Gli italiani investono 57 euro al mese nella musica. Il dato che sta trainando un intero mercato

Alberto De Pasquale

16 Maggio 2026 - 11:55

Concerti e vinili salvano l’industria: perché gli italiani, soprattutto i giovanissimi, pagano sempre di più nonostante lo streaming?

Gli italiani investono 57 euro al mese nella musica. Il dato che sta trainando un intero mercato

Per la musica gli italiani spendono in media 57 euro al mese.

Non è una cifra da poco, considerando la facilità con cui è possibile accedere ai contenuti in streaming, anche gratuitamente. Tra concerti, dischi in vinile e merchandising, i prodotti acquistabili per alimentare la passione e dimostrare vicinanza ai propri artisti preferiti sono tantissimi. In particolare, sono proprio quelli fisici e legati all’esperienza dal vivo a suscitare più entusiasmo. E a trainare i numeri. Nel caso dei fan incalliti, una piccola ma significativa quota di consumatori italiani di musica, la spesa mensile è ancora più alta: il 142% in più rispetto alla media generale.

I dati arrivano dall’ultimo report della Fimi (la Federazione industria musicale italiana) e testimoniano come, nonostante la forza del digitale, «i consumatori di musica hanno riscoperto il fascino del prodotto fisico, come se di fronte alla totale smaterializzazione si affiancasse anche la necessità di disporre di un oggetto che possa testimoniare la vicinanza all’artista». Il protagonista assoluto di questa rinascita, ormai da qualche anno, è il vinile, «inizialmente percepito come un fenomeno legato solo agli adulti nostalgici, è diventato in realtà parte centrale della cultura giovanile di questi anni».

Il mercato discografico italiano

Nel 2025 il mercato discografico italiano è cresciuto del 10,7%, arrivando a 513,4 milioni di euro di fatturato e superando per la prima volta quota mezzo miliardo. La crescita è stata molto più alta della media globale (6,4%) ed europea (5,6%) e ha confermato l’Italia il terzo mercato più importante dell’Ue. Il digitale vale complessivamente 344,4 milioni, mentre la vendita dei supporti fisici ha contribuito al fatturato per 74,7 milioni di euro. Tuttavia, è proprio il canale fisico a mostrare più vivacità. Il fatturato dei dischi in vinile nel 2025 è cresciuto del 24,2%, mentre quello dei Cd del 15,1%: in entrambi i casi, ben al di sopra della media generale.

Il ritorno della musica fisica

Nel 2025 gli italiani hanno acquistato 4,6 milioni di supporti musicali fisici. Nonostante i prezzi in aumento si tratta di livelli che non si vedevano da quasi dieci anni. Anche se in crisi, il 51% dei supporti fisici acquistati dagli italiani lo scorso anno è stato un Cd, mentre i vinili sono stati il 47%. La differenza sta tutta nei prezzi: anche se leggermente inferiori come numero di vendite rispetto ai “compact”, i vinili, essendo più costosi, rappresentano il 65% dei ricavi del segmento fisico, mentre i Cd, ben più economici, solo il 33%.

La spesa

Andando a fare i conti in tasca agli appassionati, come anticipato, il report Fimi parla di una spesa di 57 euro al mese per l’acquisto di prodotti legati alla musica. Chiaramente per “musica” è da intendersi un ampio ventaglio di acquisti. In testa ci sono i concerti e i festival che, soprattutto quando si svolgono negli stadi o in ampie arene all’aperto, possono rappresentare un esborso significativo, pari a circa 33 euro al mese come media cumulata (25 euro i concerti, 8 i festival). Seguono lo streaming, con le varie app per ascoltare la musica in ogni momento, che vale in media 5 euro al mese e poi ecco i vinili e i Cd, 4 euro in media al mese per ciascun supporto. Da non sottovalutare anche il merchandising: i vestiti da soli rappresentano una spesa da 4 euro in media al mese, i libri da tre euro. A comprare di più sono soprattutto i giovanissimi. Nella fascia 16-24 anni l’esborso medio mensile è di 79 euro, mentre poi scende a 74 per i 25-34enni, a 53 per chi ha tra i 35 e i 44 anni e a 43 nella fascia 45-54 anni. Torna a salire (51 euro in media al mese) per chi ha tra i 55 e i 64 anni.

La musica in Italia La musica in Italia Spesa degli italiani per la musica (media mensile in euro, 2025)

Il rapporto si sofferma anche su una particolare categoria di consumatori di musica, che definisce “superfan”. Sono appena il 12% dei consumatori totali, ma hanno una capacità di spesa molto superiore alla media: si parla di circa 138 euro al mese. A guidare questa nicchia di appassionati è soprattutto l’acquisto di musica fisica, per cui si spende il 239% in più rispetto al campione generale, e dei biglietti per gli eventi dal vivo (+63%).

Tra pirateria e IA

Mentre l’industria si gode numeri confortanti, per un settore che fino a pochi anni fa sembrava avviato a un crollo costante e che, al contrario, invece oggi regge proprio grazie alla spinta dei consumatori più giovani e alla riscoperta per l’esperienza vintage, qualche incognita non manca. Sullo sfondo c’è sempre la pirateria, diffusa soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni, nella quale almeno il 30% degli italiani ascolta brani illegalmente, ma poi c’è la questione, non meno importante e in realtà strettamente collegata, dell’Intelligenza Artificiale. Un dato su cui riflettere è il 97% di persone, a livello globale, che dichiara di non essere in grado di distinguere se una canzone è stata interamente creata tramite l’IA generativa. Come se non bastasse, più della metà degli under 44 ammette di ascoltare circa tre volte a settimana musica creata con l’IA.

Fonte

Report Fimi 2026