La svolta moderata di Salvini in Europa

La svolta pro-Euro e pro-Europa di Matteo Salvini, leader della Lega, spiegata.

La svolta moderata di Salvini in Europa

Che Matteo Salvini sia una persona intelligente e un politico lungimirante e attento a quelli che sono gli umori della piazza è cosa ormai risaputa. Come è altrettanto vero che sia anche un uomo di lotta e di “rottura” poco incline ai giochi di poteri e alla diplomazia Ma un conto è essere uomo di lotta e “populista” quando hai il 4% e devi spingere comunque sulla protesta e su argomenti forti e antisistema per scuotere gli animi degli elettori e raccogliere in fretta consenso - operazione perfettamente riuscita - un altro è farlo quando hai il 25%, sei il primo partito del paese e giustamente rivendichi aspirazioni di governo.

Se vuoi governare devi avere dalla tua parte l’establishment europeo” ha detto Giorgetti, il potentissimo vicesegretario leghista e responsabile esteri, con contatti avviati con il potere che conta, europeo e mondiale. Non è un caso che proprio Giorgetti all’indomani della formazione del governo gialloverde abbia organizzato per il neoministro degli Interni Salvini un incontro con l’ambasciatore americano nelle sede diplomatica statunitense a Via Veneto.

Il segretario leghista però fino ad ora non è riuscito a scrollarsi di dosso questa sua tempra di duro, poco incline ai compromessi e alle frequentazioni dei salotti diplomatici. I legami con la Russia di Putin sono stati un esempio di quello che un partito di governo forse non dovrebbe fare.

Dal Dopoguerra in poi il nostro Paese non è mai uscito dalla sua tradizionale e naturale vocazione atlantista. Salvini indubbiamente da politico navigato quale è capisce benissimo da solo che ora è venuto il momento della riflessione. Dopo le tante battaglie portate avanti contro un’Europa troppo spesso assente e poco solidale, ora la situazione anche a causa della pandemia sembra un po’ cambiata, non è forse più il caso del muro contro muro.

L’Europa, infatti, tramite la potenza di fuoco della Bce, anche se con colpevole ritardo e con l’ambizioso piano del Recovery Fund, qualcosa ha messo in campo per far fronte alla situazione emergenziale, anche se forse ancora non sufficiente, soprattutto per i tempi di attuazione, a rassicurare una situazione economica disastrosa.

Ma nello stesso tempo per coerenza e per credibilità verso i propri elettori e ideali il leader leghista non può ancora fare una giravolta a 360° come qualcuno chiede, e quindi per esempio abbandonare il gruppo europeo di Identità e Democrazia, di cui fa parte insieme alla Le Pen e ai tedeschi di Alternative für Deutschland, ma certamente un piccolo cambio di passo sembra già in corso.

Prova ne è l’annuncio di un prossimo tour europeo del duo leghista, in una sorta di accreditamento verso le principali cancellerie europee in una futura ottica di premiership nazionale. La linea è tracciata, i proclami antieuro sembrano essere dietro alle spalle per una più sana critica costruttiva sul merito delle grandi questioni, a cominciare dagli aiuti finanziari e dal tema dei migranti.

La Lega era contro l’ingresso nell’euro. Ma ormai che si siamo dentro è complicato uscirne”, ha chiosato Giorgetti qualche giorno fa. Discorso chiuso. Ma i toni in questo senso erano già diventati molto più morbidi da tempo (Salvini non è un kamikaze, e nella tattica politica e nell’intercettare gli umori della gente è invece un autentico fuoriclasse, al di là delle polemiche).

D’altra parte su questa nuova possibile linea moderata della Lega, secondo alcuni, avrebbe inciso anche il consiglio di un vecchio della politica italiana, l’ex presidente del Senato Marcello Pera, conosciuto grazie al “suocero” Verdini, da sempre grande tessitore di accordi e intrallazzi politici.

Proprio la presenza di Pera e Verdini nella stretta cerchia dei consiglieri del leader della Lega, potrebbe far pensare ad una sorta di riedizione moderna di quella che fu Forza Italia, che dopo un inizio piuttosto stentato a livello internazionale, culminato con la figuraccia dell’avviso di garanzia al G7 di Napoli, ha aggiustato il tiro, aderendo al gruppo dei popolari europei, iniziando così quel percorso di europeismo e di atlantismo che ancora oggi contraddistingue le politiche estere di quel che resta del partito.

Ecco perché nelle mire leghiste, al di là dei commenti di facciata, c’è l’adesione quanto prima al PPE, anche se su questo esiste un grande punto interrogativo e riguarda la leader tedesca Angela Merkel, che certo non vede di buon occhio la Lega di Salvini.

Ma la parabola politica di Merkel ormai è arrivata al canto del cigno. E la battaglia che si sta combattendo nel partito per la sua successione sarà guardata con molto interesse dalle parti di Via Bellerio. Nel caso infatti dovesse, a Dicembre, prevalere Friedrick Mertz, che è considerato un rappresentante dell’ala destra della CDU - e viene definito «l’acerrimo rivale di Angela Merkel» - sicuramente un ingresso della Lega nel Ppe potrebbe essere sicuramente più agevole.

Tutto ciò ha avuto sicuramente una ulteriore accelerazione dopo la nomina della Meloni a leader dei conservatori europei, giunta forse un po’ a sorpresa ma che ha rappresentato un ulteriore passo avanti della leader di Fratelli di Italia in quel processo di accreditamento a livello internazionale, iniziato già lo scorso anno, quando la Meloni fu invitata a Washington alla più importante convention del partito repubblicano americano, alla presenza del presidente Trump.

Inutile negare che il leader leghista volente o no debba guardarsi, oltre che dal Pd e 5 Stelle, anche dalla concorrenza interna alla coalizione della Meloni.

Ora si tratterà di vedere come questa svolta moderata potrà conciliarsi con un partito nato come federalista e quindi contrario di principio non solo all’Europa ma perfino al centralismo nazionale.

La vera sfida per Salvini e Giorgetti più che convincere i grandi partiti europei sarà quella di mostrarsi ai propri elettori ed attivisti in questa nuova veste. Gli argomenti per convincere la sua gente certo non mancano al leader leghista, che proprio sulla sua figura ha raccolto il grande consenso ricevuto in questi ultimi due anni.

Ora con la prospettiva di entrare a Palazzo Chigi, in un possibile futuro non si ancora quanto prossimo, per restarci la posta in gioco si alza.

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