La truffa del trading ad alta frequenza che nessuno riesce a fermare

Un servizio di Report porta di nuovo alla luce gli inganni dietro agli algoritmi del trading ad alta frequenza, che speculano direttamente sugli operatori e che sembrano inarrestabili.

Dietro la scatola nera degli algoritmi che ormai governano oltre la metà degli scambi sui mercati finanziari nel mondo c’è qualcuno che manipola i prezzi e truffa gli operatori.

Gli algoritmi sul mercato comprano e vendono in modo automatico, permettendo agli scambi di avvenire in frazioni di secondo: è il “trading ad alta frequenza”, o high frequency trading. Ma con l’arrivo della novità, come spesso accade, arriva anche chi vuol fare il furbo, e ci riesce.

Il servizio di Report “Scatola Nera”, di Giuliano Marrucci, andato in onda il 06/11/2017 mette in luce le nuove “truffe” di cui è vittima parte del sistema finanziario mondiale.

Le truffe dietro al trading ad alta frequenza

Chi sta dietro il trading ad alta frequenza riesce a vedere anticipatamente gli ordini degli operatori sui mercati, così da fregarli sul tempo.

Il meccanismo appare semplice: i furbetti del trading ad alta frequenza comprano le azioni l’operatore vuole comprare un microsecondo prima di lui per poi rivendergliele un microsecondo dopo a qualche centesimo in più. Questa dinamica si ripete milioni di volte al giorno, portando ad un profitto incalcolabile.

Ce lo spiega meglio spiega Ronan Ryan, presidente di IEX, intervistato dal giornalista Marrucci:

“Quello che s’era cominciato a verificare ad un certo punto è che quando un operatore vedeva sul suo terminale che c’erano un milione di azioni ad un prezzo che a lui andava bene, quando cliccava per comprarle riusciva a comprarne 100.000 e le altre 900.000 apparivano improvvisamente in vendita per qualche centesimo in più.
Ricliccava per comprare anche quelle 900.000 al nuovo prezzo ma riusciva a comprarne soltanto 50.000 e le altre improvvisamente costavano di nuovo un po’ di più e così via”.

Per arrivare quel microsecondo in anticipo, per perpetuare quella che possiamo definire una vera propria truffa all’interno dei meccanismi del trading ad alta frequenza, le società hanno investito in collegamenti in fibra ottica, poi è stato implementato un sistema di comunicazione a micro onde e prima che i regolatori se ne accorgessero il sistema era completamente fuori controllo.

Il flash crash di Wall Street nel 2010

Ne è un esempio quanto successo a Wall Street a maggio del 2010, quando il Dow Jones ha perso in pochi istanti quasi il 10% portandosi dietro gli altri indici borsistici, un improvviso movimento al ribasso chiamato nel settore “flash-crash”.

Per l’accaduto la borsa statunitense ha pagato una multa di 14 milioni di dollari. Ad oltre sette anni di distanza, però, il settore ancora fatica capire cosa sia successo esattamente.

La sfida delle autorità di controllo

Data la mole enorme di dati utilizzati negli algoritmi del trading ad alta frequenza, le autorità di regolamentazione non hanno né la forza, né le competenze per analizzare quanto succede.
Per questo motivo, l’UE all’interno della MiFID II - la nuova normativa sui mercati finanziari che darà attiva dal 3 gennaio 2018 - ha previsto che gli algoritmi debbano essere depositati presso le autorità do controllo e comprendere degli «interruttori» che possano bloccare il loro funzionamento in qualsiasi momento.

Sarà abbastanza o i furbetti del trading ad alta frequenza continueranno ad arricchirsi milioni di dollari al giorno sfruttando l’avanzamento della tecnologia, arrivato oltre quanto la maggioranza può immaginare?

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