INPGI per giornalisti pubblicisti: iscrizione, aliquote, come e quando pagare

I giornalisti pubblicisti sono tenuti all’iscrizione all’INPGI, una specifica cassa previdenziale professionale che prevede particolari aliquote: ecco come e quando pagare.

Gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti dispongono di una propria Cassa Previdenziale Professionale, l’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani) che svolge tutte le funzioni che, per i comuni cittadini sono svolte dall’INPS.

In altri termini è all’INPGI che i giornalisti versano i contributi (direttamente o tramite il loro datore di lavoro) è l’INPGI che eroga la pensione ai giornalisti a riposo, è dall’INPGI che un giornalista percepisce una prestazione a sostegno del reddito (come, ad esempio, la cassa integrazione) nel caso (negli ultimi anni purtroppo molto frequente) la sua testata chiuda.

E’ opportuno specificare che quando si parla di giornalisti ci si riferisce non a persone che, a vario titolo, scrivono su un qualunque mezzo di comunicazione o in una qualunque sede editoriale ma di soggetti iscritti all’Ordine Professionale dei Giornalisti. Tralasciando i casi dei Professionisti e dei Praticanti, ci si concentra in questo articolo sulle regole previdenziali che valgono per i soli iscritti all’Ordine dei Giornalisti nell’elenco dei Pubblicisti.

Le regole per l’iscrizione dei pubblicisti all’INPGI
Riguardo all’iscrizione all’INPGI occorre, innanzitutto, fare alcune premesse di carattere squisitamente pratico. La qualifica di giornalista pubblicista e la possibilità di iscriversi all’Ordine dei Giornalisti si ottiene a seguito dello svolgimento di un biennio di praticandato presso una testata giornalistica regolarmente registrata in Tribunale. Alla fine di tale biennio l’aspirante pubblicista presenta una domanda dove documenta la propria attività e chiede l’ammissione all’Ordine. Dopo un certo periodo di tempo (in genere tra i 6 e i 10 mesi), necessario per il vaglio della domanda, l’aspirante pubblicista viene o direttamente iscritto all’Ordine dei Giornalisti della propria regione o ammesso a sostenere un esame, il cui superamento è necessario per essere iscritti all’Ordine (l’esame per pubblicisti è previsto solo in poche regioni mentre quello per Professionisti è obbligatorio, a prescindere dalla regione). In tutto questo iter è molto probabile che nessuno spieghi all’aspirante pubblicista che l’iscrizione all’Ordine prevede anche l’iscrizione all’INPGI, in altri termini è molto probabile che l’aspirante pubblicista, anche a seguito di un biennio di praticandato e di un esame di abilitazione che gli consentono di ottenere il «tesserino», non sappia che per i giornalisti esiste una cassa previdenziale e delle regole contributive apposite. Il consiglio pratico che è più opportuno seguire è quello di essere curiosi: quando ci si accosta all’Ordine dei Giornalisti e alle sue sedi fisiche è opportuno farsi un giro nello stabile dell’Ordine, per vedere se l’ufficio dell’INPGI è nella stessa sede, oppure chiedere dove si trova la sede INPGI della propria regione di appartenenza.

Detto ciò, vediamo quali sono le tipologie di Giornalisti Pubblicisti che hanno l’obbligo di iscriversi all’INPGI:

  • Giornalisti Pubblicisti che intrattengono un rapporto di lavoro subordinato (contratto a tempo determinato) a carattere giornalistico con un’azienda privata o con un ente pubblico;
  • Giornalisti Pubblicisti che svolgono attività libero professionale, ossia un lavoro di carattere autonomo per una o più società private e/o per uno o più enti pubblici. In questo caso rientrano anche i pubblicisti che svolgono attività giornalistica in via non esclusiva ossia che insieme ad un lavoro come giornalista svolgono contemporaneamente anche uno o più lavori in settori professionali del tutto diversi. In questo caso, inoltre, non c’è differenza tra attività libero professionale abituale o occasionale, l’iscrizione all’INPGI è, quindi, obbligatoria sia per i pubblicisti che lavorano con Partita IVA sia per i pubblicisti che lavorano con ritenuta d’acconto o con contratto di cessione dei diritti d’autore;

Non hanno, invece, l’obbligo di essere iscritti all’INPGI:

