Huawei: ecco gli effetti di più ampia portata della guerra commerciale

Non solo effetti diretti, ma anche, e soprattutto indiretti: il ban su Huawei è destinato a modificare le dinamiche dell’intero settore. Vediamo come.

Huawei: ecco gli effetti di più ampia portata della guerra commerciale

Dopo la firma del decreto anti-Huawei da parte dell’amministrazione Trump, la sospensione da parte di Google dell’accesso di Huawei agli aggiornamenti Android (Google blocca Android su Huawei: cosa cambia?) e la tregua trimestrale (Huawei vs Google: tregua di tre mesi per gli aggiornamenti), proviamo a capire quali saranno le ripercussioni di più ampia portata dell’escalation della tensione nel comparto hi-tech.

In primo luogo, vanno presi in considerazione gli impatti diretti sulla compagnia cinese.

Huawei: questi gli impatti diretti

In primo luogo vanno considerati gli effetti immediati: nonostante un avanzatissimo livello di capacità, gli operatori sono convinti che Huawei non abbia ancora la possibilità di realizzare in proprio alcuni chip chiave (x86, RF) e in alcuni ambiti non disponga dei relativi diritti di proprietà intellettuale (in particolare nell’ambito del 5G e del software operativo mobile).

Inoltre, per la società di Shenzhen è fondamentale continuare ad avvalersi di partner come TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) per continuare a produrre chip all’avanguardia.

“Dal punto di vista tecnologico, TSMC è molto più avanzata dei suoi omologhi cinesi, quindi questa relazione è fondamentale perché Huawei possa produrre i suoi prodotti”, ha detto Greg Kuhnert, portfolio manager dell’All China Equity Fund di Investec AM.

Huawei: vicenda che danneggia l’intero settore

Le aziende tecnologiche statunitensi e cinesi sono profondamente legate tra loro nelle catene di approvvigionamento globali. “Un semiconduttore –continua Kuhnert - progettato in California potrebbe essere fabbricato a Taiwan, testato e confezionato nel sud-est asiatico, inserito in un prodotto fabbricato in Cina da una società statunitense e successivamente esportato negli Stati Uniti”.

Inoltre, Stati Uniti e Cina dipendono l’uno dall’altro. Secondo i dati disponibili, la Cina consuma circa il 60% della produzione mondiale di semiconduttori e le compagnie statunitensi ne forniscono quasi la metà.

Anche se si tratta di impatti particolarmente difficili da valutare, “riteniamo che, se la controversia dovesse aumentare, le potenziali conseguenze sarebbero varie: la possibilità per le aziende tecnologiche statunitensi (ad esempio Apple) di vendere alla Cina, un mercato ampio e in crescita, potrebbe essere limitata”.

Huawei: possibile differenziazione degli standard tecnologici chiave

È probabile che la Cina acceleri la sua politica industriale, che si concentra sullo sviluppo delle sue industrie tecnologiche. “È probabile inoltre che il Paese asiatico acceleri la sua politica tecnologica e cerchi fonti di approvvigionamento alternative, anche da imprese in Corea, Taiwan, Giappone ed Europa (nella misura in cui esistono)”.

In quest’ottica, la questione chiava è rappresentata dalla capacità statunitense di influenzare i propri alleati per limitare l’accesso della Cina a questi mercati.

Allungando l’orizzonte temporale, le prime due economie mondiali potrebbero “divergere su standard tecnologici chiave mentre si contendono il primato nel settore e l’influenza economica” con la conseguenza di rendere particolarmente incerte le prospettive per il settore.

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