Imposta di bollo, ecco la mini patrimoniale. Cosa cambia per conti titoli e investimenti?

Imposta di bollo, in arrivo una mini patrimoniale. Così è stato chiamato, infatti, l’aumento al 2 per mille della relativa imposta su conti titoli e investimenti. Ma c’è anche l’eliminazione dell’imposta di bollo minima. Vediamo insieme chi ci guadagna e chi, invece, dovrà pagare di più.

Mini patrimoniale, un nome dagli echi inquietanti ma che rappresenta, nei fatti, solo l’aumento al 2 per mille dell’imposta di bollo sugli strumenti finanziari diversi dai conti correnti, quali, ad esempio, i conti titoli, di cui si sta discutendo in questi giorni alla Camera dei Deputati.

Non è una notizia inaspettata, e ne avevamo già parlato in precedenza, quando la legge di Stabilità era ancora in via del tutto embrionale e gli emendamenti in merito si succedevano tra giudizi di inammissibilità e improvvisi ritiri da parte dei gruppi parlamentari. Tuttavia, la questione della mini patrimoniale sembra giunta finalmente a conclusione, non senza una certa soddisfazione da parte del Partito democratico, da mesi impegnato su questo fronte.

Aumento al 2 per mille: poteva andare peggio?

Da segnalare, comunque, che neanche 10 giorni fa le prospettive per i risparmiatori erano ancora più fosche. I membri della Commissione bilancio in quota Partito democratico, infatti, proponevano di aumentare l’imposta di bollo al 2,5 per mille, dopo che già al Senato si era lavorato per incrementarla fino al 2 per mille. Resta, quindi, fermo l’aumento al 2 per mille ma viene anche eliminata l’imposta di bollo minima di 34 euro e 20 centesimi. In un primo momento si era addirittura pensato che questa abolizione riguardasse anche i conti correnti, ma dalla Commissione finanze già da ieri era giunta una rapida smentita, proprio da parte del deputato Marco Causi, capogruppo Pd in commissione Finanze e primo firmatario dell’emendamento in questione: l’eliminazione del bollo fisso riguarderà solo i conti titoli, proprio allo scopo di favorire i piccoli risparmiatori.

Chi ci guadagna e chi ci rimette

Infatti, con la scomparsa del bollo da 34,20 euro tutti i risparmiatori pagheranno una somma proporzionale al volume delle cifre investite, senza più penalizzare chi, con giacenze al di sotto dei 17 mila euro, finiva con il pagare un bollo decisamente troppo esoso. Al contrario, con questa proposta emendativa, ci si prefigge di aumentare il carico impositivo sui conti che ammontano tra i 250 mila e i 500 mila euro, mentre resta invariata la no tax area sui depositi fino a 5 mila euro. A pagare decisamente di più, inoltre, saranno anche le imprese, che si vedranno aumentare, sempre grazie a un emendamento targato Partito democratico, l’imposta di bollo massima dai 4 mila e 500 euro attuali fino ai 10 mila che scatteranno a partire dal 2014.

Insomma, una serie di misure che, se da una parte sembrano venire incontro alle esigenze dei piccoli risparmiatori, dall’altra lanciano un segnale da molti percepito come inquietante: a colpi di piccoli e progressivi incrementi, infatti, si teme una progressiva erosione dei risparmi delle famiglie italiane. Per sapere come andrà a finire, non resta che aspettare il via libera definitivo alla legge di Stabilità.

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