Insider trading: nel dark web abbondano le notizie per guadagnare con la “finanza sporca”

Il dark web è ormai diventato una pedina fondamentale della “finanza sporca”, il cosiddetto insider trading.

Insider trading: nel dark web abbondano le notizie per guadagnare con la “finanza sporca”

Quando si parla di Insider Trading la prima cosa a cui si pensa sono i film americani: quelli con orde di ragazzetti poco più che ventenni che passano le giornate fra un tiro di coca, ragazze, e fiumi di denaro, fermandosi solamente quando si tratta di elargire laute mance agli informatori.

Ma se tornassimo per un attimo nel mondo reale? In quel caso con una breve ricerca su internet ci imbattiamo in pochi rari e famosi casi in cui, per un qualche motivo, si è giunti a conoscenza dell’inganno.

Sì, perché una delle particolarità del fastidioso problema dell’Insider Trading è che risulta molto difficilmente rintracciabile dal momento che, con un pizzico di arguzia, non è poi così difficile mascherare una transazione illegale come una legale, soprattutto quando non parliamo di importi faraonici; e anche nel caso in cui gli organi di controllo notino qualcosa di sospetto, risulta parecchio difficoltoso ripercorrere l’intera catena che ha portato la semplice soffiata a trasformarsi in una vera e propria transazione finanziaria.

Se però ciò fosse già diventato il passato? Questo è infatti proprio quello che un anonimo, sotto il nome di Jesse James, afferma nella propria autobiografia “Il Dark Web visto attraverso gli occhi del suo leader”.

Ciò che ci viene raccontato a chiare lettere e senza troppi giri di parole è che il web profondo, quello non raggiungibile normalmente, è diventato ormai una pedina fondamentale della “finanza sporca”; insomma, il Dark Web non è più solamente un postaccio per smanettoni del computer o per tossicodipendenti in cerca di nuovi tipi di droga, ma è diventato un vero e proprio luogo d’incontro per domanda e offerta di una delle merci più pregiate al mondo: le notizie da insider.

Nel libro c’è un intero capitolo dedicato all’argomento proprio in virtù del fatto non si tratta di un evento secondario, ma al contrario di un fatto di prim’ordine, che riesce a fornire introiti molto ingenti ai vari criminali finanziari che ne traggono beneficio: sia dalla parte dell’investitore sia dalla parte della talpa.
Dal lato della talpa in quanto la notizia viene (lautamente) remunerata in modo immediato dopo un periodo di preselezione, mentre dal lato investitore in quanto traders in luoghi sperduti del mondo riescono a sfruttare informazioni private, provenienti da aziende quotate tedesche (ad esempio), che non presentano il ben che minimo collegamento diretto.

A questo punto però, se vi fosse venuta in mente la bizzarra idea di diventare anche voi dei criminali, vi fermo subito: non tanto per le implicazioni che potrebbe avere questo fatto, ma per una mera questione economica.

Infatti, a meno che voi non siate molto benestanti, già la tassa d’ingresso è probabilmente ben oltre le vostre possibilità e anche se riusciste a superare la barriera d’ingresso, dovrebbero rimanervi svariate centinaia di migliaia di euro (almeno) per trarne vantaggi. Non proprio un problema da poco.
Certo è vero che, se al contrario voi foste in possesso di informazioni da vendere, il discorso sarebbe diverso. Ma a questo punto, varrebbe davvero la pena?

Ad ogni modo ho potuto constatare che il sito citato nel libro è attivo da svariati anni, tuttavia il numero di utenti attivi in questo momento è relativamente esiguo: questo a significare che, per quanto l’Insider Trading sia un vero problema, non è ad un livello preoccupante. Ovviamente sarebbe meglio se il problema semplicemente non esistesse e che tutti potessero accedere ai mercati con le stesse probabilità a favore (o sfavore), ma non è un segreto che fin dagli albori alcuni individui hanno ricevuto notizie prima di tutti gli altri, perciò a noi “sfortunati” investitori onesti non rimane che sperare negli organi di vigilanza. Sperare che facciano il proprio mestiere, magari anche modernizzando il proprio apparato, in modo da poter tracciare il crescente fenomeno dell’Insider Trading nel Dark Web.

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