GRECIA - Alla fine, sia per l’euro che per i funzionari europei è chiaro che ulteriori concessioni per salvare la moneta nella sua forma attuale non sono alle porte.
Se la Grecia vuole rimanere parte della moneta unica ora dovrà pagarne il prezzo, non importa quanto alto sia.
Dopo una settimana di tensione in Germania, con il Cancelliere Angela Merkel che rimane aggrappata al suo potere e con la Corte costituzionale tedesca che pone un freno alla sua capacità di gettare soldi in zona euro, straziata dalla crisi del debito, sembra che alla Grecia sia stato dato un ultimatum
Non solo la Merkel ha ammesso che lasciare la Grecia nell’euro è stato un errore ma ha inviato un chiaro messaggio ad Atene: se vorrà restare lì dov’è adesso, allora sarà semplicemente costretta ad accettare le misure di austerità necessarie per ridurre deficit di bilancio del paese.
Anche se il leader tedesco si è impegnato ancora una volta per salvare l’euro e la zona euro, ha anche lanciato un avvertimento a tutti i debitori periferici che la Germania non pagherà più per loro
Se discorso di Mercoledì della Merkel ha definito una netta linea di demarcazione ed è parso essere un punto fermo, ugualmente è stato il commento del presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet, Giovedì, quando ha colto l’occasione di una conferenza stampa politica, per rendere più chiaro che, nonostante nella zona euro la crescita sia rallentata, la BCE non si sta muovendo verso ulteriori tagli dei tassi di interesse e non ha nemmeno in programma di ampliare i suoi programmi in corso per sostenere i mercati obbligazionari della zona euro e mantenere i tassi di prestito bassi, o di fornire liquidità alle banche della zona euro per mantenere la maggior parte di queste solvibili.
In una performance quasi rabbiosa, il presidente della BCE ha però voluto ricordare e ribadire che la banca centrale sta agendo per fornire e assicurare la stabilità dei prezzi non per salvare i debitori recalcitranti.
In altre parole, sia Merkel che Trichet sembra vogliano dire che anche se sono pronti a mantenere l’euro in vita, non sono tuttavia disposti a fare di più. Questa è l’ultima cosa che Atene avrebbe voluto sentire, mentre attende i negoziati con la cosiddetta troika dell’Unione europea, della BCE e dell Fondo Monetario Internazionale, che riprenderanno all’inizio della prossima settimana.
Il governo greco aveva sospeso le trattative una settimana fa dopo che aveva lasciato intendere che, nella migliore delle ipotesi, sarebbe stata solo in grado di soddisfare circa 1 miliardo di euro dei EUR1.7 miliardi di tagli alla spesa che la troika aveva chiesto quest’anno per coprire lo slittamento di bilancio del paese.
La riluttanza del Primo Ministro greco George Papandreaou a spremere di più l’economia non stupisce, visto che i nuovi dati mostrano già una massiccia contrazione del 7,3% al secondo trimestre.
Con l’economia globale, che sta ugualmente rallentando, è improbabile che la Grecia, andando avanti, possa ottenere molti aiuti. Il paese è stato lasciato davanti a una scelta difficile e sgradevole.
Subire una contrazione ancora più acuta nel breve termine, mantenere la troika felice e rimanere nell’ euro, o percorrere quella che potrebbe essere una strada molto più dolorosa, lunga e altamente incerta, ovvero uscire dall’euro e tornare alla dracma?
Ottenere prestiti, naturalmente, diventerebbe in questo caso ancora più proibitivo, ma il Paese alla fine dovrebbe essere anche in grado di poter riportare se stesso vero la ripresa, utilizzando quella che sarebbe una moneta svalutata. E Atene sarebbe ancora una volta indipendente da Bruxelles e Francoforte, libera di perseguire politiche monetarie e fiscali progettate solo per se stessa.