Jobs Act: come cambiano gli ammortizzatori sociali con Renzi?

Valentina Pennacchio

19 Marzo 2014 - 10:24

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Come cambiano gli ammortizzatori sociali con il Jobs Act di Renzi? Queste riforme combatteranno il precariato o lo renderanno strutturale? Il Naspi è davvero un sussidio universale?

Dopo esserci occupati di come cambiano i contratti di lavoro con il Jobs Act di Renzi, oggi ci dedichiamo al capitolo degli ammortizzatori sociali.

Si è parlato di un nuovo ammortizzatore sociale, Naspi, un sussidio di disoccupazione universale. Ma è tutto qui? Quali sono i progetti del nuovo Premier?

Come cambiano gli ammortizzatori sociali con Renzi?

Il CdM, su proposta del Presidente e del Ministro del Lavoro Poletti, ha approvato un disegno di legge delega al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali che punta a garantire un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori (inclusi co.co.co e false partite IVA oggi esclusi) e che contempli, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e connesse alla storia contributiva degli stessi.

Quali sono i principi e i criteri direttivi individuati?

  • rivedere i criteri di concessione ed utilizzo delle integrazioni salariali escludendo i casi di cessazione aziendale;
  • semplificare le procedure burocratiche anche con la introduzione di meccanismi automatici di concessione;
  • prevedere che l’accesso alla cassa integrazione possa avvenire solo a seguito di esaurimento di altre possibilità di riduzione dell’orario di lavoro;
  • rivedere i limiti di durata, da legare ai singoli lavoratori;
  • prevedere una maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici;
  • prevedere una riduzione degli oneri contributivi ordinari e la loro rimodulazione tra i diversi settori in funzione dell’effettivo utilizzo;
  • rimodulare l’ASPI omogeneizzando tra loro la disciplina ordinaria e quella breve;
  • incrementare la durata massima dell’ASPI per i lavoratori con carriere contributive più significative;
  • estendere l’applicazione dell’ASPI ai lavoratori con contratti di co.co.co., prevedendo in fase iniziale un periodo biennale di sperimentazione a risorse definite;
  • introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa;
  • eliminare lo stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a prestazioni di carattere assistenziale.

Nel Jobs Act di Renzi pare che la riforma degli ammortizzatori sociali verrebbe coperta dalla graduale scomparsa della cassa integrazione in deroga (già prevista dalla Fornero, ma dal 2016), tutto a vantaggio di Naspi, questo nuovo sussidio di disoccupazione universale a cui potranno accedere tutti coloro che hanno lavorato almeno 3 mesi. Quanto durerà Naspi? Un massimo di due anni (la durata sarà pari alla metà dei mesi lavorati negli ultimi 4 anni), soglia che si riduce drasticamente a 6 mesi per i lavoratori atipici. L’importo sarà progressivo: poco più di 1.000 euro all’inizio, che diventeranno circa 700 euro. Coloro che godranno di questo sussidio dovranno essere disponibili a partecipare a corsi di formazione e/o svolgere lavori socialmente utili per un certo numero di ore. Una sorta di reddito minimo alla Renzi?

Pare che Naspi avrà una base assicurativa, non a carico della fiscalità generale, sarà gestito dall’INPS e includerà ASPI, mini-Aspi e Cig in deroga.

E se ciò non bastasse potrebbe essere previsto un sussidio integrativo, ma solo per coloro che ne hanno davvero necessità (in base all’ISEE), da finanziare attraverso una razionalizzazione di Cig ordinaria e straordinaria. In soffitta il REIS (Reddito di inclusione sociale attiva).

Nelle parole di Renzi il Jobs Act servirà a combattere il precariato, ma c’è chi teme che esso possa diventare strutturale poiché la platea dei destinatari, pur essendo più ampia di quella di ASPI e Mini ASPI, non sarebbe davvero universale: chi pensa ai lavoratori autonomi? Forse questo è un brutto autogol per chi si definisce «rottamatore» e «innovatore». Con questa crisi il lavoro autonomo è cresciuto in maniera considerevole. Considerando poi solo i co.co.co. rimangono esclusi dalle tutele tutti gli altri lavoratori precari, circa 5 milioni di individui secondo i calcoli della CGIL.

Inoltre come spiega la Camusso «serve un piano straordinario per i giovani». Un Paese che ha percentuali di disoccupazione giovanile come le nostre è un Paese che perde risorse, energia, creatività. E’ un Paese destinato al tramonto.

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