C’è che dice no come si legge nel testo di una famosa canzone.
Il PGA Tour di golf ha infatti respinto al mittente un’offerta per la cessione del suo ramo commerciale. Una notizia che si affianca a quella, puramente sportiva, della ripresa della stagione dei Major e dei grandi tornei internazionali, ma che allo stesso tempo riporta l’attenzione su quella che è una divisione nel mondo del golf mondiale.
Da una parte infatti c’è il PGA Tour, dall’altra LIV Golf. Chi ci sia dietro questa seconda entità non è difficile da indovinare, visto che verrebbe da dire che si parla dei «soliti sospetti». LIV infatti non è altro che è un nuovo tour, attivo dal 2022, gestito dal golfista australiano Greg Norman e sostenuto finanziariamente dal Fondo per gli investimenti pubblici dell’Arabia Saudita PIF.
Fondo PIF estremamente attivo negli ultimi anni nel settore dello sport e che ha anche investito nel mondo del golf.
PGA Tour, un no da 1,5 miliardi di dollari
PGA Tour e PIF sono stati in trattative per molti mesi, come ha avuto modo di raccontare il quotidiano inglese The Guardian in un lungo articolo che ripercorre la vicenda e ne spiega gli ultimi sviluppi. Tra cui il rifiuto, clamoroso se si pensa all’enormità della cifra proposta dal fondo arabo. Un’operazione che se fosse andata a buon fine probabilmente avrebbe anche segnato un primo concreto passo di riavvicinamento anche tra PGA Tour e LIV, i cui rapporti anche inevitabilmente sono quanto meno tesi. A quanto trapela l’offerta per il ramo commerciale del PGA Tour aveva al suo interno anche alcune condizioni che non sono state ritenute accettabili da parte del PGA Tour. Nello specifico, PIF avrebbe chiesto garanzie che il circuito LIV potesse continuare a operare e che il suo governatore, Yasir al-Rumayyan, potesse assumere la carica di co-presidente del PGA Tour. Condizioni irricevibili a quanto pare e così la situazione è rimasta immutata.
Una questione, quella della divisione nel mondo del golf, che pare interessare anche a un personaggio al centro dell’attenzione mondiale come Donald Trump. Sempre secondo una ricostruzione del Guardian, infatti, il Presidente degli Stati Uniti nelle prime settimane del suo secondo mandato si sarebbe speso in prima persona per favorire un accordo tra i due circuiti e permettere così una riunificazione del golf mondiale sotto un unico nome. Tentativo che sembrava essere vicino ad arrivare al traguardo negli ultimi giorni, fino alle notizie del rifiuto del PGA Tour di accettare la proposta saudita.
La riunificazione resta un obiettivo comune
Il «no» potrebbe essere solo momentaneo e non rappresentare la fine di ogni genere di trattativa. Nelle scorse settimane infatti erano arrivate dichiarazioni che lasciano immaginare come la volontà di arrivare a un’intesa sia cercata da tutte le parti coinvolte che intuiscono i possibili vantaggi reciproci di un’operazione di questo genere. «Apprezziamo la visione innovativa di Yasir Al-Rumayyan e vediamo un futuro in cui lo accoglieremo nel nostro consiglio per lavorare insieme alla crescita globale del golf. Nelle nostre trattative, riteniamo che ci sia spazio per integrare alcuni aspetti importanti di LIV Golf nella piattaforma del PGA Tour. Stiamo facendo tutto il possibile per riunire le due parti» ha dichiarato per esempio il commissario del PGA Tour, Jay Monahan.
Aperture anche da parte di LIV: «Se l’accordo può aiutare a far crescere il golf, mi ci butterò a capofitto, ma non è l’unica strada. Sarebbe bello, purché tutti siamo focalizzati sugli stessi obiettivi. Posso dire che amo ciò che stiamo facendo, amo le nostre prospettive. Amo la crescita avvenuta in tre mesi. So cosa ci aspetta nei prossimi tre mesi. E amo la nostra posizione attuale» le parole dell’ad di LIV Golf, Scott O’Neil.