Giorgia Meloni diventerà il primo premier donna in Italia?

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, riuscirà davvero a diventare la prima donna presidente del Consiglio in Italia?

Giorgia Meloni diventerà il primo premier donna in Italia?

Qualcuno potrebbe dire che i sorrisi che il premier Conte, solitamente sempre piuttosto controllato nelle sue reazioni istituzionali, ha riservato al discorso accalorato della Meloni alla Camera qualche settimana fa nascondessero il tentativo di esorcizzare un temibile avversario.

Dalle parti di Palazzo Chigi a fare più «timore» non è più Matteo Salvini, ma proprio la terribile leader di Fratelli d’Italia. Lo stesso leader della Lega più volte ha mostrato un certo fastidio malcelato verso l’ascesa di Giorgia Meloni. E d’altra parte la ragazza ha studiato e studia da tempo per diventare presidente del Consiglio, malgrado lei si schernisca spesso di fronte a chi le rivolge la fatidica domanda su un suo ipotetico futuro da premier.

Chi la ricorda nel lontano 1992, quando a soli 15 anni si iscrisse al fronte della gioventù per una sorta di rivalsa contro il pensiero dominante di sinistra di quegli anni, dice che già allora si intravedeva in lei la stoffa del leader. Nata sotto l’egida politica di Gianfranco Fini, Giorgia Meloni ha inanellato una serie di primati nella vita politica da fare invidia a molti ben più navigati di lei nel mare della politica nostrana. Più giovane consigliere provinciale, a soli 21 anni la prima presidente donna di un’organizzazione giovanile di destra, la più giovane donna parlamentare quando entrò alla Camera la prima volta nel 2006, e di conseguenza anche la più giovane vicepresidente della stessa, sotto la presidenza di Fausto Bertinotti, che ebbe parole di apprezzamento per il suo lavoro, malgrado si trovassero distanti anni luce in quanto a idee politiche.

E questa evidentemente è un’altra delle costanti nella vita della Meloni, che viene spesso apprezzata (ed ora anche temuta) anche da chi non la pensa politicamente come lei. Ma questo di certo non perché la si possa definire una donna accomodante o che non dà troppo “fastidio”, anzi. Basti pensare che non appena insediata al ministero della gioventù nel 2008, a 31 anni ebbe l’ardire di sfidare la Cina, invitando gli atleti italiani a boicottare la cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici di Pechino in dissenso verso la politica cinese attuata nei confronti del Tibet.

Coerenza, interezza e determinazione sono gli aspetti che la gente dice di apprezzare maggiormente in lei, ed è anche per questo che il suo partitino in soli due anni è passato dal 4,2% al 15%.
Il tutto con la «complicazione» di essere donna e quindi, come spesso accade anche in altri ambiti, con la necessità di dover sempre dimostrare qualcosa di più di un suo collega uomo.

Sono sempre stata candidata ed ho assunto dei ruoli perché avevo fatto qualcosa per meritarmeli”, dichiara infatti in una recente intervista con Maurizio Costanzo.

Abbandonato il suo mentore politico Gianfranco Fini, reo di aver rinnegato le sue idee ed essersi avvicinato alla sinistra in piena bagarre con il leader del Popolo delle Libertà Berlusconi, è entrata nelle file del partito del Cavaliere.
Dopo aver chiesto inutilmente la convocazione di primarie per scegliere il leader del centrodestra, al secco rifiuto di Berlusconi fonda un suo partito.

Molti analisti e politici hanno sorriso allora, definendo quella mossa come un vero suicidio politico. Ma qualcosa si è mosso diversamente.

Dopo anni di dura sopravvivenza, il suo nuovo partito Fratelli d’Italia ha visto il suo consenso arrivare a vette mai raggiunte nemmeno da Alleanza Nazionale ai tempi d’oro dei primi governi berlusconiani.
Qualcuno ora non sorride più quando si arriva a preconizzare come possibile per lei l’approdo a Palazzo Chigi.

Ma non è l’obiettivo primario della Meloni, o almeno sembra, perché per molti la sensazione è che il ruolo sia solo un mezzo per arrivare a un fine e non il contrario. Il fatto che non sia voluta entrare nel governo giallo-verde, anche quando sembrava la soluzione più facile per arrivare alla formazione di un governo nel 2018, la dice lunga. Meglio misurare e ponderare le proprie mosse politiche perché la fretta, in politica come nella vita, è spesso cattiva consigliera, come forse adesso starà pensando il suo alleato Matteo Salvini, che ha visto erodere in poco tempo parte del suo ampio consenso, in grandissima parte confluito proprio in Fdi, soprattutto a causa della sue scelta di formare prima e far cadere poi il governo con i 5 stelle.

La politica è l’arte del compromesso, ma spesso i compromessi nascondono dei tranelli, che alla lunga si pagano amaramente. Anche le sue “intemerate” alla Camera, come il discorso di qualche giorno fa che tante critiche sui social le ha attirato, rivelano la volontà di farsi valere in un mondo come quello politico, ancora troppo maschilista.

In pochi anni è riuscita a creare un partito decisamente, dal primo dirigente all’ultimo degli attivisti, alla figura del suo leader, e questo non è banale soprattutto in momenti come questi, in cui le giravolte e i tradimenti sono quasi all’ordine del giorno.

Ecco perché allora, in un futuro non troppo lontano, non è affatto irrealistico pensare a lei come alla prima donna in grado di ricoprire il ruolo di premier in Italia. Anche nei rapporti internazionali è stata in grado di costruirsi un percorso lineare, che le ha permesso di essere ben vista oltreoceano ed avere in Europa una posizione chiara e univoca all’interno del gruppo dei conservatori. Se sarà lei la prima donna premier lo scopriremo solo vivendo ma è certo che sempre più persone in ambito politico stiano iniziando a prendere molto sul serio l’ascesa politica della leader di Fdi.

Il presente articolo racconta l’opinione personale dell’autore.

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