Il raid Usa contro Soleimani spacca la politica italiana: Salvini esulta, Meloni lo critica

Salvini plaude all’azione di Donald Trump contro l’Iran ma in risposta riceve una frecciata dall’alleata di coalizione Giorgia Meloni che invita a lasciar perdere «il tifo da stadio» in situazioni così complesse

Il raid Usa contro Soleimani spacca la politica italiana: Salvini esulta, Meloni lo critica

Il raid Usa che ha portato all’uccisione a Baghdad del comandante iraniano Qassem Soleimani, andato in scena nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2020 e rivendicato personalmente da Donald Trump, potrebbe potenzialmente scatenare un vero e proprio effetto domino a livello geopolitico. Secondo gli Stati Uniti d’America, la soluzione ultima si sarebbe resa necessaria a causa della forte escalation di tensione con l’Iran degli ultimi mesi, tensione che avrebbe potuto portare «alla perdita di molte vite umane», stando alle dichiarazioni del segretario di Stato Mike Pompeo. 

Forti critiche dai Democratici Usa

L’azione Usa, non concordata con il Congresso americano, ha provocato asprissime polemiche e una forte spaccatura politica. I Democratici hanno criticato duramente l’approccio di Donald Trump mentre i Repubblicani hanno applaudito al presidente considerando la risposta Usa proporzionata al pericolo iraniano. Un «atto provocatorio e sproporzionato» ha dichiarato la speaker della Camera Nancy Pelosi, sottolineando che l’azione di Trump «rischia di provocare una pericolosa escalation di violenza». Dello stesso avviso è l’ex vicepresidente Usa Joe Biden e probabile futuro sfidante di Trump alle prossime presidenziali, secondo il quale il presidente degli Stati Uniti «ha appena lanciato un candelotto di dinamite in una polveriera». 

Le reazioni della politica italiana: Meloni contro Salvini

L’improvvido raid Usa non ha provocato reazioni politiche nei soli Paesi materialmente coinvolti, ovviamente. In particolare, guardando al Belpaese, l’azione di Trump non ha riscosso grande successo e l’unico leader politico a complimentarsi pubblicamente con il presidente Usa è stato Matteo Salvini. La presa di posizione di Matteo Salvini non è stata così ben accolta dall’opinione pubblica e mediatica italiana e, anzi, ha scatenato la dura reazione dell’alleata Giorgia Meloni. «Donne e uomini liberi devono ringraziare il presidente Trump e la democrazia americana per aver eliminato uno degli uomini più pericolosi e spietati al mondo, un terrorista islamico, un nemico dell’Occidente, di Israele, dei diritti e delle libertà», ha scritto su Facebook l’ex ministro dell’Interno Salvini, prendendo nettamente le parti di Donald Trump e congratulandosi con lui per aver «eliminato un pericoloso terrorista islamico». 

Per nulla d’accordo, invece, è apparsa la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, esprimendo una posizione molto più equilibrata dal punto di vista diplomatico e nettamente in contrasto con quella dell’alleato di coalizione: «La complessa questione mediorientale, in cui si innesta la rivalità tra Iran e Arabia Saudita, non merita tifoserie da stadio ma necessita di grande attenzione. Una escalation delle tensioni in Medio Oriente (con possibili ripercussioni anche in Libia) non è nell’interesse dell’Italia perché rischia di acuire il problema immigrazione, alimentare il terrorismo e danneggiare ulteriormente l’economia europea», si legge nel post Facebook di Meloni.

 «In questo quadro esprimo la più ferma condanna al gravissimo assalto all’ambasciata statunitense in Iraq e una forte preoccupazione per le conseguenze della reazione americana che ne è seguita. L’Italia e l’Unione Europea dovrebbero fare tutto il possibile per favorire un percorso di pacificazione dell’area che garantisca la sicurezza di Israele ma anche la lotta senza indugi agli integralisti islamici dell’ISIS, e non solo, che hanno insanguinato il Medio oriente e fatto strage delle minoranze etniche e religiose, soprattutto cristiane», conclude la leader di Fratelli d’Italia. 

La nota della Farnesina

Nessun commento ufficiale da parte di Forza Italia, invece, che sembra preferire per ora la via del silenzio. Grande preoccupazione ha espresso il ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio. Con una nota stampa, la Farnesina ha dichiarato che «gli ultimi sviluppi della situazione in Iraq sono molto preoccupanti. Nessuno sforzo deve essere risparmiato per assicurare la de-escalation e la stabilità» aggiundendo che «nuovi focolai di tensione non sono nell’interesse di nessuno e rischiano di essere terreno fertile per il terrorismo e l’estremismo violento».

Di Battista chiede al governo di lavorare «per il dialogo con l’Iran»

Molto più duro e decisamente meno diplomatico è, invece, il commento dell’ex parlamentare pentastellato Alessandro Di Battista, considerato da molti il «successore designato» di Di Maio: «Quello a Baghdad è un raid vigliacco perché i droni sono vigliacchi. È un raid pericoloso perché il Medio Oriente è una polveriera. È un raid stupido perché ricompatterà l’opinione pubblica iraniana a sostegno del governo di Teheran. Gli interessi politici restano prioritari rispetto al diritto internazionale e alla ricerca della pace. Il governo italiano lavori per il dialogo con l’Iran. In Iran ci sono leggi diverse dalle nostre, si vive in modo diverso ma l’Iran non ha mai rappresentato una minaccia per il nostro paese al contrario, prima delle sanzioni, imposte all’Europa da Washington, l’Iran era un paese fondamentale per la nostra economia e per le nostre imprese».

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