Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, nel maxi emendamento alla manovra potrebbe essere inserito un provvedimento per l’uscita da Confindustria delle partecipate statali. Si tratterebbe di una misura particolarmente gravosa, vediamo perché.
Più volte minacciata, l’uscita da Confindustria delle partecipate statali potrebbe essere inserita nel maxi emendamento alla manovra che venerdì dovrebbe essere approvato dal parlamento. Lo riporta il quotidiano La Stampa.
Se in pubblico è stato il vice-premier Matteo Salvini a parlarne, si tratta di una misura che risulta particolarmente gradita anche alla componente pentastellata dell’esecutivo, che considera Confindustria un feticcio di un sistema da sempre osteggiato.
Per l’associazione di viale dell’Astronomia, da tempo critica con l’operato dell’esecutivo, si tratterebbe di perdere, in un colpo solo, i contributi di aziende del calibro di Enel, Eni, Leonardo, Poste, Rai e Ferrovie.
Una mossa significativa
“Di per sé, questa potrebbe non essere, per l’organizzazione dei datori di lavoro, una brutta notizia. Molto spesso a Confindustria si è rimproverata un’identità ormai ibrida, una vicinanza eccessiva alla politica, un certo condizionamento che passa anche dalla presenza, nelle sue file, delle corazzate del capitalismo di Stato”, rileva Alberto Mingardi sul quotidiano piemontese.
Ma c’è anche da considerare che si tratterebbe di una mossa senza precedenti, destinata a ridimensionare il peso dell’associazione degli imprenditori ed a ridefinire i confini dell’azione politica sulle partecipate. Una decisione che normalmente dovrebbe essere appannaggio dei rispettivi Cda, verrebbe così presa per decreto.
“Non è la legge di bilancio lo strumento giuridico per impartire direttive di questo tipo”, ha detto Oscar Giannino su Il Messaggero. “L’indirizzo del governo lederebbe l’autonomia e l’indipendenza dei manager alla guida delle società, contribuirebbe ad abbassare il rating per l’emissione di strumenti finanziari e l’accesso al credito, ne darebbe un’immagine come meri enti strumentali agli ordini delle mutevoli politiche dei governi protempore”.
“Geneticamente” cara ai Cinque Stelle, si tratterebbe di una misura pensata tra i banchi della Lega.