miliardi di tagli alle Regioni rischiano di peggiorare i servizi ai cittadini oppure di aumentare le tasse locali.

L’intervista di Padoan
Sul tema degli aumenti fiscali il Ministro Padoan è possibilista, «può darsi» ma anche fiducioso che i 4 miliardi chiesti alle Regioni vadano ad incidere sugli sprechi e non sulle tasche degli italiani.

«La pressione sulle regioni - spiega il Ministro - non è ad aumentare le tasse, ma ad aumentare l’efficienza della spesa, perchè i margini ci sono e margini più grandi di efficienza si ottengono dando gli stimoli giusti a iniziare dal governo».

Il Ministro ospite alla radio annuncia che «ci sono ampi margini di miglioramento dell’efficienza» per lo Stato centrale e per le Regioni che portano a notevoli risparmi di spesa. E precisa: «sulla spending review nulla è stato imposto» alle Regioni.

In pratica quindi, il governo nel varare la sua legge di stabilità ha calcolato di ricevere 4 miliardi di euro dalle Regioni italiane, invitandole a trovare tali soldi migliorando l’efficienza e tagliando gli sprechi, senza alzare le tasse, né tagliare i servizi.

Ma come sempre in Italia, tra il dire e il fa c’è di mezzo il mare e i buoni propositi si scontrano spesso con mala politica o con una realtà più complessa del previsto. E in questo caso chi assicura ai cittadini che la propria Regione, per reperire prima e senza troppa fatica le risorse richieste, non faccia tagli lineari ai servizi o alzi le tasse locali come quelle sulla casa?

L’allarme delle Regioni
Il primo a lanciare l’allarme è il Presidente della conferenza delle Regioni Chiamparino a cui fa eco la Cgil. «La manovra - denuncia Chiamparino - è insostenibile per le Regioni a meno di non incidere sulla spesa sanitaria, che rappresenta l’80% della spesa regionale, o sui servizi fondamentali, dal trasporto pubblico alle politiche sociali».

Pur ammettendo di condividere l’impostazione generale della manovra per Chiamparino «non si può fare utilizzando le risorse che sono appostate dentro altri enti, un elemento che incrina un rapporto che dovrebbe essere di lealtà e di pari dignità istituzionale fra i vari livelli dello Stato». Della stessa idea anche il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti certo che i 4 miliardi chiesti dal governo andranno inevitabilmente a ricadere sul trasporto, il diritto allo studio e in parte ancora maggiore sulla sanità.

La Cgil si unisce al corso di critiche con numeri alla mano: «Il Governo impone tagli per 4 miliardi alle Regioni, e siccome il 75% delle spese regionali riguardano la Sanità i tagli ci saranno, eccome: si calcolano almeno in 2 miliardi».

Secondo il segretario confederale Vera Lamonica si tratta di «un trucco dire che il Governo non tocca il finanziamento del Servizio sanitario nazionale fissato dal Patto per la Salute. Se poi la riduzione dell’Irap non sarà compensata, rischia di crollare il finanziamento per i Livelli essenziali di assistenza».

«Con la spending review, i risparmi - prosegue il segretario - devono restare nell’ambito del sistema socio-sanitario ed essere restituiti ai cittadini con più servizi e meno ticket, e per rinnovare il contratto ai lavoratori. Invece questa spending review è finta: serve solo a finanziare la Manovra economica, scaricandola poi sui cittadini tramite Regioni e comuni».

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