  • I giornalisti pubblicisti che, pur iscritti all’Ordine, hanno scelto una strada professionale differente (frequenti, ad esempio, sono i casi di avvocati che sono, al contempo, anche giornalisti) e che, quindi, non svolgono attività giornalistica né subordinata né autonoma;

Documenti e requisiti per l’iscrizione all’INPGI
L’iscrizione all’INPGI, a prescindere dalle modalità con cui si esercita l’attività giornalistica, deve avvenire, quindi, quando concorrono, ossia quando si realizzano congiuntamente le seguenti condizioni:

  • iscrizione all’Albo dei giornalisti (elenco professionisti, elenco pubblicisti e/o registro praticanti);
  • svolgimento di attività lavorativa riconducibile a quella professionale giornalistica;

L’iscrizione deve inoltre avvenire entro 30 giorni dalla sussistenza dei requisiti richiesti.

Per quanto riguarda i documenti da presentare, per cui è comunque valida anche un’autocertificazione senza necessità di autentica (ai sensi del DPR 445/2000) a cui allegare la sola fotocopia di un documento d’identità, per effettuare l’iscrizione occorre fornire:

  • certificato rilasciato dall’Ordine professionale dei giornalisti, comprovante che il richiedente è iscritto nell’Elenco dei pubblicisti;
  • dichiarazione del datore di lavoro comprovante l’esistenza e la decorrenza del rapporto di lavoro subordinato (nel solo caso in cui il pubblicista intrattenga rapporto di lavoro subordinato);
  • certificato di nascita;
  • certificato di residenza;
  • certificato di stato di famiglia;
  • comunicazione del Codice Fiscale;
  • comunicazione dell’indirizzo dove si intende ricevere tutte le comunicazioni provenienti dall’INPGI;

Contributi e Aliquote della Gestione Principale INPGI
Come avviene nell’INPS, allo stesso modo, all’interno dell’INPGI è presente sia una gestione previdenziale principale (per chi ha un contratto di lavoro subordinato) sia una gestione separata per i pubblicisti che svolgono attività libero professionale. Alla gestione separata INPGI afferiscono anche i pubblicisti con contratto di collaborazione continuata e continuativa e a progetto (Cococo e Cocopro).
A tal proposito è opportuno ricordare anche che l’INPGI gestisce la previdenza obbligatoria dei giornalisti pubblicisti, titolari di un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica, solo a decorrere dal 1° gennaio 2001.
Per quanto riguarda la gestione principale INPGI occorre premettere che i contributi devono essere versati sulle retribuzioni risultanti dalle buste paga dei giornalisti, anche se superiori ai minimi contrattuali. In caso di retribuzioni corrisposte al giornalista in misura inferiore ai minimi contrattuali la contribuzione è sempre e comunque, commisurata alle retribuzioni minime stabilite da leggi, regolamenti e CCNL.
Dallo scorso 01/09/2014 (aggiornamento aliquote di Gennaio 2015), la contribuzione spettante all’INPGI, nei casi di lavoro subordinato, svolto dal pubblicista in Aziende editrici di Quotidiani, Periodici ed Agenzie di stampa a diffusione nazionale (caso più frequente) è pari al 36,33% della retribuzione imponibile, così suddivisa:

  • 8,79% a carico del lavoratore, di cui
    • 8,69% per i contributi IVS (contributi di invalidità, vecchiaia e superstiti);
    • 0,10% per il contributo per gli ammortizzatori sociali (dovuto soltanto dai giornalisti dipendenti da aziende che rientrano nel campo di applicazione della CIGS);
  • 27,54% a carico del datore di lavoro, di cui:
    • 22,28% per la voce principale dei contributi IVS;
    • la parte rimanente per l’assicurazione contro la disoccupazione, il TFR, l’assegno per i nuclei familiari, la mobilità e gli ammortizzatori sociali;

Contributi e Aliquote della Gestione Separata INPGI
I pubblicisti che svolgono attività giornalistica autonoma (compresi quelli contrattualizzati come Cococo e Cocopro) versano alla Gestione Separata dell’INPGI i seguenti contributi, calcolati sui soli redditi derivanti da attività di natura giornalistica:

