Con un debito federale ai massimi storici e supply chain ancora fragili, un conflitto con l’Iran potrebbe innescare un effetto domino su energia, inflazione e finanza globale.
Mentre il mondo trattiene il fiato davanti alla più grande mobilitazione militare dal 2003, c’è un uomo sta combattendo una battaglia titanica e quasi solitaria per sottrarre il Presidente degli Stati Uniti alla pressione asfissiante di Israele e del complesso militare-industriale.
Quell’uomo è Tucker Carlson. E lo sforzo che sta compiendo è enorme.
Per capire cosa sta accadendo, basta fare riferimento a due delle sue più recenti interviste. L’ultima, quella con Clayton Morris, in cui Carlson denuncia che «tutti sanno che l’unica ragione per cui stiamo per fare questa guerra è perché Israele la vuole». La precedente, quella con Mike Huckabee, in cui il nuovo ambasciatore americano in Israele ha confessato, quasi senza volerlo, il cuore teologico del progetto sionista ed espansionista: «Sarebbe giusto se [Israele] lo prendesse tutto [il territorio tra il Nilo e l’Eufrate]». [...]
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