Green pass obbligatorio “ovunque”: Walter Ricciardi ci spiega il perché

Luna Luciano

22 Agosto 2021 - 13:05

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Green pass esteso a tutti gli ambiti di vita e lavoro. Ad avanzare l’ipotesi è Walter Ricciardi, consigliere del Ministro Speranza. Ecco cosa ha detto.

Green pass obbligatorio “ovunque”: Walter Ricciardi ci spiega il perché

Oltre alle ipotesi di una terza dose del vaccino, mentre una parte del mondo non ha ancora effettuato la prima, adesso spunta l’ipotesi di un allargamento del campo di applicazione del Green Pass.

Ad anticipare questa possibilità è stato il consigliere del Ministro della Salute Speranza, Walter Ricciardi, uno dei sostenitori del “Green Pass all’italiana” e che vorrebbe un utilizzo più esteso del certificato verde.

Sono molte le ragioni per cui Ricciardi parla di un’estensione dell’applicazione del certificato; scopriamole.

Ricciardi: il Green Pass obbligatorio ovunque

Il Green Pass potrebbe diventare obbligatorioovunque” in luoghi aperti e al chiuso in “tutti gli ambienti di vita e di lavoro e anche sui trasporti”. Per Ricciardi questa scelta potrebbe garantire la libertà di movimento ai vaccinati e agli immuni oltre che una ripresa economica.

In questo modo si potrebbero incentivare le vaccinazioni, dando una nuova spinta alla campagna vaccinale. La decisione ovviamente è accompagnata da ragioni scientifiche legate alla nuova variante Delta.

L’immunità di gregge, infatti, con la variante Delta si raggiungerebbe solo con una percentuale d’immunizzati al 95%, vale a dire una copertura quasi totale. Davanti a questa situazione però deve essere la politica a decidere il da farsi.

Secondo Ricciardi l’imperativo categorico sarebbe quello di proteggere tutti “anche coloro che rischiano di morire perché non si vogliono vaccinare”, riferendosi così alle continue proteste dei novax. Il rischio delle polemiche però rimane e non sarebbe molto sensato alimentarle.

Green Pass obbligatorio ovunque: Ricciardi e la “spinta gentile”

Un modo per evitare le polemiche e un’alternativa valida all’obbligo del vaccino potrebbe essere quella di adoperare una «spinta gentile», quello che gli statunitensi chiamano strategie di nudging.

Una teoria che vorrebbe creare condizioni adeguate affinché le persone facciano scelte migliori come quella, appunto, di vaccinarsi.

Una ‘spinta gentile’ come quella del Green Pass esteso il più possibile forse in questa fase è [la strategia] più efficace.

Questo però non impedisce a Ricciardi di sostenere l’importanza di rendere obbligatorio il vaccino per il personale della scuola - oltre che per i professionisti della sanità. L’obbligo dovrebbe essere inteso come unico modo per proteggere gli studenti più fragili con i quali si entra in contatto, rimanendo in linea con quanto sostenuto dal Ministro Bianchi per le scuole.

Ricciardi: gli errori commessi durante la pandemia

Guardando a quello che si è fatto dallo scoppio della pandemia nel 2020, per il consigliere di Speranza gli errori commessi in Italia sono stati sostanzialmente due.

Il primo commesso a ottobre 2020 e il secondo a febbraio 2021. Il governo avrebbe dovuto “anticipare il virus” con misure e norme più restrittive, poiché non si era ancora in possesso dei vaccini o non se ne aveva abbastanza per poter far partire una campagna vaccinale estesa. I due errori commessi dal Governo italiano hanno causato 70mila morti. Detto questo però aggiunge:

L’Italia è andata meglio di altri. Abbiamo fatto benissimo nella prima ondata e bene dopo la terza, quando siamo stati tra i pochi al mondo a introdurre criteri certi per prendere misure restrittive basate su evidenze scientifiche.

Proprio per gli sforzi fino a qui sostenuti, per Ricciardi è arrivato il momento di essere più decisi nel far rispettare le regole, altrimenti si rischia d’incoraggiare chi non le segue; motivo per cui, ha ribadito, ci sarebbe l’esigenza di estendere l’obbligo vaccinale ad altre categorie come il personale scolastico.

Cosa dice Ricciardi sulla terza dose?

Riguardo la terza dose Ricciardi ha voluto fare una considerazione dal punto di vista immunologico. La terza dose avrebbe senso quando la protezione del vaccino si affievolirebbe tanto da rendere probabile un contagio: per questo sarebbe necessario somministrarla ai più deboli per età o malattia.

I tempi però rimangono il vero interrogativo e a questo potranno rispondere solo gli immunologi. C’è poi una considerazione da fare sull’equità della vaccinazione nel mondo. Nei paesi più poveri si è ancora molto indietro con la prima dose mentre i paesi occidentali e benestanti pensano già alla terza.

Avremmo dovuto imparare da quanto fatto per i farmaci anti AIDS, quando Mandela e Kofi Annan lottarono per liberarne la produzione.

A tal proposito Ricciardi ha voluto mettere in guardia: se non si farà qualcosa per intervenire a riguardo e dare una mano ai paesi più arretrati c’è il sostanziale rischio che la pandemia andrà avanti ancora per anni.

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