Kellify, la start-up che sfrutta l’intelligenza artificiale per far emergere valore dagli investimenti

La start-up ligure Kellify vuole rivoluzionare il mondo degli investimenti alternativi grazie a Big Data, algoritmi e reti neurali. Una strategia che punta a un giro d’affari milionario entro la fine dell’anno. Ecco cosa ci ha detto il suo co-fondatore, Francesco Magagnini

Kellify, la start-up che sfrutta l'intelligenza artificiale per far emergere valore dagli investimenti

Un approccio quantitativo e sistematico capace di sfruttare l’efficienza e le capacità di calcolo dell’intelligenza artificiale per far emergere valore da quegli investimenti in auto d’epoca, vini pregiati, arte, beni da collezione, materie prime ed eventi sportivi. Il tutto analizzando enormi serie di dati impossibili da valutare senza l’aiuto dell’IA.

È questa una delle principali caratteristiche di Kellify, start-up fondata nell’aprile 2017 da Francesco Magagnini, CEO & Product Architect, e Fabrizio Malfanti, Chief Math Officer, che mira a rivoluzionare il mondo degli investimenti democratizzando l’accesso ad asset alternativi grazie a un approccio bottom-up che mette a disposizione dei migliori trading desk mondiali una selezione di asset class individuate grazie ad algoritmi e reti neurali.

“I nostri clienti sono investitori istituzionali e si affidano a noi per avere una visione chiara circa la futura rivendibilità di asset quali opere d’arte, auto o vini pregiati, allocando le risorse investite con una miglior coerenza rispetto agli obiettivi”, ha detto Francesco Magagnini a Money.it presentando la sua società.

Arte e beni da collezione, come investimento, accorrono in aiuto di chi ha la necessità di diversificare il proprio portafoglio tramite asset che offrono basse correlazioni con i mercati finanziari. Si tratta di lifestyle asset di grande appeal per il crescente numero di Ultra-High-Net-Worth-Individuals, asset che spesso si dimostrano buoni investimenti, ma che sono caratterizzati da tempi e modalità di rivendita che non rendono l’acquisto rivendibile per motivazioni di carattere artistico, di passione o di curiosità.

L’approccio di Kellify consente una strategia di investimento sistematica e scalabile, trasversale ai diversi settori alternativi, e basata sulla ricerca della performance e non sullo sforzo di “riuscire a possedere” il singolo asset, atteggiamento tipico del collezionista.

Il medesimo approccio è utilizzato dall’intelligenza artificiale di Kellify per sfruttare Big Data e l’intelligenza collettiva degli operatori nei differenti Livestock Markets (bestiame), Gold Markets (oro) e di ogni altra materia prima.

Il mercato dei beni da collezione e investimento è l’ultimo step evolutivo di Kellify. La start-up ligure, ora con uffici anche a Malmo, ha sviluppato il suo sistema di intelligenza artificiale nel settore degli eventi sportivi, dove ha costruito un’infrastruttura proprietaria per investire in proprio attraverso sport quali basket, hockey, calcio, tennis e baseball.
“Guardando proprio al modello di intelligenza artificiale sviluppata per gli eventi sportivi, cui abbiamo dedicato gli ultimi 9 mesi per creare la struttura necessaria, i risultati sono ottimi. In sei mesi abbiamo moltiplicato per 27 volte il capitale iniziale”, ha evidenziato Magagnini.

Sul fronte dei ricavi, le prospettive per Kellify appaiono notevoli. “Nel nostro modello di business abbiamo previsto una logica a performance. Gli investitori istituzionali prima potranno valutare il nostro modello di selezione degli impieghi e dopo la fase pilota ci riconosceranno una performance fee nell’ordine del 25-40%”, ha aggiunto il CEO di Kellify.

Il capitale della start-up vede una partecipazione paritetica del 35% in mano a Magagnini e Malfanti. Il 5% è in mano al team della società mentre un altro 25% è di altri investitori privati, tra cui business angel. Nelle scorse settimane è stato chiuso un Early Venture Round da circa 1,74 milioni di dollari da usare per “sviluppare ulteriormente la nostra piattaforma e renderla scalabile ai diversi settori di impiego”.
Se il 2017 si è chiuso con un giro d’affari di 50mila euro, nel 2018 le proiezioni sono per una chiusura dell’esercizio a 1 milione di euro. “Al momento non abbiamo ancora proiezioni sugli altri business ma il nostro fatturato dovrebbe raggiungere i 160 milioni di euro nel corso del 2019”, ha dichiarato Magagnini.

Oltre alla crescita organica stimata nel business plan, gli obiettivi della società potrebbero peraltro essere rivisti al rialzo qualora in autunno dovesse finalizzarsi un secondo round di finanziamento, nell’ordine dei 20 milioni di euro. “Stiamo parlando con alcuni investitori per chiudere il round tra settembre e ottobre, con l’ingresso nel capitale di Kellify con una quota del 10% del capitale”, ha detto a Money.it il CEO, evidenziando come “questo ci permetterebbe di portare i nostri dipendenti da 12 a 52 ma soprattutto di velocizzare il percorso di crescita negli altri settori”.

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