Il Green pass illimitato ha senso?

Chiara Esposito

6 Febbraio 2022 - 20:51

condividi

Cambia la durata del pass per chi ha la terza dose e per i guariti ma ci si domanda se estendere la validità del documento sia davvero la scelta giusta.

Il Green pass illimitato ha senso?

Diversi attacchi alla decisione dell’esecutivo: il Green pass illimitato non registra sempre ampi consensi.

Avversioni incisive sia in casa che in Europa; il fronte dei medici che si dicono favorevoli infatti lascia sempre la porta aperta a future inversioni di rotta. Le motivazioni del «no» infatti sono piuttosto solide.

Prediligere però una sola narrazione non darà la misura della complessità delle decisioni da prendere e, soprattutto, di come la politica sia, da due anni a questa parte, chiamata ad influire su temi di natura scientifica che, per definizione, richiedono tempi diversi per dare esiti più o meno attendibili.

Per una prospettiva d’insieme che non tralasci nessuna obiezione e prova a favore dell’una e dell’altra tesi,andiamo ad analizzare entrambi i pareri.

I motivi dell’estensione, riassunti in breve

Come ormai sappiamo dal 7 febbraio 2022 il certificato verde diventa illimitato per chi ha la terza dose o è guarito dopo aver effettuato la seconda. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri affonda le sue radici in più di una motivazione.

Guardando al futuro gli osservatori dicono che l’atto è stato promulgato in nome della volontà di gestire più agevolmente il sistema dei controlli e forse anche virare verso una chiusura della campagna vaccinale, oggi ancora estesa a tutta la popolazione. La chiusura non avrebbe infatti intesa come l’annullamento delle pratiche ma come concentrazione delle possibili dosi ulteriori verso i più deboli. Se è vero che sulla quarta inoculazione ancora nulla è certo a livello di studi scientifici, bisogna comunque pensare a un modo per non richiamare all’infinito gli italiani agli hub vaccinali e fissare un tetto minimo accettabile di dosi ricevute.

Dal momento in cui potremo poi considerarci in fase «endemica» addirittura non si presenterà proprio il bisogno di ricorrere a questi stratagemmi. I primi passi in quella direzione, per tale motivo, sono i ridimensionamenti delle norme in vigore.

Il motivo principe però è e resta quello dichiarato ufficialmente: incentivare in tutti i modi i cittadini a sottoporsi alla terza dose.

L’attacco di Crisanti e il no del Consiglio d’Europa

«Una durata illimitata per il Green pass dei vaccinati con booster non cambia niente. Tanto il Green pass non è mai servito come misura di sanità pubblica. Quindi, se lo facciamo durare 6 mesi o un mese o per sempre non cambia nulla».

Il virologo Andrea Crisanti, il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, parla ad Adnkronos Salute ed è il più severo commentatore della misura.

A scanso di equivoci queste posizioni non sono in contrasto con la vaccinazione; si registra soltanto il malcontento per l’aspetto strettamente politico di questa certificazione.

Veniamo poi a cosa si dice oltre i confini nazionali. In alcuni ambienti in realtà si sta mettendo in discussione l’intero sistema e si parla già di discriminazioni e funzione punitiva dello strumento. Concentriamoci però sulla dimensione temporale del pass.

Il Consiglio d’Europa (CdE) parla chiaro: in assenza di dati certi sul tasso di efficacia dei vaccini a lungo termine, così come il loro impatto concreto nel ridurre la contagiosità, questo strumento è da bocciare. Addirittura nell’ultimo report dell’organizzazione si parla di Green pass come di un sistema «contrario alla scienza».

La visione appare drastica ma, se ci si pensa, anche non volendo essere così critici, la durata dell’immunità acquisita non è esattamente illimitata secondo gli studi.

Ancora una volta, ciò non significa che secondo il CdE i vaccini non siano efficaci, anzi, i vaccini approvati si sono rivelati utili nel prevenire le forme gravi del Covid. Il problema è che non impediscono la diffusione del virus. Per l’organizzazione sta qui il punto: il Green Pass non garantisce che la persona che stiamo ammettendo in un locale non possa perpetuare la catena dei contagi.

Medici divisi: il fronte del sì

Il virologo Fabrizio Pregliasco dice sì al Green Pass illimitato perché secondo lui «non è fattibile, accettabile e riproponibile una quarta dose universale alla luce dei risultati preliminari israeliani».

Come sottolineato anche tra le righe della volontà dell’esecutivo continua:

«Si deve immaginare di passare anche per il Covid alla stessa strategia della vaccinazione antinfluenzale».

Analoga la visione di Massimo Galli, già direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, che ritiene inutile stressare le persone che si sono già vaccinate 3 volte con una scadenza ora che non ci sono risposte definitive, ma solo osservazione dei casi internazionali come detto da Pregliasco, per il prosieguo della campagna vaccinale. Nell’ottica dell’esperto inoltre si sfata il mito dell’intento politico:

«La scadenza non la fisserà il Governo, la fisserà il virus. Sarà in base delle caratteristiche dell’epidemia che nel futuro prossimo si definirà se toccherà fare un’altra vaccinazione o una vaccinazione diversa».

Del tutto compatibile infine la posizione del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri che già parla di un progressivo ritorno alla completa normalità e di Stefania Salmaso, epidemiologa dell’Associazione italiana di epidemiologia, che lascia aperta la porta della quarta inoculazione solo a «un vaccino ’costruito’ contro Omicron magari potrà essere previsto come dose aggiuntiva se questa variante sarà così preponderante».

Argomenti

Iscriviti a Money.it