Green pass al lavoro: cosa prevede la Costituzione?

Simone Micocci

15/09/2021

Il green pass dovrebbe diventare obbligatorio sul posto di lavoro, senza alcuna distinzione. C’è chi ritiene si tratti di una decisione incostituzionale, ma cosa dice la Costituzione a riguardo?

Green pass al lavoro: cosa prevede la Costituzione?

Il green pass diventerà obbligatorio per lavorare, in tutti gli ambiti: una decisione che dovrà essere confermata nelle prossime ore quando il Consiglio dei Ministri si riunirà - molto probabilmente già nella giornata di domani - per approvare il nuovo decreto che riguarderà tutti i lavoratori, sia nel settore pubblico che privato.

Nessuna distinzione, anche per non creare discriminazioni: il premier Draghi ha deciso che la certificazione verde dovrà essere obbligatoria su tutti i posti di lavoro.

Una decisione a cui, inevitabilmente, seguiranno polemiche: non mancano, infatti, coloro che ritengono che il green pass leda i principi dettati dalla Costituzione. In particolar modo quando l’obbligo va a travalicare l’ambito lavorativo.

La nostra Costituzione, infatti, dedica ampio spazio, e importanza, al diritto del lavoro. Ragion per cui si ritiene che limitarne l’esercizio possa rappresentare una decisione incostituzionale. Ovviamente non siamo noi a doverlo dire: l’unico organo competente in materia è la Corte Costituzionale, la quale dovrà esprimersi in merito qualora venga interpellata.

Possiamo comunque vedere cosa dice la Costituzione italiana in merito al diritto al lavoro così da capire se un obbligo di green pass può rappresentare una decisione legittima o meno.

Diritto del lavoro: cosa prevede la Costituzione italiana

Abbiamo già spiegato il motivo per cui il green pass, così come inteso fino a oggi, è da considerarsi come legittimo. Esiste, infatti, l’articolo 32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute non solo dell’individuo, ma dell’intera collettività. Spetta allo Stato fare il possibile affinché questo diritto venga garantito, anche nel caso in cui ciò dovesse comportare la limitazione di altri diritti.

Va detto, però, che tra i vari diritti tutelati dalla Costituzione italiana quello al lavoro ricopre una posizione di primo piano. Lo troviamo, infatti, in diverse disposizioni costituzionali, quali:

  • articolo 1, comma 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro;
  • articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
  • articolo 35: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.
  • articolo 36: Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

C’è chi ritiene, come ad esempio il dott. Davide Mura (Laurea in giurisprudenza e master economico-giuridico) che questa posizione vada a riconoscere al diritto al lavoro una posizione gerarchicamente superiore a quella degli altri diritti tutelati dalla costituzione, compreso quello alla salute. Un “diritto” - spiega Mura nelle pagine del suo blog - “che non può essere compresso o condizionato o attenuato per altre finalità”.

Questo, così come tanti altri esperti, ritiene che neppure l’applicazione dell’articolo 32 della Costituzione - “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” - possa impedire alle persone di esercitare liberamente la propria attività lavorativa, con l’impossibilità per questi di poter vivere una “vita libera e dignitosa”, cosa che invece verrebbe fatta in tutti quei casi in cui il green pass diventa obbligatorio per lavorare.

Mura, dunque, ritiene che una tale decisione presenterebbe i caratteri d’incostituzionalità.

Poi c’è un’altra larga platea di esperti che la pensa diversamente: nonostante questa posizione di primo piano non vi è dunque alcuna violazione dei principi costituzionali quando le limitazioni al diritto al lavoro vengono apportate per la tutela del diritto alla salute.

Il green pass limita il diritto al lavoro: cosa ne pensa la giurisprudenza?

Va detto che la giurisprudenza sembra essersi schierata nella posizione opposta a quella descritta da Mura. Secondo i giudici che in questi mesi sono stati interpellati da tutti quei cittadini che hanno presentato ricorso contro il green pass - in Italia come nel resto d’Europa - infatti, la tutela della salute pubblica e del singolo ha prevalenza su altri interessi, diritto al lavoro compreso.

In Italia, ad esempio, diversi tribunali di primo grado hanno respinto i ricorsi di medici e infermieri no vax sospesi dal servizio perché non vaccinati; è successo Belluno, Verona e Modena, come pure presso il TAR del Friuli Venezia Giulia.

È interessante poi vedere quanto deciso dalla Corte Costituzionale francese a riguardo, in quanto qui si è parlato anche di lavoro. La Corte, infatti, ha sì dato il via libera alla decisione del Governo Macron di limitare l’accesso a determinati servizi ai possessori della certificazione verde, ma ha anche specificato che “non deve in alcun modo esserci la perdita del lavoro per chi ne è sprovvisto”. In particolare, i giudici hanno censurato - in nome di “diritto al lavoro uguale per tutti” - la possibilità di risoluzione anticipata dei contratti a tempo determinato o indeterminato. No al licenziamento, sì alla sospensione - senza stipendio - del rapporto di lavoro per un periodo di massimo 2 mesi.

E d’altronde in Italia non si parla di licenziamento per chi è senza green pass, quanto di sospensione del rapporto di lavoro. È così per gli operatori sanitari, come pure per il personale della scuola: sanzioni che dovrebbero essere confermate con il nuovo decreto che estenderà il green pass anche agli altri ambiti lavorativi.

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# Lavoro

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