  • un contributo soggettivo, a carico del giornalista, pari al 10% del reddito netto derivante da attività giornalistica autonoma dichiarato ai fini dell’IRPEF;
  • un contributo integrativo, pari al 2% del reddito lordo che il committente deve corrispondere al giornalista all’atto del pagamento del compenso per ogni singola prestazione;
  • un contributo annuale per il trattamento di maternità;

Quanto detto sopra implica che altri redditi derivanti da attività differenti da quella giornalistica non formano costituiscono base imponibile per il calcolo dei contributi dovuti alla Gestione Separata INPGI. Se, ad esempio, un pubblicista, svolge, accanto all’attività giornalistica, un altro lavoro, come operatore di call center con contratto Cococo, per i redditi prodotti con questa seconda attività, saranno dovuti dei contributi alla Gestione Separata INPS.
Occorre anche ricordare che il committente o datore di lavoro (sia esso un’azienda editoriale, un’agenzia di stampa, un’agenzia di comunicazione, una società editrice o un’ente pubblico, una società privata che dispone di un ufficio stampa o un altro professionista) che, comunque si avvale dell’opera professionale del giornalista ha l’obbligo corrispondere il contributo del 2% (la cosiddetta rivalsa INPGI) al pubblicista e quest’ultimo ha il diritto ad esigerlo (ex D. Lgs. 103/96). Tale contributo integrativo deve essere riscosso direttamente dal giornalista all’atto del pagamento previa evidenziazione del relativo importo sulla fattura o sulle certificazioni (ricevute) periodiche. In altri termini, il contributo del 2% a carico del committente deve essere richiesto dai pubblicisti:

Se il committente non corrisponde la rivalsa INPGI del 2% il pubblicista che svolge attività professionale autonoma è comunque tenuto a versarlo, di tasca propria, alla Gestione Separata perché la legge pone il versamento di tutti i contributi a esclusivo carico dell’assicurato.
Quest’ultima disposizione non vale, però, per i pubblicisti contrattualizzati con Cococo e Cocopro per i quali il versamento dei contributi è a carico del committente (i Cococo e i Cocopro, anche nell’attività giornalistica, sono considerati come contratti parasubordinati e non come attività autonoma).

Come e quando pagare i contributi INPGI
I contributi dovuti all’INPGI si pagano in due differenti momenti in cui vengono versati:

  • Il contributo minimo annuo (o minimale), di importo minore per i primi 5 anni di attività professionale del Pubblicista, deve essere versato entro il 30 Settembre di ogni anno e vale per l’anno in corso (entro il 30 settembre 2015 i pubblicisti versano il contributo minimo annuo per il 2015);
  • il saldo contributivo deve essere versato entro il 31 Luglio dell’anno successivo e viene calcolato sui soli redditi IRPEF, derivanti da attività giornalistica, documentati in dichiarazione dei redditi (entro il 31 Luglio 2016, i pubblicisti verseranno il saldo dei contributi dovuti per il 2015, calcolato sui redditi dichiarati, pochi mesi prima, e prodotti nel periodo d’imposta 2015);

Per quanto rigurda le modalità di pagamento occorre ricordare che:

  • l’INPGI invia una specifica comunicazione, cartacea o telematica, con cui invita il pubblicista al pagamento del contributo minimo annuo. In tale comunicazione può essere inviato un bollettino postale precompilato oppure, nel caso di comunicazione telematica, viene indicato sia l’importo (fisso) da versare, sia i codici e le modalità per la compilazione del Modello F24;
  • per quanto riguarda il saldo contributivo l’INPGI invia all’assicurato una comunicazione con la data di scadenza per il versamento dei contributi e l’invito al pagamento di quanto dovuto. A quel punto è il pubblicista che svolge attività autonoma che deve consultare la propria dichiarazione dei redditi, rilevare l’importo netto e lordo dei redditi derivanti da attività giornalistica e, eventualmente insieme al proprio commercialista o CAF o consulente del lavoro, aver cura di dichiarare telematicamente (sul sito INPGI è possibile accedere ad un’area riservata con funzioni apposite) tali redditi, per ottenere così l’importo da versare e i codici utili alla compilazione del Modello F24 Accise;

Specifiche sanzioni sono previste sia per il versamento tardivo sia per l’omessa dichiarazione, sia per l’omesso versamento dei contributi dovuti.

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