IPO Eataly: a quando l’ingresso in Borsa? Conviene sottoscrivere? Tutti i dettagli

L’IPO di Eataly è in arrivo. I dettagli cominciano a concretizzarsi, ma quanto conviene investire nelle future azioni Eataly?

L’IPO di Eataly è in arrivo e le discussioni in merito si concretizzeranno già il mese prossimo.

Secondo le ultime notizie relative alla società di prodotti Made in Italy, lo sbarco in Borsa arriverà nel 2018 ma alcuni dettagli in merito alle operazioni di quotazione delle azioni Eataly sono già iniziati a circolare.

A tornare sull’argomento Giovanni Tamburi, il quale ha assicurato che l’IPO di Eataly sarà sicuramente sul tavolo delle discussioni a fine ottobre, durante la prossima riunione del consiglio di amministrazione societario. Ricordiamo che la Tamburi Investments controlla il 20% di Eataly, mentre un più ampio 40% è nelle mani di Oscar Farinetti.

Già diversi mesi fa erano iniziate a circolare le prime voci in merito ad un’IPO di Eataly e anche in quell’occasione il 2018 era sembrata la data più plausibile - allora la società dovrebbe aver raggiunto ricavi pari a 700 milioni di euro. Cosa sappiamo oggi sull’IPO e quanto conviene sottoscrivere quelle che saranno le nuove azioni Eataly?

I dettagli dell’operazione

Secondo quanto affermato dal già citato Tamburi, gli attuali azionisti della società di distribuzione venderanno circa il 33% del capitale sociale. Bisognerà capire quale sarà il prezzo delle azioni Eataly con l’IPO in arrivo.

Nessun dettaglio è stato fatto trapelare in merito, ma l’uomo ha affermato che sarà piuttosto elevato. I primi rumors hanno parlato di una forchetta che dovrebbe oscillare da 1 a 3 miliardi di euro. Una forbice di previsioni molto ampia che evidenzia, per dirla con le stesse parole di Tamburi, tutta la confusione e al contempo tutto l’interesse del mercato nei confronti dell’IPO di Eataly. “Sarà la nuova Ferrari”, ha aggiunto.

Ancora secondo i dettagli trapelati, a gestire l’operazione come global coordinator sarà UniCredit, il tutto in virtù di un accordo siglato con la società di Farinetti. La quotazione in Borsa andrà a configurarsi come una opv, dato che solo gli azionisti cederanno pro-quota pacchetti azionari. Nessuna ricapitalizzazione in vista quindi.

IPO Eataly: prima la globalizzazione poi l’ingresso in Borsa

Il fondatore della società, Oscar Farinetti, ha preannunciato diverse date per la quotazione di Eataly: prima il 2015, poi il 2016, poi ancora il 2017, adesso si parla del 2018.

Nonostante l’obiettivo temporale sia stato più volte mancato, il fine ultimo di Farinetti è stato sempre centrato: far parlare dell’azienda, far capire di possedere le qualità giuste per quotarsi. Da sempre è stato chiaro che l’IPO di Eataly, la sua quotazione insomma, sarebbe avvenuta solo dopo aver reso la società globale e più appetibile per gli investitori.

Dopo aver inaugurato cinque negozi in cinque mesi, le prossime aperture riguarderanno Los Angeles, Las Vegas, Mosca, Londra e Parigi. Nella capitale inglese, Eataly prenderà posto a Covent Garden, mentre a Parigi punterà sul quartiere di Marais. Probabile anche la prima apertura in Sicilia, a Catania.

L’ottica resta quella di una crescita internazionale, a cui si guarda anche con la creazione e lo sviluppo della piattaforma di Eataly Net, società che gestisce l’e-commerce di Eataly, che ha conquistato il mercato americano online.
I tempi sembrano dunque maturi per l’ingresso in borsa di Eataly ed il 2018 sembrerebbe essere davvero l’anno decisivo dopo tanti rinvii.

IPO Eataly: conviene sottoscrivere?

Quando si parla dell’IPO di Eataly, oltre alla crescita internazionale, si fa riferimento ad un un preciso valore del fatturato, 700 milioni di euro, raggiunto il quale scatterebbe la quotazione.

Secondo l’ultimo report di Intermonte Sim, nel 2018 il valore della produzione di Eataly sarà di 750 milioni di euro, in aumento del 32,7% rispetto al valore stimato per il 2017. Considerando che nel 2016 il fatturato è stato di 390 milioni di euro, come è possibile un simile incremento in soli due anni?

La risposta è da ricercare nelle prossime aperture da cui sono attesi ricavi molto importanti, ma anche nel fatto che i risultati 2015 sono stati pompati dalla presenza di 20 ristoranti regionali (a rotazione mensile) sotto il cappello di Eataly all’interno dell’Expo di Milano.

Analizzando il report di Intermonte è venuto fuori il quadro di una società che non dovrebbe avere grossi problemi: l’Ebitda (il margine operativo lordo) è visto in crescita fino a 71 milioni, il margine Ebitda/fatturato salirà dal 7,3% al 9,5%. L’utile netto dovrebbe triplicare rispetto all’attuale, toccando i 15 milioni di euro.

Per Farinetti, quando Eataly sbarcherà in Borsa con la tanto attesa IPO, dovranno essere le piccole famiglie italiane a sottoscrivere le azioni:

“Così gli italiani sono sicuri che non sprecheranno i loro soldi perché Eataly andrà sempre, in più diventano soci di una cosa che rappresenta l’Italia nel mondo,”

aveva affermato il fondatore.

Vale la pena di ricordare, in realtà, come l’uomo abbia più volte ribadito che l’operazione non sarà legata al raggiungimento di alcun target. Occhi aperti, dunque, e focus sulla prossima riunione del Cda che fornirà certamente nuovi e più interessanti dettagli sull’IPO di Eataly e sulla sua quotazione nel 2018.

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