Dopo il naufragio di domenica, l’Unione Europea si prepara ad approvare un piano volto a fronteggiare l’emergenza immigrazione. Ecco in cosa consiste punto per punto
Cominciano ad arrivare numeri più precisi e la situazione diventa di giorno in giorno più agghiacciante. Secondo i rappresentanti dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati e dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sarebbero 800 le persone morte nel naufragio di domenica:
«Abbiamo confrontato le testimonianze, c’erano un po’ più di 800 persone a bordo, tra cui alcuni bambini di 10, 12 anni. C’erano siriani, circa 150 eritrei, somali. Erano partiti sabato alle 8 da Tripoli»,
ha spiegato Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr in Italia.
In quella che è ormai stata ribattezzata la più grande tragedia marittima di sempre hanno perso la vita persone disperate che cercavano un’esistenza migliore e, in questo frangente, ignorare la responsabilità dell’Unione Europea che, con le sue politiche cieche e inefficaci, ha per anni voltato la testa dall’altro lato significherebbe rischiare che questo avvenga di nuovo.
Per questo motivo, allo scopo di affrontare l’emergenza immigrazione, il commissario per l’Immigrazione Dimitris Avramopoulos ha presentato al vertice congiunto dei ministri degli Esteri e dell’Interno dell’Unione Europea, un piano suddiviso in dieci punti. Il programma, secondo quanto si legge nel comunicato «ha ottenuto il pieno sostegno dei ministri di Esteri e Interni».
Ma in cosa consiste questo piano? Eccolo punto per punto.
UE: il nuovo piano immigrazione
Il piano presentato dal commissario Avramopoulos mira in primis a rafforzare Triton e Poseidon nel Mediterraneo. Questo rafforzamento avverrà in due modi: aumentando le risorse finanziarie destinate all’emergenza immigrazione ed estendendo l’area d’intervento delle due operazioni.
Il secondo punto parla di «uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le imbarcazioni usate dai trafficanti». Lotta senza quartiere agli scafisti e agli sciacalli che utilizzano le disperazione di queste persone portandole alla morte.
Il piano prevede inoltre che vengano organizzate riunioni regolari tra fra Europol (l’ufficio di polizia europeo), Frontex (l’agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne), Easo (l’ufficio europeo di sostegno per l’asilo) ed Eurojust (l’Unità di cooperazione giuridica europea) nell’ambito delle quali si raccoglieranno informazioni sul modus operandi e sui fondi di cui dispongono i trafficanti di esseri umani. Una cooperazione tra i vari enti consentirà di fronteggiare in maniera più decisa e strategica l’emergenza.
Il quarto punto dispone che Easo dispieghi delle squadre operative in Italia e Grecia, per processare congiuntamente le richieste di asilo, mentre al quinto si prevede che tutti gli Stati membri provvedano a prendere le impronte digitali di tutti i migranti. Al sesto si presuppone lo studio e l’applicazione di un «un meccanismo di ricollocazione d’emergenza», il settimo contempla la nascita di un programma volontario europeo pilota sul reinsediamento per le persone bisognose di protezione.
Verrà inoltre creato un piano, coordinato da Frontex, volto a rimpatriare in maniera rapida i migranti irregolari. La Commissione e il Servizio di Azione Esterna dell’Ue coopereranno con i Paesi confinanti con la Libia, rafforzando le iniziative in queste aree e in particolare in Niger.
In ultimo, il piano prevede il dispiegamento di funzionari di collegamento dell’immigrazione (Ilo) in paesi terzi, considerati di importanza strategica per la raccolta di informazioni d’intelligence su flussi migratori e il rafforzamento del ruolo delle delegazioni europee.