Il G20 di Sydney e Draghi

A Sydney il G20 ha raggiunto un accordo per accelerare la crescita economica globale di un ulteriore 2% almeno nei prossimi cinque anni. Si tratta naturalmente di riforme strutturali che potrebbero aumentare ogni anno la crescita di 0,5 punti percentuali. Il Fmi prevede una crescita globale nel 2014 del 3,75% e del 4% nel 2015 e si tratta di stime naturalmente. Al riguardo il pil mondiale dovrebbe aumentare di 2.250 miliardi di dollari.

Tutto ok, ma vi sono una serie di problemi noti e meno noti e riguardano l’Europa e quella dell’euro s’intende. Mario Draghi, Presidente della Bce, lo sa bene e i media lo hanno messo in evidenza. Certo è stato fatto un importante passo avanti nella lotta all’evasione fiscale con il via libera al piano per lo scambio automatico di dati fiscali messo a punto dall’Ocse e a quanto pare in oltre 42 paesi si sono impegnati ad adottare varie misure, ma la frase di Mario Draghi merita attenzione.

Draghi spiega che «l’Italia ha bisogno di stabilità e riforme» e di quelle che consentano per intenderci che facciano in modo che ci sia un sistema bancario più efficiente, ma ha detto anche che «sono in molti a sapere cosa fare» e il problema “non è cosa fare ma farlo". Naturalmente Draghi non parla in maniera esplicita del sistema bancario. Lui sa be che la Bce diventerà presto l’organismo unico di supervisione di gran parte delle banche europee, ma ancora proprio a livello Ue per ristrutturare i sistemi bancari niente di concreto è stato deciso.

Draghi sa bene che senza l’intermediazione e la relativa gestione dei governi nazionali le banche hanno problemi seri. Quindi, un meccanismo comune e credibile di liquidazione delle banche non è semplice da gestire. Chiaramente lui ha difficoltà a dichiarare che ci vorrebbe un divieto assoluto di aiuti di Stato. Lo dirà L’Unione europea? Vedremo.

Cosa sono gli incentivi? In pratica sono tutti quei provvedimenti per rallentare la disgregazione finanziaria di alcune banche in crisi. Si tratta di interventi nazionali che rendono il mercato bancario e finanziario non in equilibrio. Si tratta quindi di squilibri per gestire al meglio le perdite nascoste negli attivi delle banche. Che farà Draghi? Certo è che bisogna proprio dirlo che questa incapacità di creare incentivi trasparenti per la ristrutturazione dei sistemi bancari nell’area euro potrebbe avere effetti imprevedibili e spingere l’euro in un lungo periodo di stagnazione, come è stato per il Giappone anni or sono.

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Mario Draghi G20

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