Giuseppe Conte, un premier alla Don Abbondio

La crisi della nave Diciotti ci fa capire che i timori della vigilia non erano infondati: Giuseppe Conte in questo governo sembra sempre più una comparsa.

Giuseppe Conte, un premier alla Don Abbondio

Il nostro Abbondio non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”.

Così Alessandro Manzoni nel primo capitolo dei Promessi Sposi descriveva la figura di Don Abbondio. In questa crisi della nave Diciotti, il comportamento (o meglio il non comportamento) di Giuseppe Conte assomiglia molto a quello del curato di “quel ramo del lago di Como”.

“Giuseppe Conte, di’ qualcosa…”

Quando lo scorso maggio iniziarono le trattative tra Lega e Movimento 5 Stelle per la formazione del “governo del cambiamento”, Luigi Di Maio in quanto leader del primo partito del paese rivendicava con energia il diritto di andare lui a Palazzo Chigi.

Naturalmente Matteo Salvini non aveva alcuna intenzione di appoggiare la volontà del pentastellato, così dopo una ridda di nomi e di ipotesi ecco che venne presa la decisione di nominare un premier terzo.

Forti del più corposo gruppo parlamentare, i 5 Stelle pretesero comunque di indicare loro il nome del Presidente del Consiglio, con il carroccio che alla fine diede il via libera all’avvocato Giuseppe Conte.

Polemiche sul curriculum a parte, il professor Conte senza dubbio appariva subito una figura di spessore, ma tutti si domandarono se una volta a capo del governo avesse potuto svolgere in maniera incisiva le funzioni del suo ruolo oppure se fosse stato soltanto una pedina nelle mani del duo Salvini-Di Maio.

A distanza di quasi tre mesi dal giuramento del governo la risposta a questa domanda ci appare chiara: Giuseppe Conte nel governo che presiede ha poca voce in capitolo, come in balia dei due vice presidenti.

La vicenda della nave Diciotti, da giorni ferma al porto di Catania in attesa di poter sbarcare i 148 migranti rimasti a bordo, è un caso emblematico della impalpabilità del premier Conte.

In tutti questi giorni di crisi neanche una mezza parola sulla vicenda, eccezion fatta per un post su Facebook datato Mercoledì 22 agosto dove si chiedeva all’Europa di voler “battere un colpo”.

In teoria anche tutti gli italiani sono in attesa chepure lui “batta un colpo”, per farci finalmente sapere qual è la presa di posizione del Presidente del Consiglio in merito a questa spinosa vicenda che sta creando fratture anche a Bruxelles.

Qualsiasi sia la posizione di Conte sul tema sarebbe il caso che la esprima. Invece su un fatto molto delicato che riguarda anche il nostro rapporto con l’Europa è calato da Palazzo Chigi il silenzio più assoluto.

Stretto tra i due partiti di governo che sono in campagna elettorale permanente, giocando pure in due schieramenti diversi, così come Don Abbondio si fece intimorire dai bravi al pari il nostro Presidente del Consiglio non prende una posizione per non scontentare nessuno.

L’immagine che si percepisce, anche all’estero infatti gli investitori scappano, è quella di un governo dove chi dovrebbe dettare la linea politica è invece impotente.

Negli anni ‘80 in televisione era molto in voga il pupazzo Rockfeller, che ogni volta chiedeva al suo ventriloquo Luis Moreno cosa dovesse dire. Come sketch il siparietto era molto apprezzato, in politica invece una situazione del genere appare più che inappropriata.

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