Come gestire i tassi negativi nelle obbligazioni?

Nel contesto attuale dove il buon vecchio “investimento risk free” rende sempre meno, risulta opportuno affidarsi all’estrema diversificazione degli investimenti, facendo attenzione alla selezione dei titoli

Come gestire i tassi negativi nelle obbligazioni?

Il 2019 verrà ricordato come l’anno dell’esplosione globale delle obbligazioni a rendimento negativo.

Come vediamo nel grafico proposto, a luglio il numero di obbligazioni con rendimenti negativi ha superato la cifra record di 13mila miliardi. Si tratta di un trend in atto già da qualche anno ma che nel 2019 ha accelerato vistosamente a causa degli atteggiamenti ultra accomodanti delle banche centrali, FED e BCE in primis.


Fonte: Bloomberg

Questa montagna di asset che non rende, bisogna anzi pagare per detenerla in portafoglio, ha drasticamente cambiato i paradigmi d’investimento nel mondo della gestione. Dove trovano rendimento i grandi asset manager globali, i gestori di fondi pensione e le assicurazioni? Assumendo rischi verso altre classi di attivo, i così detti Alternatives.

Meglio selezionare che parcheggiare

Anche chi investe in corporate bond non se la passa meglio. Gli spread dei rendimenti delle emissioni societarie, ovvero i differenziali tra i tassi dei titoli High Yield e Investment Grade, si sono anch’essi ridotti, soprattutto a causa della discesa dei primi.

In tale contesto si sta senz’altro verificando un “annacquamento” del rischio percepito, pertanto è importante riuscire ad identificare opportunità d’investimento, siano esse azioni, obbligazioni o asset alternativi, di qualità.

Se è vero che il mondo degli asset alternativi sta crescendo esponenzialmente (clicca qui per leggere il rapporto Alternatives in Europe, realizzato da Preqin in partnership con Amundi), dall’altro lato è vero anche che non bisogna trascurare gli asset più tradizionali che, se selezionati al momento giusto possono far tornare il sorriso ai portafogli.

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È il caso dell’oro che quest’anno sembra aver imboccato la strada giusta e col consueto “passo dell’alpino” ha già aggiornato i massimi da 6 anni a questa parte.

Positivo anche il caso dei titoli azionari che hanno beneficiato del rally, in primis i titoli value e i growth. I primi grazie al fatto che gli investitori sono comunque preoccupati per la debole crescita economica, pertanto si sono rifugiati in titoli di società che storicamente generano profitti stabili, seppur non significativi. I growth, invece, essendo titoli a “lunga duration”, sarebbero i favoriti nel caso cui la FED tagliasse i tassi di interesse.

Le ragioni? Le azioni con queste caratteristiche detengono un rapporto del prezzo rispetto agli utili alto e la riduzione dei tassi a breve termine rende meno attraente il comparto obbligazionario, spingendo gli investitori ad orientarsi verso soluzioni di lungo periodo. Per concludere, nel contesto attuale dove il buon vecchio “investimento risk free” rende sempre meno, risulta opportuno affidarsi all’estrema diversificazione degli investimenti, facendo attenzione alla selezione dei titoli.

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