La direzione del Fintech: da app singole a piattaforme di integrazione

12 novembre 2018 - 15:30 |

Oggi il fintech è sempre meno disintermediazione e sempre più aggregazione dei servizi innovativi con quelli tradizionali.

Quando parliamo di fintech non parliamo solo di startup, ma di innovazione finanziaria a 360 gradi, motivo per il quale il termine può essere applicato anche alle istituzioni finanziarie tradizionali.

Bisogna tuttavia far presente un limite di queste ultime, rappresentato dalla loro struttura, dimensioni e cultura organizzativa che le rendono entità gerarchiche e lente con difficoltà ad implementare processi innovativi snelli.

Le startup fintech hanno dalla loro il vantaggio di applicare la tecnologia e le innovazioni in tempi più rapidi, creando prodotti più vicini alle nostre esigenze e, soprattutto, più semplici e facili da usare.

Pensiamo alla richiesta di un prestito presso una banca tradizionale: un processo che richiede anche 8-10 giorni, contro le piattaforme di finanziamento alternative, dove la valutazione creditizia può avvenire anche in pochi minuti e il tutto si gestisce tramite smartphone o PC, senza doversi recarsi in filiale.

Possiamo quindi definire il fintech come l’intersezione tra le nuove tecnologie e i servizi finanziari dove, nel caso del prestito, algoritmi intelligenti sono in grado di fare l’analisi del rischio cliente più velocemente e in modo efficace.

Modelli di interazione tra banche e fintech

Con le acquisizioni di imprese fintech da parte delle grandi banche, frequenti in particolare all’estero, la sensazione è che gli istituti di credito tradizionali vogliano appropriarsi di tecnologie e prodotti che da soli non riescono a sviluppare. Nella maggior parte dei casi, però, le banche optano per una strategia ibrida dove, in alcuni casi, cercano di integrare all’interno della loro organizzazione la tecnologia e l’innovazione della startup acquisita, e in altri stabiliscono delle joint venture con l’obiettivo di incorporare nel proprio portafoglio di prodotti e servizi anche quello offerto dalla fintech.

Il mercato si sta muovendo dallo sviluppo di soluzioni fintech verticali che “attaccano” un solo verticale (ad esempio l’app che ti permette di fare micropagamenti con il cellulare, la piattaforma online per i prestiti, l’assicurazione a consumo, etc.) a dei veri e propri marketplace finanziari, dei “supermercati online” dove è possibile trovare le migliori offerte disponibili all’interno del settore, ma invece di avere la banca come unico fornitore, è possibile avere accesso a un ventaglio di opzioni più ampio senza esser “costretti ad accontentarsi” di un’unica soluzione in campo.

Attraverso gli aggregatori di servizi, gli utenti hanno la possibilità di filtrare e categorizzare i prodotti e i servizi, e di tenere sotto controllo e gestire tutti i conti che si hanno presso altri istituti finanziari. Ciò consente di ottenere un profilo molto più elaborato e completo che fa sì che i clienti possano ricevere, in tempo reale, dei consigli volti a migliorare la loro salute finanziaria.

La banca ha il suo modello di business, la cosiddetta banca universale, impegnata nell’erogazione di molti servizi e nella vendita di numerosi prodotti finanziari. Modello da diversi anni sotto attacco per la caduta libera dei margini su molti fronti, in primis quello dei pagamenti. Le istituzioni finanziarie tradizionali e le imprese fintech sono quindi portate a capirsi e cercare modelli di cooperazione da cui entrambe possano trarre beneficio.

Il nuovo modello di “coopetion”

Questi nuovi modelli di cooperazione sono possibili grazie alle API finanziarie, un insieme di comandi formalizzati che consentono alle applicazioni software di comunicare tra loro in modo uniforme e di sfruttare i servizi di base per creare servizi incentrati sul cliente.

Semplificando, immaginate di voler condividere un articolo con i vostri amici su un social dopo averlo letto su una testata online. Il pulsante “Condividi” altro non è che una API che permette di far dialogare tra di loro due piattaforme separate. Le API creano quindi un canale di comunicazione tra le banche e le imprese fintech, permettendo di migliorare la cosa che più viene apprezzata dal mercato al giorno d’oggi: l’esperienza d’uso.

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