Lunedì nero per la borsa di Atene. L’indice principale è stato debole fin dalla mattina raggiungendo anche il -23%. In difficoltà i bancari.
Venerdì scorso il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalotos ha firmato il decreto e lunedì 3 luglio la Borsa di Atene ha finalmente riaperto. L’avvio ha registrato un crollo record dell’indice Ase (-22,87% a 615,6 punti) che nel corso della giornata ha ridotto le perdite per poi chiudere a -16,2%.
È stato il più lungo periodo di chiusura del mercato azionario greco dagli anni Settanta.
Ora gli investitori greci possono acquistare azioni, obbligazioni, derivati e warrant, ma solo se useranno denaro nuovo come fondi trasferiti fuori dalla Grecia, depositi in contanti, soldi guadagnati dalla vendita di azioni future o da saldi dei conti esistenti su investimenti detenuti da società di intermediazione elleniche. Gli investitori stranieri invece saranno esclusi da qualsiasi restrizione a condizione che siano già stati attivi prima dell’imposizione del controlli sui capitali alla fine di giugno.
Sui titoli bancari, la National bank of Greece e Pireus bank hanno ceduto il 30% del loro valore, Eurobank e Alpha il 29,8%. Il titolo di Hellenic Exchange (la società di gestione della Borsa) ha perso il 23,4% e la Public power corporation oltre il 22%. Tra i cali meno ingenti quello dell’Autorità portuale del Pireo (-6%), della quale una parte anche ingente delle quote potrebbe giungere presto sul mercato.
Stabili i titoli di Stato ellenici che anche nelle settimane delle trattative tra il governo greco e la ex Troika sono rimasti in contrattazione sui mercati telematici: il bond a 10 anni si quota a un tasso dell’11,5%, quello a due anni è in leggera tensione con un aumento del rendimento di circa 50 punti base e un tasso del 20,5%. Le borse europee non sono state influenzate da quella di Atene e dopo un avvio incerto hanno chiuso la seduta in territorio positivo con Francoforte (+1,19%), Parigi (+0,75%) e Milano (+0,75%).
Mentre lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è stabile sui 111 punti base con il rendimento del decennale del Tesoro all’1,77%, il differenziale tra i titoli di Spagna e Germania è a 128 punti base e quello tra i Bond di Atene e Berlino a 1.091 punti con un tasso ellenico a 11,57% (a 10 anni).
Inutile dire che l’effetto sulla economia sarà enorme se la borsa continua così, anche perché i dati dell’ufficio di bilancio greco informa dicono che c’è stata una caduta dei consumi dell’80% che provocherà una contrazione del Pil dell’1,5% ogni settimana oppure dell’1% se la caduta dei consumi sarà solo del 50%.
Si ricorda che la Grecia era già entrata in recessione nei primi sei mesi di quest’anno ma ora si registra un aumento. Da qualche settimana si è aggiunto a frenare i consumi anche l’aumento generale dell’Iva e quello dei prelievi su tutte le pensioni imposti con l’accordo del 12 luglio.
Lo scenario dell’economia come della finanza tende ad essere negativo.
Sia i media internazionali che quelli greci avevano annunciato che le delegazioni della ex Troika, Commissione Europea, BCE, FMI e Meccanismo Europeo di Stabilità sarebbero tornate ad Atene il 24 luglio ma proprio in quel giorno non sono arrivate per problemi di sicurezza e si è negoziato un luogo “sicuro” in cui tenere i colloqui.
Bisogna fare presto.
Quest’anno la Grecia avrà una caduta del Pil del 7% o dell’8%, il doppio di quanto ufficialmente previsto, quindi anche le stime sugli equilibri di bilancio o il peso del debito sono destinati ad essere rivisti in peggio.
Se si firmerà un accordo per un nuovo pacchetto di prestiti per il 20 agosto, di sicuro non molto tempo dopo debitori e creditori dovranno accettare l’evidenza e ammettere che non basta.
La Grecia avrà bisogno di ancora nuove risorse, ammesso ovviamente che riesca a sopportare gli ulteriori sacrifici che a quel punto la Germania vorrà imporre in contropartita. La caduta del Pil si aggraverà e si innescherà un altro giro della stessa spirale. E fino a quando sarà possibile continuare.