Il petrolio sotto i $100 al barile. Si sgonfia la bolla speculativa sulle commodities. Tra paure e segnali di debolezza economica gli investitori si mettono al riparo e i mercati correggono al ribasso.

Nadia Fusar Poli

06/05/2011

Il petrolio sotto i $100 al barile. Si sgonfia la bolla speculativa sulle commodities. Tra paure e segnali di debolezza economica gli investitori si mettono al riparo e i mercati correggono al ribasso.

Prosegue e si accentua la correzione ribassista dei prezzi di materie prime e metalli preziosi, che nelle scorse settimane avevano fatto registrare forti rialzi. E’ scattata una corsa alle vendite, mentre i timori diffusi tra gli investitori sulla solidità della ripresa economica nei paesi avanzati spingono a cercare riparo, e a tenersi lontano da posizioni potenzialmente a rischio. Tendenza ribassista anche nei mercati azionari, soprattutto in Europa, da cui giungono inattesi e preoccupantio dati: in Germania, a marzo gli ordini dell’industria hanno subito un crollo del 4 per cento.

Il prezzo del petrolio Usa crolla sotto i 95 dollari al barile il più basso dal 22 febbraio e anche il Brent ruzzola sotto 106 dollari. Goldman Sachs Group Inc. ha detto che i prezzi del petrolio potrebbero calare ulteriormente se i dati economici che verranno rilasciati nei prossimi giorni continueranno a deludere. Il tracollo, che riguarda un po’ tutti i prezzi delle materie prime, era gia’ iniziato ieri, quando il Light crude ha ceduto più di 10 dollari in poche ore. Le vendite sui mercati dei futures si stanno moltiplicando, a dimostrazione che la speculazione che aveva spinto il petrolio alle stelle ha invertito la marcia. Il calo del prezzo del petrolio, gia’ ieri aveva innescato un’ondata a catena, trascinando in giu’ i prezzi dell’oro, dell’argento, del mais e del cotone.
La bolla speculativa delle commodity si sta rapidamente sgonfiando. Dietro questa caduta precipitosa dei prezzi e l’inversione di marcia dei fondi speculativi, oltre ai timori di un rallentamento della crescita globale, c’e’ anche l’attesa conclusione, a fine giugno, del programma della Fed di acquisto dei bond che aveva riversato fiumi di liquidita’ sui mercati, favorendo la speculazione. Anche le strette monetarie in Cina e in India stanno favorendo questo trend.

Il greggio con consegna giugno è sceso di $ 5.17 (5.2%), a 94,63 dollari al barile nel trading elettronico sul New York Mercantil Exchange. Il contratto era a 97,80 dollari alle 12:03 pm di Londra. Questa settimana il petrolio è precipitato del 14 per cento, la più grande crisi settimanale registrata dal periodo chiusosi il 19 dicembre 2008.
Ieri, i futures a New York sono scesi di $ 9.44 dollari (8,6%), a 99,80 dollari, il prezzo più basso dal 16 marzo e il calo percentuale più alto dal 20 aprile 2009.
Il Brent per il regolamento a giugno è sceso di $ 5,65 (5.1%) a 105,15 dollari al barile mentre ieri è precipitato dell 8,6%, a 110,80 dollari, il più basso dal 16 marzo.
Mentre il petrolio precipitava, i dati sulle materie prime facevano registrare pesanti perdite. L’oro è arretrato di quasi 100 dollari l’oncia in 4 giorni e oggi è risalito attorno a quota 1.490 dollari, mentre l’argento ha perso il 24% in 4 sedute, perfdendo oggi un altro 2%. Il rame, che tre mesi fa era schizzato al record storico oltre 10 mila dollari la tonnellata e’ sceso a 8.756 dollari e secondo gli esperti potrebbe calare a breve a 8 mila dollari. Zucchero, cacao e cotone sono tornati ai normali livelli della fine del 2000. Il mais, che solo poche settimane fa era salito a prezzi stellari, ieri ha ceduto il 3% e oggi e’ ai minimi da un mese, giu’ di un altro 2%, mentre cedono anche il grano e la soia.

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