Petrolio, due fronti di interruzione dell’offerta tra Arabia Saudita e Libia. Il Brent resta sopra i 107 dollari

Ufficio Studi Money.it

16 Settembre 2026 - 12:45

Il greggio si ritira lievemente dai massimi di quattro mesi, ma resta sostenuto dai caricamenti sospesi al porto saudita di Yanbu e dalla chiusura di due giacimenti libici.

Petrolio, due fronti di interruzione dell’offerta tra Arabia Saudita e Libia. Il Brent resta sopra i 107 dollari

Il Brent tratta a 107,67 dollari al barile (-0,99%), mentre il WTI scende a 105,01 dollari (-0,77%). Entrambi i benchmark si ritirano dai massimi di quattro mesi toccati nei giorni scorsi ma restano su livelli elevati, sostenuti da due crisi di offerta che si sono sovrapposte negli ultimi giorni: una in Arabia Saudita, l’altra in Libia.

Il fronte saudita: Yanbu bloccato dopo l’attacco alla pipeline East-West

Venerdì 11 settembre la pipeline East-West saudita, che attraversa le regioni di Riyadh e Madinah per raggiungere i terminali di esportazione sul Mar Rosso a Yanbu, è stata colpita da droni lanciati dalla provincia di Maysan, nel sud-est dell’Iraq, secondo Al Jazeera. Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco; l’Iraq ha aperto un’inchiesta, rimosso il comandante delle operazioni nella provincia di Maysan e chiuso il valico di frontiera di Shalamcheh con l’Iran.

La pipeline, chiusa in via precauzionale, ha una capacità di 4-5 milioni di barili al giorno, pari al 4-5% dell’offerta petrolifera mondiale. Nei giorni successivi la situazione si è aggravata, con i caricamenti di greggio al porto di Yanbu che risultano sospesi, secondo fonti marittime riprese da più agenzie. «Il passaggio a 108 dollari al barile segnala chiaramente che il mercato sta prezzando una significativa perdita di offerta», ha dichiarato Janiv Shah, vicepresidente per i mercati delle materie prime-petrolio di Rystad Energy.

Ben Cahill, dell’Atlantic Council Global Energy Center, ha osservato che «i cuscinetti chiave che ci hanno aiutato negli ultimi sei mesi sono praticamente esauriti», riferendosi al fatto che la pipeline era la principale via alternativa saudita in caso di problemi allo Stretto di Hormuz.

Sul fronte libico una protesta ferma due giacimenti

In parallelo, in Libia la Guardia delle strutture petrolifere (Petroleum Facilities Guard, PFG) ha chiuso martedì 15 settembre una valvola sulla pipeline Hamada-Zawiya, fermando completamente la produzione ai giacimenti di Hamada e Tahara e a una stazione di pompaggio.

La National Oil Corporation (NOC) libica ha definito l’azione «illegale» e ha avvertito che potrebbe dichiarare forza maggiore se la valvola non verrà riaperta o se altre interruzioni dovessero colpire altri giacimenti. La protesta della PFG è legata a rivendicazioni su paga e condizioni di lavoro, con una richiesta di trasferimento amministrativo e finanziario del corpo dal ministero della Difesa libico alla NOC.

La Libia produce oggi circa 1,4 milioni di barili al giorno, il livello più alto da oltre un decennio: l’entità esatta della produzione persa in questo specifico episodio non è stata quantificata dalle fonti consultate.

Cosa aspettarsi ora?

Per il risparmiatore italiano il canale di trasmissione più diretto resta quello dei prezzi alla pompa e delle bollette, dato che l’Italia importa la quasi totalità del proprio fabbisogno di petrolio.

Chi detiene ETC sul petrolio, quote di fondi/ETF energetici o titoli come Eni vede nei due fronti di offerta interrotti un fattore di sostegno ai prezzi nel breve termine, in un contesto comunque volatile. Il rapido ritracciamento dai massimi che abbiamo osservato nella sessione di martedì, infatti, mostra come il mercato possa correggere altrettanto in fretta se le tensioni si allentano.

Consideriamo, inoltre, che questa instabilità arriva a poche ore dalla decisione della Fed di questa sera, che potrebbe a sua volta muovere le materie prime attraverso il canale del dollaro.