Grecia al bivio: Presidente della Repubblica o elezioni anticipate? Una Nazione a rischio default mentre l’UE attende

Vittoria Patanè

29 Dicembre 2014 - 10:15

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Fra poco meno di due ore si conoscerà il destino della Grecia: se non arriverà il Presidente della Repubblica si andrà alle elezioni. Mentre molti parlano di default, il rischio è quello di innescare un effetto domino che travolgerà anche l’Italia

Grecia al bivio: Presidente della Repubblica o elezioni anticipate? Una Nazione a rischio default mentre l'UE attende

Fra meno di due ore conosceremo il destino della Grecia. Se entro le 12.00 di oggi non arriverà il nuovo presidente della Repubblica, si avvererà il presagio che molti attendevano: Il Parlamento verrà sciolto e verranno indette elezioni anticipate.

Quello di oggi infatti è il terzo scrutinio. A Dtavros Dimas, candidato della maggioranza, serviranno 180 voti su 300 per esse eletto. Al primo scrutinio (17 dicembre) si è fermato a 160 contro i 155 di quelli della maggioranza che appoggia il governo Samaras. Il 23 dicembre erano invece 168, 8 in più, ma non abbastanza per divenire presidente della Repubblica. Da sottolineare che, nel corso dei primi due scrutini, erano necessaria la maggioranza assoluta di 200 voti su 300. Oggi ne occorrono 20 in meno e la speranza di molti è che Dimas riesca a farcela portando dalla sua parte i deputati indipendenti.

Nel caso in cui oggi non si eleggesse il nuovo Capo dello Stato, il Parlamento greco verrà sciolto e saranno indette elezioni anticipate che si terranno tra fine gennaio e inizio febbraio. Ma c’è di più, perché il rischio concreto è che in caso di mancata elezione, gli ellenici perdano l’ultima tranche di aiuti della Troika, corrispondenti a 7 miliardi di euro, non riuscendo più a pagare stipendi, pensioni e in generale le spese ordinarie. Nel caso in cui invece a spuntarla oggi fosse Syriza il pericolo è che l’Europa, impaurita dai proclami del candidato (No all’austerità e negoziazione del debito) abbandoni il Paese a se stesso.

Sono in molti in queste ore a pronunciare la parola default. I segnali dei mercati sono chiari: i rendimenti triennali sono saliti al 10,45% nella seduta del 24 dicembre. Il significato è dunque chiaro: per gli investitori il default diviene sempre più probabile così come la fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona.

In ballo però, ci sono anche altre opzioni: nei sondaggi il primato di Syriza risulta molto esiguo e tende a diminuire man mano che lo spettro «elezioni anticipate» diventa sempre più probabile. Inoltre, in caso di vittoria, il cartello della sinistra radicale guidata da Tsipras otterrebbe una maggioranza risicata (50 deputati) che non le permetterebbe di governare da sola, costringendola a rivedere (in parte) la propria posizione per cercare di istituire delle alleanze.

Nel frattempo l’Europa attende l’esito di queste elezioni con il fiato sospeso. Nel caso in cui si andasse alle urne il mese prossimo, la volatilità di azionario e obbligazionario greco arriverebbe alle stelle, provocando una reazione a catena che coinvolgerebbe in primis l’Italia. Anche noi infatti nello stesso periodo eleggeremo il Presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano che, con ogni probabilità, arriveranno a metà gennaio.

Ancora una volta, fondamentali saranno le decisioni che prenderà Mario Draghi. Il board della BCE si riunirà il prossimo 22 gennaio e proprio per quella data, potrebbe arrivare il tanto agognato Quantitative Easing.

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