Il Brasile e l’Uruguay dicono addio al dollaro. Stati Uniti spiazzati dalla decisione

Alessandro Iacopini

7 Novembre 2014 - 13:58

7 Novembre 2014 - 15:00

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I due paesi latino americani hanno deciso di utilizzare le loro monete per gli scambi commerciali. Sullo sfondo si muove la lotta contro gli Stati Uniti e l’Alca

Nessuno vuole più il dollaro, specialmente in Sud America: le Banche centrali di Brasile e Uruguay hanno siglato un accordo per utilizzare le loro monete, il real e il peso, per i reciproci scambi commerciali. Per anni le transazioni tra i due paesi si sono infatti svolte in dollari.

La decisione è stata presa da Alberto Graña, presidente della Banca dell’Uruguay e da Alexandre Tombini, presidente della Banca centrale del Brasile, durante la 28a riunione di Presidenti delle Banche centrali dell’America del Sud, tenuta a Lima, in Perù.

L’accordo prevede che le persone fisiche e quelle giuridiche residenti in Uruguay e in Brasile possano realizzare pagamenti e incassi nelle loro rispettive valute. Il nuovo regolamento entrerà in vigore tra tre settimane, il primo dicembre 2014.

Sono diversi i vantaggi del nuovo accordo. In primo luogo si ridurranno i costi delle transazioni e, in seconda battuta, le piccole e medie imprese dei due paesi potranno essere incluse più rapidamente nel mercato finanziario.

Finora, infatti, le PMI brasiliane e uruguayane sono state generalmente escluse dal mercato finanziario a causa delle difficoltà di lavorare nel mercato dei cambi. Con il nuovo sistema di pagamenti, grazie a uno specifico software, per le PMI sarà più facile conoscere la reale quotazioni delle due monete e, di conseguenza, seguire in dettaglio ogni transazione.

Secondo la stampa dei due paesi, una commissione dell’Unione sudamericana delle nazioni (Unasur) starebbe studiando l’estensione dell’iniziativa ad altri Paesi sudamericani.

Oltre a vantaggi economici, l’introduzione di una nuova valuta di riferimento avrebbe un profondo significato politico poiché l’Uruguay e il Brasile avversano l’Alca (Area di libero scambio delle Americhe), sponsorizzata dagli Stati Uniti e sostengono una maggior integrazione commerciale latinoamericana.

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