La vera causa della crisi dell’immigrazione nel Mediterraneo

Flavia Provenzani

21 Aprile 2015 - 11:27

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Dopo l’ultimo naufragio della vergogna, l’Europa si muove a sostegno dell’Italia per controllare i flussi di immigrati nel Mediterraneo. Ma qual è la causa della crisi dell’immigrazione in Europa?

I numeri del peggiore naufragio di immigrati mai avvenuto nel Mediterraneo - in cui ben 900 immigrati si pensa siano annegati in questo fine settimana - hanno portato l’Europa a dover affrontare la crisi in quello che viene chiamato «il valico di frontiera più mortale» al mondo.

Il capitano tunisino della barca e un membro siriano dell’equipaggio sono stati arrestati con l’accusa di traffico di esseri umani una volta arrivati in Sicilia - in linea con le rigorose leggi anti-tratta intese a ridurre il contrabbando umano e i flussi migratori in Italia.

E l’Unione Europea ha annunciato l’arrivo di un piano in 10 punti per affrontare la questione.

Il piano dovrebbe raddoppiare la dimensione delle operazioni di controllo di «Triton» e lanciare un impegno sistematico per distruggere le navi dei contrabbandieri, tra le diverse proposte volte a prevenire i flussi di immigrati futuri.

Nel frattempo, molti nell’Unione Europea restano diffidenti sulle operazioni di salvataggio, che a loro parere rendono il lavoro più facile ai contrabbandieri e incoraggiano altri immigrati a cercare di raggiungere il continente illegalmente.

Ma i sostenitori dei diritti umani e dell’immigrazione titengono che la crisi richiede all’Europa di guardare oltre il suo confine marittimo, a chi cerca di trasportare i rifugiati attraverso il Mediterraneo.

Incolpare le missioni di ricerca e salvataggio, o anche i contrabbandieri stessi, per i 220.000 immigrati clandestini che sono arrivati in Europa lo scorso anno porta ad ignorare la radice del problema, dicono.

Immigrazione per il Mediterraneo: qual è la vera causa della crisi?

«Questa è un’epoca di flussi senza precedenti attraverso le frontiere»

ha detto Flavio Di Giacomo, portavoce per l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni in Italia.

«Gli arrivi dal mare sono solo una piccola conseguenza di quello che sta succedendo.»

La povertà, l’instabilità politica e la guerra civile in Nord Africa e in Medio Oriente sono potenti «fattori push» per la migrazione, come dice Di Giacomo, a prescindere delle politiche di immigrazione dell’Unione Europea. I siriani, che rappresentano il maggior numero di arrivi via mare, sfuggono da una guerra civile che ha ucciso più di 200.000 persone e causato quasi 4 milioni in più in rifugiati.

L’ONU prevede che altri 500.000 siriani lascieranno il paese nel 2015, secondo l’AP. I rifugiati provenienti dall’Eritrea, il secondo più grande gruppo di immigrati, indicano l’arruolamento forzato e un governo repressivo come motivo per lasciare il proprio paese.

Molti altri immigrati del Mediterraneo provengono dall’Africa sub-sahariana, trasferiti in Libia in cerca di lavoro, ma che ora cercano di sfuggire alla violenza e instabilià del paese nord africano.

Francesc Ortega, professore di economia ed esperto di immigrazione presso la City University di New York - Queens College, ha riferito che l’Europa continuerà ad assistere al flusso di immigrati non autorizzati che attraversano il Mediterraneo fino a quando questi conflitti persistono.

In uno studio 2013 ha dimostrato che gli standard di disparità di vita sono il principale motore dell’immigrazione.

«Le pressioni migratorie verso l’Europa sono qualcosa che non avranno fine»

ha detto in un’intervista telefonica.

«E la verità è che ci sono vie legali molto limitate a migrare verso l’Europa. Questi due fatti combinati rendono contrabbando di immigrati molto redditizio.»

Sia Di Giacomo che Ortega credono che la migrazione non autorizzata attraverso il Mediterraneo non cambierà fino a quando i fattori «push» che spingono gli immigrati provenienti dal Medio Oriente e del Nord Africa non saranno risolti - certo non un compito facile. Nel frattempo, le missioni di ricerca e salvataggio sono l’unico ponte tra i migranti e la morte in mare, dicono.

L’Europa sembra riconoscerlo in questa settimana, annunciando un piano in 10 punti per affrontare la crisi e un vertice dei leader europei fissato per Giovedi.

«Ora è il momento per l’Unione europea di affrontare queste tragedie senza indugio,»

commenta Federica Mogherini, rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, in una dichiarazione poco prima che il piano in 10 punti fosse svelato.

«Abbiamo bisogno di continuare a lavorare sulle cause profonde della migrazione e soprattutto sulla instabilità di una zona che è sempre più ampia, dall’Iraq alla Libia.»

Ma i critici ritengono che gli sforzi siano troppo poco, e troppo tardivi.

Poiché la missione italiana «Mare Nostrum» - che dedica cinque navi, 14 aerei e circa 9.000 milioni dollari al mese per la scansione di 27.000 miglia quadrati di mare in cerca di barche abbandonate e distrutte - ha cambiato direzione l’anno scorso, la maggior parte degli sforzi europei per affrontare la crisi si sono concentrati sul controllo delle frontiere e le misure anti-immigrazione.

E alcuni sostengono che gli sforzi nei piani di soccorso finiranno per incoraggiare più immigrati a venire.

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